IL 25NOV DEV’ESSERE TUTTI I GIORNI (1)

“Violenza di genere” ed “emergenza” sono parole che possono convivere nella stessa frase?

APPROFONDIMENTO
Emma Meo
IL 25NOV DEV’ESSERE TUTTI I GIORNI (1)

“Violenza di genere” ed “emergenza” sono parole che possono convivere nella stessa frase?

Sappiamo già che il 25 novembre è la giornata dedicata all’eliminazione della violenza maschile sulle donne e, ogni anno, istituzioni e persone si dimenticano del fenomeno appena scocca la mezzanotte che proclama il passaggio al giorno successivo, per tornare alla normalità delle proprie vite e pensare a quelli che sono “i veri problemi dell’Italia”.  Alla stregua di Cenerentola che scappa via dal ballo prima che la sua carrozza torni ad essere una zucca inanimata.

sorelle Mirabal Patria, Minerva e Maria Teresa
In foto vediamo le sorelle Mirabal Patria, Minerva e Maria Teresa, originarie di una cittadina della Repubblica Dominicana e prese di mira dall’allora dittatore Trujillo: schierate apertamente contro il suo governo e le violenze perpetrate, furono uccise dietro suo ordine in una piantagione di canne da zucchero sulla via che portava al carcere, dove erano rinchiusi ingiustamente i rispettivi mariti. Come se non bastasse, venne simulato un incidente automobilistico, che venne immediatamente smascherato per l’evidente incompatibilità delle ferite. Era proprio il 25 novembre 1960

Una normalità, però, che non è uguale per tutti e tutte noi, nonostante il diritto alla vita, alla sicurezza personale e il diritto a scegliere liberamente siano considerati, a partire dal 1948, dei diritti innegabili ed inviolabili che devono essere garantiti a tutte le persone nel mondo.

Eppure, non è stato così per Rosa D’Ascenzo ammazzata dal marito il primo giorno dell’anno, per Delia Zarniscu picchiata a morte e Maria Rus trovata semicarbonizzata il 5 gennaio perché si sono permesse di rifiutare un rapporto sessuale con un giovane uomo, per Elisa Scavone e per Ester Palmieri accoltellate entrambe l’11 gennaio, la seconda voleva solo chiudere una relazione che non la rendeva più felice. Anche adesso, mentre scrivo, mi è arrivata una notifica per il ritrovamento del corpo senza vita da ormai due giorni di Maria Panico e si sospetta un nuovo caso di femminicidio.

Numerose sono state anche le denunce di violenze sessuali e di abusi su minori, soltanto nei 15 giorni del primo mese dell’anno; a dicembre a quante donne uccise saremmo?

Di nuovo, mentre scrivo, mi giunge la notizia della giovane donna che ha subìto una violenza sessuale da parte di un gruppo di ragazzi, un branco. Perché le donne trans sono donne, subiscono violenza esattamente come le donne cis, anche se con una sfumature diverse, anche se il 25N non sentiamo mai parlare di loro.

Per quanto i numeri siano terrificanti, siamo sicuri e sicure noi persone, sono sicure le istituzioni e chi le rappresenta, che si possa parlare di un’emergenza?

Il dizionario definisce “emergenza” una situazione, un evento o un momento critico ma la parola chiave è “inaspettato” e qui, di inaspettato o di sorprendente purtroppo, non c’è niente: chi non se lo aspettava, chi crede che il numero delle donne morte si sia stabilizzato o addirittura che sia in calo, chi si rifiuta di usare la parolafemminicidiodimostra di non conoscere a sufficienza il fenomeno della violenza di genere e le sue fondamenta. Questa non è una colpa, ma si ha la responsabilità di informarsi e, soprattutto, di ascoltare chi certe dinamiche le vive quotidianamente, senza la presunzione di pensare che ci basti un’unica narrazione, un unico punto di vista da considerare come universale, per spiegare la complessità della società che abbiamo, nei secoli, costruito.

Metafore didattiche: l’iceberg della violenza di genere

L’iceberg della violenza
L’iceberg della violenza

Se Freud usò la metafora dell’iceberg per parlare di inconscio, all’interno del contesto femminista questo pezzo di ghiaccio assume tutto un altro significato:

  • la parte che galleggia sull’acqua rappresenta la forma più esplicita della violenza di genere, quella che spesso lascia degli evidenti traumi fisici che non possono essere messi in discussione – nonostante lo stupro non avvenga sempre tramite l’uso della forza, dato che il nostro sistema nervoso mette in atto dei meccanismi volti a massimizzare le nostre possibilità di sopravvivenza;
  • la parte sommersa del ghiacciaio è quella violenza sottile, più velata perché normalizzata da una cultura del possesso altrettanto diffusa e che, sull’onda monetaria, punta all’oggettificazione dei corpi, soprattutto quelli femminili.

Nei prossimi articoli analizzeremo insieme entrambe le parti dell’iceberg, per svelare le dinamiche patriarcali che le donne e le altre soggettività vivono quotidianamente, per ampliare la nostra consapevolezza e divenire migliori, individui empatici ed attenti non solo ai propri bisogni ma anche a quelli delle altre persone – e tu, uomo, cambi lato del marciapiede quando cammini di sera dietro ad una donna perché ti rendi conto che la tua presenza la può intimorire e farle passare davvero dei brutti momenti? Sei sempre in tempo per cominciare!