I VILLAGGI DEL CIBO: LA PRODUZIONE ALIMENTARE DAL GLOBALE AL LOCALE

Il cambiamento di un paese passa anche attraverso una diversa modalità di concepire la produzione e la distribuzione del cibo. Un nuovo modello lo offrono i villaggi del cibo frutto della coprogettazione tra produttori e consumatori.

APPROFONDIMENTO
Domenico Aloia
I VILLAGGI DEL CIBO: LA PRODUZIONE ALIMENTARE DAL GLOBALE AL LOCALE

Il cambiamento di un paese passa anche attraverso una diversa modalità di concepire la produzione e la distribuzione del cibo. Un nuovo modello lo offrono i villaggi del cibo frutto della coprogettazione tra produttori e consumatori.

In un mondo sempre più globalizzato è necessario ripensare alla produzione ed alla distribuzione del cibo, per permettere, nell’ottica della democrazia partecipativa e della sovranità alimentare, di coinvolgere i piccoli produttori e garantire un cambiamento nella concezione dei sistemi di produzione e distribuzione del cibo (anche da un punto di vista della economico, di ridistribuzione della ricchezza) anche grazie allo sviluppo di modelli innovati, come quello dei villaggi del cibo

Per sviluppare modelli di democrazia partecipativa e sovranità alimentare sono nati numerosi progetti, tra questi Cibo Nostrum, realizzato grazie ai fondi del piano di sviluppo rurale per l’Umbria (misura 16) che partito nel maggio del 2019 vedrà concludersi la fase progettuale alla fine del 2021 per passare alla fase operativa. A coordinare il progetto Ariel Coop, Aris formazione e ricerca, Università degli Studi di Perugia che hanno riunito aziende agricole di vari territori regionali, La Rondine a Maccarello (Città di Castello), Fattoria sociale (Spoleto), Oasi agricola (Foligno).

Alla base dell’idea, lo sviluppo di una filiera corta attraverso un modello di coprogettazione tra produttori e consumatori che porti alla creazione di cosiddetti villaggi del cibo all’interno dei quali siano promossi sovranità alimentare, salute pubblica, valorizzazione della biodiversità (agricola e culturale), agroecologia. L’idea progettuale si lega al concetto di sovranità alimentare intesa come il diritto delle persone a cibi sani, culturalmente appropriati, prodotti attraverso metodi ecologici e sostenibili. E il loro diritto a determinare i propri sistemi alimentari e agricoli.

Sovranità alimentare che si focalizza sulla valorizzazione dei fornitori di cibo (agricoltori familiari, donne, popolazioni indigene, ecc), sulla localizzazione dei sistemi alimentari (vicinanza produttore – consumatore), controllo a livello locale (rispetto dei fornitori di cibo di controllare terra, acqua, semi, contro  la privatizzazione delle risorse), su creazione e mantenimento di competenze e conoscenze tramandate da generazioni. Uno degli scopi della nascita dei villaggi del cibo che trae le fila dall’economia ecologica è quello di ottenere un adeguato compenso, aumentare il reddito delle produzioni grazie ad una vera e propria redistribuzione degli eccessi prodotti rispetto a quanto avviene con la grande distribuzione dove la scelta dei prezzi non permette scelte di più ampio respiro.

L’innovazione del modello dei villaggi del cibo è rappresentata dalla realizzazione di una filiera che sia equa ed ecologica, nella quale produttori e consumatori possano dare vita ad uno stesso soggetto giuridico e aggregare le fasi di offerta, trasformazione e commercializzazione. Il soggetto giuridico individuato è la cooperativa di comunità che permetterà il confronto e l’incontro dei bisogni di produttori e consumatori, dando da una parte la possibilità ai piccoli produttori (target del modello) di creare un reddito stabile, ricevere un compenso equo, migliorare la produttività, dall’altra a i consumatori possono disporre di prodotti sani e sostenibili (anche economicamente), ottimizzare il tempo, vivere una vita di relazione ma anche aumentare consapevolezza ed autodeterminazione e impostare la filiera agroalimentare su i principi dell’ economia ecologica. Data la natura cooperativistica dell’iniziativa l’insieme dei villaggi costituirà la federazione dei villaggi del cibo allo scopo di favorire la collaborazione tra le varie anime  e promuovere il modello dei villaggi del cibo, in questo caso impegnando le produzioni in eccesso.

In ogni villaggio sarà possibile trovare un food market, centri di microtrasformazione, spazi formativi, spazi di intrattenimento e ristorazione, con un occhio all’ architettura bioecologica ed all’autonomia energetica. Food market che potranno essere aperti anche in aree non centrali, per favorire coesione sociale e  microtrasformazione (soprattutto nelle grandi città). Altro aspetto fondamentale sarà quello di puntare l’attenzione sulle produzioni locali. Verranno infatti venduti i prodotti delle aziende aderenti alla cooperativa, per il 20% si tratterà di prodotti ultralocali (entro 50 km), per il 60% prodotti locali (250 km dal punto vendita) e per il restante 20% oltre 500 km con prevalenza per prodotti biologici, con possibilità di acquistare anche merce sfusa o con imballaggi sostenibili, ed inoltre per ridurre gli spostamenti dei consumatori, verranno organizzati sistemi di consegna della spesa.

Il villaggio vedrà la creazione di moduli di microtrasformazione e stoccaggio, quali mulini, pastificio, caseificio, frantoio, macello, trasformazione di frutta e ortaggi. Per restare nel solco della democrazia partecipata saranno previsti spazi nei quali svolgere assemblee, coprogettazione delle produzioni, del loro valore e della certificazione partecipata, corsi su agroecologia, buone pratiche agronomiche, gestione aziendale, ma anche su stili di vita, transizione ecologica, ecc. Saranno posti in essere contratti di approvvigionamento (annuali) che garantiranno ai produttori la vendita dei prodotti prima della loro realizzazione in modo da stabilizzare il reddito, ridurre gli sprechi e coinvolgere nuovi soci.

Inoltre il regolamento della cooperativa dovrà prevedere i contratti con i soci, all’interno dei quali siano riportati gli standard di produzione, che andranno verificati con percorsi di certificazione partecipata. Anche i consumatori saranno coinvolti, nelle fase di coprogettazione delle produzioni che permetterà loro, tra le altre cose, di beneficiare di uno sconto sulla spesa. Fase quest’ultima divisa in due fasi, nella prima sarà sviluppata una piattaforma digitale e in una seconda percorsi partecipativi attraverso i quali formare i prezzi dei prodotti.

Grazie alla piattaforma sarà possibile indicare i fabbisogni alimentari settimanali in base alla classe alimentare nonché le proprie preferenze alimentari, dando la possibilità di modificare i propri consumi. I consumatori potranno quindi creare un pre ordine, il sistema in base ai prezzi dell’anno precedente farà una stima delle spese e si potrà decidere se continuare o meno con l’ordine. Percorsi partecipativi nei quali saranno coinvolti soci produttori e consumatori, creeranno il prezzo annuale dei prodotti (conferiti dai soci e frutto della coprogettazione). Verrà redatto un report con indicati i costi di produzione e delle varie fasi (trasformazione e commercializzazione) e il reddito medio unitario per ogni alimento.

L’idea dei villaggi del cibo potrà sicuramente creare nuove economie, basate sull’equità del prezzo in grado di permettere il mantenimento di tutte quelle piccole realtà agricole che altrimenti farebbero fatica a inserirsi in mercati nei quali il rapporto domanda/offerta e di conseguenza il prezzo finale sono sbilanciati a favore delle grandi catene commerciali. E non di chi è alla testa della filiera, vale dire l’agricoltore.