I racconti dell’estate: il sale brucia e disinfetta
Nel sangue: sodio, potassio e calcio. In proporzioni simili a quelle dell’acqua di mare. Sulla spiaggia, è sempre ritorno
La prima mattina, subito lì davanti. Macchia di ginepri alle spalle, bagno a sinistra, fine della passeggiata a destra. Il frusciare delle onde cristalline a occhi chiusi. Che ti portano indietro pezzi di cuore donati male, nei malintesi di tutto l’anno trascorso. Il sale brucia e disinfetta. L’acqua calma ogni ricordo. Finché potrai restare vicino a lei. Asciugamano rigorosamente a contatto con la sabbia. E nello zainetto, acqua, crackers. E un libro solo, scelto fra tanti, con tutta la cura del mondo, per portarlo là, dove basta chiudere gli occhi. Nella pace della vecchia scuola. Perché un amico ha la casa, uno telefona alla signora che ti affitta le solite due stanze ogni estate, senza lasciare la percentuale alle piattaforme. E così ci sistemiamo nei soliti cinque chilometri di costa.

I viaggi in aereo, le vacanze della Gen Z. Anche quest’anno, saranno per l’anno prossimo. Mentre i buoni conoscenti da salutare, i piccoli cambiamenti da scoprire, le botteghe col vino buono confermano il senso dell’orientamento. E ripenso a Rachel Carson e al libro dell’anno scorso: «Pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi a sangue caldo: ognuno porta nelle vene un flusso salino in cui gli elementi di sodio, potassio e calcio sono contenuti secondo rapporti quasi uguali a quelli dell’acqua del mare. Questo è il nostro retaggio».
Il litorale è basso e lunghissimo. Chilometri a destra, chilometri a sinistra, verso la foce del piccolo fiume, verso le ville liberty. Vado a sinistra, bagni e tratti di spiaggia libera. Poi solo spiaggia libera più selvatica.
Le mareggiate mancano da mesi. Tuttavia il bagnasciuga allude ancora alla morfologia invernale. La linea continua accenna alcune punte verso il mare. Innanzi a esse, l’acqua è bassa. Altrove, la spiaggia rientra all’interno, perché le onde hanno scavato, portando via la sabbia. Sotto la superficie prosegue un canalone profondo che quando il mare agita, accompagna correnti forti verso il largo e trascina via tutto. Allora, visualizzo le onde e guardo la sabbia. Da anni, questa spiaggia, un tempo ondulata, muta lentamente in piana. Dossi e avvallamenti sono sempre più livellati, sopra e sotto la linea blu. Cicli marini o il porto nuovo che modifica le correnti.
Se i mie amici fossero già arrivati noteremmo anche i tratti con più gusci di telline e discuteremmo dei punti migliori per pescare la notte. Comunque, la natura non butta la sabbia a caso.

L’ultimo bagno ha un cartellone dei gelati in stile vintage anni Novanta. I gelati confezionati dell’infanzia tornano. Pubblicità nostalgia regresso. Una sorpresa che gli anni Novanta siano diventati vintage e pure rimpianti. A Primavera, i miei genitori cercavano le casette su La Pulce cartacea o in agenzia e mi portavano via un mese. Io vado due settimane a settembre.
Comunque oggi solo caffè. Intanto, il bagnino punta il mare con un rezzaglio da lancio, accompagnato dai bagnanti suoi con lo sguardo e da quelli nuovi con lo stupore. Gira su se stesso, lancia. La rete apre in aria, entra in acqua e si chiude. Ha visto il branco. Il recupero è pesante. Poco dopo, i piccoli pesci serra, Pomatomus saltatrix, dibattono sulla sabbia.
Il pesce serra è un predatore aggressivo che ama le acque calde, presente da sempre nel Mediterraneo, forse a causa del cambiamento climatico, negli ultimi decenni prolifera. Tra le maledizioni dei pescatori che lo incolpano per la diminuzione di altre specie. Stranamente non ho mai visto pesci serra in pescheria, non devono trovare mercato. Anche se in realtà questo pesce è molto buono, nonché uno dei piatti tipici della cucina turca.
Il bagnino comincia a buttare i pesci nel secchio. Attento che non lo mordano. Quelli grandi hanno denti da mandarti al pronto soccorso. E nella pesca con la lenza, occorre l’ultimo tratto in filo di acciaio. Un pubblico prevalentemente femminile vintage corre attorno alla rete: «Come li mangia?». Il bagnino è livornese tatuato: «Dééé, anche crudi dééé». La passeggiata allunga oltre le ville liberty.
Il tramonto o calasole come dicono qui, è fori programma inevitabile. Anche se ho solo l’acqua e i crackers. Come stamattina, subito lì davanti. Macchia di ginepri alle spalle, bagno a sinistra, fine della passeggiata a destra. Lunedì sono in pochi a calasole. L’anziana coppia con accento da concittadini, nella pace della trentesima estate in questo mare, senza dubbio con seconda casa, bagno preferito, bar solito, conoscenze al consorzio agrario e vicini da ritrovare. I bambini tedeschi, senza genitori visibili, che continuano a tuffarsi, incuranti del vento o di tornare a casa ancora bagnati a buio. La ragazza mora dai lineamenti decisi che arriva ultima e siede tutta vestita con le scarpe, direttamente sulla sabbia, apposta per calasole. Guarda e non lascia indizi per immaginare, cosa le è successo, cosa pensa, se è serena.

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