I racconti sotto l’ombrellone, verso fine estate
Giornata di sole, serata di temporale. E la passeggiata vuota con il mare dentro, da portare via
Verso fine estate, aspetto ogni anno la sincronicità di una giornata al mare bella e calda, alla quale faccia seguito una fresca nottata temporalesca. Non so se c’entri lo Scirocco o se ci sia qualche ragione meteorologica. Ma ogni anno, puntualmente, è bello preparare la cena marina, ascoltando il rumore sul tetto. E leggere il libro, scelto con tutta la cura del mondo, sotto le gocce. Sotto le gocce in attesa. Perché appena la pioggia finisce, è tempo di uscire sulla passeggiata vuota più poetica dell’estate. I locali affrettano la chiusura, chi ha cenato fugge dai ristoranti. E rimane la luce dell’ultimo bar in fondo. Jazz basso, cadenze livornesi, avventori locali, lavoratori stagionali, con i turisti più simpatici. Il barista sorride alla richiesta di un cocktail fuori dalla carta che qui neanche c’è, a fantasia sua. Quelle poche coi tacchi tirano dritto. Qui discorsi sul futuro della ristorazione, vivrà chi ha il fondo. Se piove anche domani, in Maremma fa i funghi. Tedeschi sbracciati vestiti da artisti, nella loro lingua. Ragazzini giovani giovani che non ci credono e domandano, se sia aperto. Il barista mente e risponde «Dééé, tocca».
Per me, l’anno nuovo dovrebbe cominciare a fine settembre. Dopo l’estate al mare che ti risbatte in faccia la natura e il senso di scoperta che durante l’anno sono mancati. È tempo di riflettere sul percorso, sui passi futuri che non rimangano speranze o imparare a tenersi il mare dentro. Intanto, lo spritz con il liquore al cedro è molto buono.

Quest’anno la scoperta più bella è stata il secondo pezzo del relitto che i cicli marini hanno dissepolto dalla sabbia. Tra branchi enormi di giovani pesci serra, occhiate e ombrine. L’ombrina è un pesce affascinante che ama grufolare nella posidonia, custodendo grandi otoliti nell’orecchio interno, strutture legate all’equilibrio, mentre intorno a lei, il mare ondeggia le foglie. Alcuni pescatori trasformano questi otoliti in gioielli simili a perle. Poi alla Buca delle Fate, soltanto con maschera e boccaglio, ho visto per la prima volta alcune piccole cernie. Muggini curiosi e incoscienti, belli grossi, che ti nuotano incontro. E infine, un chioschino “nuovo” sulla spiaggia del fiumiciattolo, in grado di grigliare splendidamente qualunque cosa.
Il temporale è stato breve. Sorprende la meteopatia diffusa. Come poche gocce d’acqua possano cambiare radicalmente un luogo frequentato. A me piace uscire anche in queste situazioni, senza adattare neppure l’abbigliamento estivo. Almeno in vacanza, se il ritorno è bagnato, pazienza. Alcune persone, addirittura, tornano a casa in qualche città. Eppure non mancano, nei dintorni, museini, cantine, cittadine da visitare. La passeggiata lunga sulle spiaggia appena smette. Forse l’associazione forte, mare-sdraio del bagno, limita qualcosa.

E intanto, l’una è passata. Questo bar ignora orari fissi e non accenna a chiudere. Finché c’è gente, finché il barista ha voglia, avanti. Pregusto i quattro passi, verso la casina nel silenzio, con sosta sull’affaccio in spiaggia per vedere come è il mare stasera. E gli avventori si susseguono. Pare che un nuovo investitore abbia acquistato due campeggi nei pressi, per renderli lussuosi. La variazione da una clientela fissa a una più volatile e internazionale che potrebbe chiudersi nel residence, preoccupa le attività della zona. Che venti anni fa erano poche e stabili e oggi sono molte e più mutevoli.
Il cambiamento repentino del tempo continua suggerire e suggestionare. In mezzo, tra il ritorno prossimo e ancora alcuni giorni da passare qui. Tra il periodo di vacanza che richiama in qualche modo lo stile di vita all’aria aperta, movimentato dell’etologia della specie umana e la consuetudine al chiuso, più o meno ripetitiva di tutti i giorni.
La sensazione è malinconia dolce, difficile da descrivere. Mischia valore dei ricordi, senso di finitezza della vita, estati contate, voglia di rivedere le persone a casa. Immagino il ritorno, con i desideri espressi nelle notti, sulla spiaggia, verso le stelle. E chissà se potranno avverarsi.


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