I QUATTRO AMICI

Da oggi inizia la collaborazione con Stradenuove del Prof. Stefano Grifoni, che pubblicherà un racconto dal Pronto Soccorso con cadenza settimanale

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Stefano Grifoni
I QUATTRO AMICI

Da oggi inizia la collaborazione con Stradenuove del Prof. Stefano Grifoni, che pubblicherà un racconto dal Pronto Soccorso con cadenza settimanale

Beppe aveva 80 anni, era un uomo simpatico e viveva da solo; amava leggere e disegnare, giocare a carte con gli amici al bar. La moglie era mancata  da poco e i figli, lontani per motivi di lavoro, raramente si facevano sentire. Tutti i giorni ascoltava alla tv le notizie tragiche sulla pandemia e avvertiva un grande senso di sconforto. In quei momenti bisognava vincere troppe cose: la paura, la noia , la scontentezza e non si riusciva a pensare a niente di buono. Anche Paola, una sua vicina di casa, pure lei vedova, che incontrava sul balcone quando usciva a prendere una boccata d’aria, aumentava il suo pessimismo: gli ripeteva continuamente che, finita la pandemia, non ci sarebbe stato più niente, tutto chiuso, portato via dai cinesi, e anche tanti di loro, quelli più vecchi,  non ce l’avrebbero fatta.  Allora Beppe aveva deciso di non uscire più in terrazza e di affacciarsi ad una  finestra che apriva in direzione opposta. Un giorno, dopo il consueto bollettino dei contagi e dei morti, decise di telefonare al suo amico Andrea, pensionato anche lui.

Dall’altra parte il telefono squillava. “Buongiorno sono Elena, lei chi è?”  “Sono Beppe l’amico di Andrea, potrei parlare con lui?” “Purtroppo non posso passarglielo, sono la nipote:   lo zio è morto di polmonite in casa, non ha voluto andare in ospedale… “ Beppe non fece finire la telefonata, era confuso e pensò a Carlo, l’altro amico di carte. “Pronto, sono Beppe mi passa Carlo?” Rispose il figlio. “Buonasera Beppe,  Carlo ha la febbre molto alta e sta  male ….” “Ma respira ancora?” chiese Beppe. “Si ma sempre peggio, abbiamo deciso di portarlo in ospedale ma l’ambulanza ritarda ….sono tutte impegnate nei servizi, lavorano senza sosta.”

Chiuse il telefono, era sconvolto: dei suoi amici, quelli che giocavano a carte insieme, ne rimaneva solo uno, Valerio. Non ebbe il coraggio di telefonargli. Valerio aveva la stessa età di Beppe. Stare in casa non gli dispiaceva, amava fare le faccende domestiche, cucinare  e nonostante l’età  le donne. Era un bell’uomo, professore di italiano al liceo in pensione, ogni tanto dava ripetizioni a qualche studente  e talvolta alle studentesse insegnava  anche altro, se vedeva la loro disponibilità! Mentre stava cucinando lo chiamò Anna. “Perché sei sparito ? non vieni più a trovarmi….” “ Anna non si può, lo sai. Non posso uscire e venire da te, non saprei come giustificarmi se mi fanno un controllo” “Questo virus finirà per ucciderci tutti….” Valerio non seppe aggiungere altro e capì che Anna era disperata per la sua assenza ma non poteva farci niente. Improvvisamente si ricordò di Beppe, era qualche giorno che non lo sentiva.

Lo chiamò ma non rispose nessuno, riprovò il giorno dopo. “Buongiorno, sono un amico di Beppe.” “Salve, sono il suo medico: ho sentito suonare il cellulare e mi sono permesso di rispondere. Il signore sta molto male, devo farlo ricoverare ma gli ospedali sono pieni.” Quando Beppe arrivò in pronto soccorso abbozzò al medico di guardia in tuta bianca un sorriso che il sanitario contraccambiò con un cenno di saluto. Beppe si lasciò sprofondare nel vuoto, il ventilatore lo aiutava a respirare… Perse la cognizione del tempo ma ad un tratto ricominciò a sentire l’odore delle sue cose e  il  cellulare squillare accanto a lui sul comodino. Era Valerio che chiamava: “hai sentito Andrea è morto e anche Carlo.” Beppe aveva difficoltà a parlare eppure immaginava di poterlo fare… si spinse a pensare: sono vivo o morto? Ricordò la sua famiglia,  i suoi amici le partite a scopone scientifico,  le risate  e poi  pensò che da ora in avanti sarebbe stato utile vedere la vita da una angolatura diversa ….……spense la luce.

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