I soldi in contanti inquinano

Non solo pesticidi, plastica e sostanze chimiche contribuiscono a inquinare il nostro Pianeta, anche il denaro contante fa la sua parte: il 21% in più rispetto ai pagamenti digitali.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
I soldi in contanti inquinano

Non solo pesticidi, plastica e sostanze chimiche contribuiscono a inquinare il nostro Pianeta, anche il denaro contante fa la sua parte: il 21% in più rispetto ai pagamenti digitali.

In pochi forse si soffermano a pensare quanto possa inquinare il denaro in contanti. Perché sì, inquina anche lui. Ogni anno l’uso di contante da parte di un singolo individuo produce tanto inquinamento come un viaggio in automobile di 8 chilometri. La salute del Pianeta dipende dunque, anche da come paghiamo, così come conferma il report della Banca centrale europea (Bce) che si riferisce ai dati del 2019. Le banche si sono impegnate ultimamente per ottimizzare le emissioni di loro competenza, anche grazie all’aggiornamento degli sportelli ATM ma, c’è ancora bisogno dell’impegno concreto da parte dei consumatori e dei commercianti.

Perché il contante inquina

L’inquinamento inizia già nei primi attimi di vita dei contanti, con la produzione della carta per emettere le banconote, stessa cosa vale per l’estrazione e la lavorazione delle materie prime impiegate per realizzare le monete. I contanti vanno spostati e distribuiti usando appositi mezzi di trasporto che consumano carburante ed emettono CO₂.

Ultimo, ma non meno importante è il momento del prelievo al bancomat, anch’esso ha un costo in termini ambientali dal momento che gli sportelli automatici funzionano grazie all’energia elettrica.
L’energia essenziale ad alimentare i circuiti ATM e il trasporto della valuta sono i due fattori che, insieme, inquinano di più, oltrepassando ben il 70% dell’impronta ambientale totale.

soldi contanti

La soluzione

Presto trovata una soluzione a questa criticità: i pagamenti digitali.

Questi ultimi infatti, inquinano il 21% in meno rispetto al contante, come evidenziato nel rapporto 2024 della Community Cashless Society curato da The European House – Ambrosetti (TEHA) nel quale si evidenzia come, in termini ambientali, l’uso del contante inquini il 21% in più rispetto ai pagamenti digitali. Solamente in Italia, l’impiego del contante coincide con 2,7 chilogrammi annuali di emissioni, per un totale di circa 160mila tonnellate di CO2.

Negli ultimi periodi l’uso della carta di credito e del bancomat da parte degli italiani è aumentato, ma c’è sempre un po’ di reticenza verso il digitale. Nello studio si sottolinea come anche l’età avanzata degli utenti incide sui pagamenti digitali, le persone anziane tendono infatti, a voler pagare in contanti.

Ad essere diffidenti sono perfino i commercianti, nonostante l’obbligo introdotto nel 2022, sono molti a non essersi adeguati alla normativa che li obbliga ad accettare questo metodo di pagamento.

no soldi contanti, si bancomat

Le transazioni digitali vengono talvolta respinte dagli esercenti facendo leva sul malfunzionamento del Pos (52,20%), sulla reticenza (15,90%) o sulla risibilità dell’importo (10%).
Fra l’altro, gli esercizi commerciali che oppongono resistenza nell’accettare pagamenti digitali corrono il rischio di perdere il 26% della clientela.

Questa tendenza è diffusa in particolar modo nel sud Italia, dove l’utilizzo delle banconote a svantaggio dei pagamenti digitali viene associato ad una sicurezza maggiore.

Le transazioni digitali semplificano la gestione finanziaria ed eliminano la necessità di carta, partecipando significativamente alla riduzione della deforestazione e del consumo di risorse naturali. Tutto il mondo web ha una propria impronta inquinante, anche una singola mail ha il suo peso, ma certamente incide di meno sul nostro Pianeta.