LA RICOMPENSA

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
LA RICOMPENSA

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Nel pomeriggio Luca montò in sella della sua Honda CBR 600. Aveva bisogno di un po’ di verde e di aria fresca e decise di andare a fare un giro in campagna. Ingranò la marcia e lentamente si immise sulla strada che lo portava fuori città verso la collina. Si sentiva libero e felice, la moto pensava, è una vera passione. Quella passione era cominciata molti anni fa tanto che la sua fidanzata gli chiedeva spesso del perché tanto amore per un motore. Lui le rispondeva che la moto è un’emozione, fatta di sensazioni diverse. “Quando sei in sella il tempo non passa normalmente, non lo calcoli con il giro delle lancette dell’orologio ma dalla quantità dei km percorsi”. Mentre la strada continuava a salire, Luca percepiva quella sensazione di libertà che lo affascinava insieme all’abbraccio dell’aria che sentiva addosso. Provava quel senso di fuga dal quotidiano che ti ossigena e ti fa sentire vivo. Avvertiva le emozioni di sempre, il paesaggio ai suoi occhi diventava sempre più verde e l’aria sempre più fresca e profumata.

In lontananza sentì un rumore che fendeva l’aria. Alzando gli occhi vide l’elicottero del 118 che volava sopra di lui. Si soffermò un attimo e uscito da una curva si affacciò sul burrone. In basso vide in un prato un gruppo di persone che facevano cerchio intorno ad una ragazza e che agitavano le braccia facendo segno all’elicottero. Un signore che passava di lì con la sua auto abbassando il finestrino chiese a Luca “Che succede laggiù, qualcosa di grave’? “Non lo so “rispose Luca. Dopo un attimo continuò: “Mi è sembrato di vedere una ragazza per terra che si copriva la faccia con le mani e di sentire le sue grida di dolore. Vicino a lei c’è un cavallo, forse è caduta di sella. È già arrivato sul posto il personale sanitario dell’elicottero e anche un’ambulanza.” L’uomo rassicurato richiuse il finestrino della sua auto e se ne andò.

Luca non sapeva perché ma la cosa lo incuriosiva. Anche lui andava a cavallo ed era caduto diverse volte una in particolare fratturandosi la spalla. Decise di andare a vedere cosa era successo e prese la strada in direzione opposta verso l’incidente. Giulio non fece in tempo a scansare la moto che aveva appena fatto inversione di marcia e che aveva urtato violentemente la portiera anteriore destra della sua macchina. Luca cadde pesantemente sull’asfalto e la moto continuò ad andare strisciando sul pavimento stradale, fermandosi nel fossetto laterale appoggiata al guardrail. Giulio scese di macchina con difficoltà perché la portiera destra si era piegata e raggiunse Luca disteso per terra. “Ma come ha fatto? chiese Giulio “Mi ha preso in pieno. Non mi ha visto”. Luca dopo un attimo di smarrimento cercò di rispondere “Non sento la gamba destra” disse. Giulio guardò la gamba, la vide ridotta male e ebbe un sussulto quando si accorse che non esisteva più il polpaccio che si era staccato di netto dall’osso ridotto in più pezzi.

Prese il telefono e chiamo il 118.” Abbiamo un equipaggio proprio lì vicino per una ragazza caduta da cavallo. Vediamo di intervenire subito anche su di voi” rispose l’operatore. L’elicottero si era già alzato e ai medici rimasti sul posto fu fatto presente dell’altro incidente. Il medico decise di intervenire subito e richiese alla centrale operativa l’appoggio di un nuovo equipaggio. In pronto soccorso arrivarono tutti e due insieme il ragazzo e la ragazza. La ragazza aveva un grave trauma facciale per il calcio ricevuto nel viso dal suo cavallo, Luca aveva la gamba destra quasi staccata dal resto dell’arto inferiore. Il medico di guardia in pronto soccorso chiamò a consulenza il chirurgo maxillo facciale, l’ortopedico e il chirurgo vascolare. La ragazza fu subito sottoposta ad intervento chirurgico dagli specialisti di settore, l’ortopedico operò Luca riuscendo a rimettere le ossa in linea e lasciando poi la sala operatoria al chirurgo vascolare. “Che ne dici? chiesi “Sinceramente ho molti dubbi che riesca a rimettere la circolazione nella gamba” rispose il chirurgo. “E’ troppo bianca.

L’urto ha strappato tutto terminazioni nervose e i vasi. Se non riesco a rivascolarizzare devo amputare l’arto”. Erano le tre di notte quando sentii suonare il mio cellulare. Era il chirurgo vascolare. “Forse ci sono riuscito. Dopo tante ore di intervento quando ho visto il piede che da freddo e bianco è diventato più caldo e rosato ho capito che ce l’avevamo fatta. La gamba di Luca è salva” Lo ringraziai e pensai che la vera ricompensa per ciò che di bene viene fatto è l’esperienza di gioia e di contentezza che si prova alla sensazione che la propria esistenza sia stata utile per gli altri.