I RICCHI INQUINANO IL DOPPIO DEI POVERI

Il Rapporto Oxfam, evidenzia come la parte più ricca del mondo inquina il doppio di quella più povera dell’umanità.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
I RICCHI INQUINANO IL DOPPIO DEI POVERI

Il Rapporto Oxfam, evidenzia come la parte più ricca del mondo inquina il doppio di quella più povera dell’umanità.

Sono di 329 miliardi di dollari, solo nel 2021, i costi degli eventi meteo estremi che hanno colpito il pianeta: il terzo dato più alto mai registrato. I fondi occorrenti per rispondere a tali disastri negli ultimi 20 anni è cresciuta di ben 8 volte, fondi stanziati per rispondere ai 3,9 milioni di persone colpite nei Paesi a basso e medio reddito, dalla crisi climatica. Ma, mentre gli eventi si moltiplicano, i danni crescono in modo esponenziale, gli aiuti previsti vanno solo a 474 milioni di persone, cioè 1 su 8. È quanto racconta il Rapporto Oxfam, illustrato a Bonn in occasione dell’apertura della conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, in vista di Coop 27 in Egitto.

Nel rapporto si legge: “Le inondazioni in Europa nel 2021 hanno causato danni per 45,6 miliardi di dollari e i costi degli impatti climatici continueranno ad aumentare vertiginosamente per ogni frazione di grado di riscaldamento.”  Stima Oxfam che in questo 2022 la devastante siccità in Etiopia, Kenya e Somalia, potrebbe causare la morte per fame di una persona ogni 48 secondi.

Ma le responsabilità di tali cambiamenti, dell’inquinamento globale, non vanno ripartite in modo uguale, perché continua a crescere la differenza tra gli estremi della ricchezza. Infatti l’1% più ricco della popolazione mondiale inquina il doppio della metà più povera del mondo. I Paesi più industrializzati hanno diffuso, tra il 1990 e il 2015, una quantità di CO2 doppia, (circa il 92% delle emissioni, oggi pari al 37% del totale) rispetto a quelli poveri: l’Africa, per esempio, uno tra i posti più colpiti dal riscaldamento globale, è “colpevole” solo per il 4% delle emissioni serra totali, pur ospitando il 17% della popolazione globale.

La mappa dei Paesi più colpiti nell’ultimo decennio da almeno 10 eventi climatici estremi, mette in evidenza come si tratti di quelli più poveri: Afganistan, Burkina Faso, Burundi, Ciad, Congo, Haiti, Kenya, Niger, Somalia, Sud Sudan e Zimbabwe, una crisi umanitaria che muoverà un’emigrazione forzata di milioni di persone. La situazione è allarmante e tende ad aggravarsi, perché molti di questi Paesi, già afflitti da guerre, sono quelli che più subiscono le ripercussioni dell’aumento dei prezzi alimentari e della pandemia, che porta ad aumentare fame, povertà e flussi migratori. Tra le prime vittime donne e bambini che già oggi rappresentano l’80% dei migranti climatici del mondo.

A questa situazione così drammatica è sempre più difficile rispondere soprattutto per la mancanza di finanziamenti disponibili per affrontarla. Inondazioni, siccità, frane, caldo e freddo eccessivo, agenti che porteranno a un ridisegno del pianeta: intere aree desertificate, scomparsa di arcipelaghi come le Maldive.  Correre ai ripari è nei poteri dell’uomo perché l’attività umana, anche, è responsabile dell’aumento di 1,1 gradi delle temperature globali, rispetto ai livelli pre-industriali.

Cambiamento climatico e disuguaglianza economica sono dunque indissolubilmente legati: la crisi ambientale, infatti, deriva dal livello di emissioni di gas a effetto serra prodotte dai “ricchi” ai danni dei “poveri”. In media, una persona che rientra nell’1% più ricco della popolazione mondiale ha un’impronta di carbonio 175 volte superiore a quella di un cittadino che rientra nel 10% più povero.