I PORTI ITALIANI HANNO RETTO ALLA CRISI PANDEMICA

La sorpresa è che TRIESTE E LA SPEZIA GUIDANO LA RIPRESA

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
I PORTI ITALIANI HANNO RETTO ALLA CRISI PANDEMICA

La sorpresa è che TRIESTE E LA SPEZIA GUIDANO LA RIPRESA

Oggi diamo i numeri, operazione assolutamente necessaria per poterci ragionare e discutere sopra, a ragion veduta. E non guasta cominciare con un po’ di ottimismo nel constatare che sta tornando ad un significativo segno positivo (+ 8 per cento) la previsione di crescita del volume degli scambi dopo la flessione del 5,3 per cento (Europa -8% – USA -8,5%) nel 2020.

Un più 8 per cento che è – prima considerazione – una percentuale comunque migliore rispetto alle previsioni sfornate a getto continuo nei momenti più bui e drammatici, preoccupati della grande incertezza sull’andamento e la durata dell’epidemia Covid. E sui suoi effetti sulla economia, internazionale e italiana, che sono stati comunque pesanti e che ci vorrà molto tempo per riassorbirli. Captiamo intanto questi segnali di ripresa che, certificati dalle stime della WTO (World Trade Organization), fanno tirare un primo sospiro di sollievo. Perché sono incoraggianti non ancora per rassicurarci che la tempesta quasi perfetta è passata ma per essere fiduciosi di farcela anche di fronte alla grande e diffusa incertezza che continua comunque a caratterizzare l’attuale fase. A fornirli, con la pubblicazione del quadrimestrale di informazione “Fedespedi economic
outlook n.17”,
 è il Centro studi della Federazione Nazionale di Imprese di Spedizioni Internazionali, generoso di dati, stime e previsioni sul contesto macroeconomico, oltre agli ultimi dati – quelli relativi all’import-export italiano, alle tendenze nello Shipping internazionale, al traffico attraverso le Alpi, al traffico aereo cargo e all’andamento dell’immobiliare logistico.

Ci fa sapere, il report, che nel primo trimestre 2021, il commercio estero italiano verso i Paesi Extra UE ha mostrato segni di ripresa, con un + 0,7% delle esportazioni e un +1,9% delle importazioni sul 2019. E che perfino ottime sono state le performance del mese di marzo, che ha visto una crescita delle esportazioni, su marzo 2020, del +23,1% e delle importazioni del +35%. Sempre nel primo trimestre 2021 è significativa, dopo la Brexit, la flessione dell’interscambio con la Gran Bretagna: export -12,7% e import -23,3%.  Rilevante anche la flessione degli scambi con gli Stati Uniti (export -13,4% e import -11,1%). Forte, invece, la crescita dell’export verso la Cina (+43,3%), valutato come ulteriore sintomo del ritorno alla normalità del gigante asiatico.

La domanda che si impone a questo punto è, al netto di tutte le incognite, che cosa ci dobbiamo, anzi ci possiamo aspettare di qui alla fine dell’anno nello e dallo Shipping?  Si può dire che in un settore che non si è mai fermato, l’atteso rimbalzo è stato significativo visto che nei primi due mesi del 2021, il traffico marittimo globale è infatti cresciuto del +9,2% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del +5,7% rispetto al primo bimestre 2019. Secondo le ultime stime, il traffico mondiale di container nel 2020 dovrebbe collocarsi intorno ai 174 milioni di Teu con un -1% rispetto al 2019. Anche qui l’atteso rimbalzo è stato significativo: nei primi due mesi del 2021, il traffico marittimo globale è infatti cresciuto del +9,2% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del +5,7% rispetto al primo bimestre 2019.

Ricordando che i porti sono sempre rimasti aperti, in piena disponibilità e attività, svolgendo il ruolo e le funzioni che gli competono, non deve meravigliare il fatto che i principali porti italiani nel 2020 abbiano alla fine movimentato 10,68 milioni di Teu, che è lo 0,8% in meno rispetto al 2019. Si dirà e si dice che, vista così, si è avuta una diminuzione contenuta rispetto a quella che è stata e che continua ad essere la crisi di interi settori, come il turismo, e la crisi complessiva del nostro Paese. Il fatto è che – lo rileva Federspedi –il volume di container movimentato dai porti italiani non varia in modo significativo da anni. Si oscilla su valori di poco superiori ai 10 milioni di Teu, mentre i porti del Mediterraneo hanno movimentato 32,2 Mio.Teu con un aumento del +2,6% rispetto al 2019 (Tanger Med, che è diventato ormai il maggiore scalo del Mare Nostrum, ha fatto addirittura un +20,8%, di contro i porti del North Range hanno evidenziato una flessione dei loro traffici del -3,1%, con 43,8 Mio.Teu movimentati. E mentre la movimentazione nei primi 30 porti a livello mondiale nel 2020 (415,7 Mio.Teu totali) ha subito una flessione del -1,0% rispetto al 2019, ecco che nel primo trimestre del 2021 si registra una forte rispesa dei traffici (+13,5%), trainata dai porti cinesi e statunitensi. Al contrario è la più difficile situazione economica del Paesi europei che si riflette sulle movimentazioni dei porti del Mediterraneo i quali a loro volta mostrano una situazione più sfaccettata a causa anche di una situazione che, come si è visto, mostrano una situazione non omogenea. E non mancano le sorprese che ciclicamente tornano a prendersi la scena, come il calo nel primo trimestre dei traffici a Genova (-8,6%) e a Livorno (-7%) e l’aumento dei traffici a Trieste (+7,8%) e alla Spezia (+6,1%). Per completezza si indicano, nel primo bimestre, stabili o in moderato calo sia Napoli (-0,5%) sia Salerno (-1,8%).

Al fatto che il volume di container movimentato dai porti italiani non varia in modo significativo da anni e alla fotografia statistica di una situazione sfaccettata, va aggiunto che le performance dei porti Italiani non brillano secondo il Port Liner Shipping Connectivity Index (PLSCI) 2020, che misura il grado di connettività di quasi 1.000 porti container nel mondo. Queste sono, infatti, le prime 5 posizioni: Gioia Tauro (35°), Genova (44°), La Spezia (74°), Trieste (105°), Livorno (145°). E poiché è evidente che i porti italiani hanno comunque dimostrato di aver retto alla crisi da Covid e che hanno fatto meglio dei porti del Northern Range anche se peggio dei porti non italiani del Mediterraneo, è da qui che dobbiamo ripartire cominciando con il riconoscere, come anche la stessa pandemia ci ha mostrato, ammesso che ce ne fosse bisogno, il ruolo e la funzione strategici per il Paese dei porti, dei trasporti e della logistica, delle strutture e delle infrastrutture materiali e immateriali. Perché performance sia la parola chiave dello sviluppo, ovviamente con tutte le sfumature dal blu al verde come i tempi chiedono. E da qui si apriranno tante altre storie.

Per completezza nelle indicazioni di massima del report è Malpensa a guidare la ripresa con un + 48% sempre nel primo trimestre di quest’anno e quanto al traffico ai principali valichi alpini, gli svizzeri del Gottardo, Sempione, San Bernardino e San Bernardo, cui si aggiungono il Brennero e il Monte Bianco (dati Frejus non disponibili), nel 2020 ha visto una flessione del -6,3% rispetto al 2019. Per il traffico ferroviario, dai valichi alpini della Svizzera sono transitate merci per 25,008 Mio.t, con una flessione del -6,1% sul 2019.