I racconti sotto l’ombrellone, a pesca

La pesca dalla spiaggia fa sentire il fascino del mare misterioso, tutto steso davanti a riva e sotto le stelle

Stasera, lunga discussione sul momento migliore per lasciare la spiaggia a destra della passeggiata vicino al fiumiciattolo. La capitaneria di porto competente ha emesso l’ordinanza balneare. Fino alle sette, niente pesca. A me piace comunque andare presto, per scegliere il “punto buono” con calma, sistemare la postazione e cominciare appena possibile. Senza contare che dobbiamo ancora decidere in quale spiaggia andare, considerando vento, correnti, opinioni di altri pescatori, tramonto lunare, solare e molte altre circostanze. In fondo, pianificare la pescata è bello quanto pescare. Nel futuro incerto ogni possibile è ancora aperto. Senza contare che stiamo molto bene qui.

In estate a mare calmo, peschiamo a fondo dalla spiaggia, lanciando lontano con un piombo pesante. L’immagine semplice della nostra pesca “di studio” è quella delle spiagge notturne, percorse da una linea di canne con il classico starlight luminoso in cima. Spesso, mi domando cosa pensino le persone a passeggio: di questi pescatori, affaccendati o quieti in attesa che lo starlight luminoso pieghi verso il mare. A me la pesca dalla spiaggia ricorda i momenti dell’infanzia, dell’attesa e del mistero. Richiama interiormente alla vita di antenati cacciatori raccoglitori che sopravvissero fluendo con le fasi lunari, i venti o le maree. In città ignoriamo per mesi, quale vento soffi. Al mare, condizioni naturali possono spedirti lontano dalla spiaggia. Con la pesca, impari a notare lo scirocco e cosa questo significhi.

Scegliamo una spiaggia buia, con la macchia mediterranea dietro e le stelle sopra. Incrociamo i bagnanti che tornano, una vecchietta simpatica commette l’irreparabile: «Buona pesca!». Il marito sa che non va mai detto. Io fingo di non credere a queste cose e sorrido. Persone intelligenti e laureati possono discutere sul funzionamento del “buona pesca”, funziona, non funziona, funziona solo se ci credi. Ma adesso vanno osservate punte, canaloni e accumuli di sedimenti per scegliere il “punto buono”. La corrente laterale viaggia da sinistra a destra.

La battuta è dedicata principalmente al pesce serra, quindi l’esca migliore è il filetto di muggine e occorre che l’ultimo tratto di lenza sia in filo d’acciaio. In modo che questo predatore non possa tagliarlo con i suoi denti affilati. Tuttavia sistemiamo anche alcune canne per una pesca più generica. L’esca migliore è il verme americano o bloodworm. Un anellide diffuso nelle spiagge fangose dell’America Settentrionale, dove le escursioni di marea sono forti e quando il mare scappa è possibile raccoglierlo. Per qualche strana ragione, l’americano è graditissimo ai pesci mediterranei. In alternativa cercheremo di catturare qualche granchio di sabbia, la preda naturale delle orate con il vantaggio di attrarre poco i pesci piccoli.

Passato calasole e le prime ore di buio, sediamo a guardare le canne da pesca e le stelle. La brezza fresca giunge dal mare. Se qualcuna cadesse potrei esprimere un desiderio, i desideri grandi non arrivano mai, quindi chiederei una bella orata. La stella non cade. Ma arriva un colpo al cuore. Lo starlight piega verso l’acqua, come tirato da un pesce enorme. Urlo e corro. Poi, una luce di torcia abbaglia. L’amico che doveva raggiungerci più tardi, si è avvicinato al buio. Ci sono cascato di brutto. Ride e ridiamo tutti per mezz’ora.

Comunque, sul bagnasciuga, abbiamo legato a un bastoncino una sardina di pescheria. La marea è bassa, condizione ottimale. Dopo un po’ di tempo, occorre avvicinarsi rapidi, scavare con le mani attorno alla sardina e riconoscere a tatto i piccoli granchi di sabbia da acchiappare. Di solito, i granchi mangiano rimanendo sotto la sabbia. Stanotte ce ne sono molti, buoni come esca o per la pasta. Quando ci sono troppi granchi a riva e gli ami tornano fuori senza esca, il mare promette male. Se girano pesci belli, i granchi preferiscono insabbiarsi che camminare sul fondale a rubare vermi.

Fortunata ogni notte che procede serena, in compagnia, nel silenzio, sotto le stelle. Soltanto un po’ meglio, se abbocca anche qualche pesce. La pesca dalla spiaggia non è la tecnica più facile o che permetta di prendere più pesci. La sceglie chi sente il fascino del mare misterioso steso davanti alla costa. Ad esempio, è possibile catturare una grande varietà di specie. Stanotte, l’inaspettato è una bellissima torpedine occellata. Un pesce piatto color sabbia, con cinque macchie blù che formano un pentagono sul dorso. La torpedine caccia e si difende producendo una scossa elettrica abbastanza forte. Occorre maneggiarla il meno possibile, in modo da non prendere la scossa e non farle male. Va toccata solo sui bordi, per togliere l’amo. Questo è un pesce da fotografare e liberare.

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