ENERGIE RINNOVABILI OFFSHORE, LA POLITICA UE CLIMATICA E AMBIENTALE

La Commissione europea lavora sullo sfruttamento delle energie rinnovabili offshore, con proposte per accrescerne la diffusione. Le sfide e le opportunità per raggiungere l’ambizioso obiettivo della neutralità climatica.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
ENERGIE RINNOVABILI OFFSHORE, LA POLITICA UE CLIMATICA E AMBIENTALE

La Commissione europea lavora sullo sfruttamento delle energie rinnovabili offshore, con proposte per accrescerne la diffusione. Le sfide e le opportunità per raggiungere l’ambizioso obiettivo della neutralità climatica.

Le energie rinnovabili (ER) offshore possono offrire un contributo notevole nella limitazione dei gas serra necessaria per raggiungere la neutralità climatica. Ne è convinta la Commissione europea che mira a fare delle rinnovabili offshore una componente essenziale del sistema energetico europeo entro il 2050, come indicato nella Comunicazione dello scorso novembre al Parlamento europeo, Consiglio, Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla “Strategia dell’UE per sfruttare il potenziale delle energie rinnovabili offshore per un futuro climaticamente neutro”. L’energia eolica (in particolare quella fornita dalle turbine fissate al fondale) già beneficia di una tecnologia matura, rappresentando l’unica tecnologia già pronta sul mercato. Diverso il caso delle pale eoliche galleggianti e delle centrali a energia delle onde e delle maree, ancora in fase di sviluppo tecnologico e di mercato. Altre, infine, come gli impianti fotovoltaici galleggianti e la produzione di biocarburanti, quali bioetanolo, biodiesel e biogas, derivati dalle alghe sono invece ancora nella fase iniziale di ricerca e sviluppo.

L’UE dispone di una notevole varietà dei bacini marittimi regionali che presentano un elevato potenziale per l’espansione dei diversi tipi di ER offshore e, come tali, possono offrire uno spazio strategico di cooperazione unico al mondo. È il caso del mar del Nord, il mar Mediterraneo, il mar Baltico, il mar Nero e l’Atlantico europeo.

L’energia pulita da fonti rinnovabile è capace di offrire energia elettrica a costi competitivi, talvolta anche inferiori rispetto a quella generata da fonti fossili, come dimostra l’eolico. E i vantaggi non si fermano qui. Riguardano anche il clima e l’ambiente (crescente decarbonizzazione dell’energia elettrica e riduzione delle emissioni di gas serra) così come l’economia sia in termini di crescita del PIL che di occupazione e le capacità di innovazione con lo sviluppo di infrastrutture di rete per la trasmissione di energia. Occorre ricordare che l’UE è leader mondiale nel settore delle tecnologie e delle industrie per le energie rinnovabili offshore.

Il contenuto della Comunicazione della Commissione europea

Oltre ad analizzare le prospettive per le tecnologie di queste energie pulite nel documento sono indicate alcune proposte per favorire la diffusione delle energie rinnovabili offshore tenendo conto dei differenti contesti regionali e dei loro diversi livelli di sviluppo tecnologico, così come dei tempi richiesti per la pianificazione e lo sviluppo delle reti infrastrutturali (circa un decennio). Tra le proposte:

Una pianificazione efficace dello spazio marittimo per una gestione sostenibile dello spazio e delle risorse che preveda l’aumento dei siti di produzione ma anche il miglioramento della connessione di questi alle reti di trasmissione dell’energia elettrica. Ciò significa per gli Stati membri integrare gli obiettivi di sviluppo di energie rinnovabili offshore nei “piani nazionali di gestione dello spazio marittimo”, coerentemente con i piani nazionali per l’energia e il clima. Ma anche permettere la coesistenza degli impianti con altre attività dello spazio marittimo: pesca, acquacoltura, trasporto marittimo, turismo, attività militari, valutandone la sostenibilità ambientale. La pianificazione necessita anche di una collaborazione a livello transfrontaliero e di bacino marittimo tra tutte le parti interessate: l’UE, i governi degli stati membri, i protagonisti della catena di approvvigionamento chiamati a sostenere e accelerare la diffusione di queste energie.

Un nuovo approccio alle energie rinnovabili offshore e alle infrastrutture di rete che preveda una pianificazione razionale della rete e il progressivo sviluppo di una “rete magliata”. Ciò garantirebbe un’efficiente e sostenibile diffusione delle energie rinnovabili e l’integrazione tra generazione e trasmissione di energia assicurata da interconnettori elettrici transfrontalieri.

Un quadro normativo UE chiaro per le rinnovabili che, con l’emergere di progetti complessi, ne favorisca una diffusione efficiente e offra un certo grado di prevedibilità. Ma che rimuova anche ostacoli e lungaggini burocratiche, attraendo potenziali investitori interessati a finanziare le opere. Cominciando dalla revisione della disciplina in materia di aiuti di Stato e della direttiva sulle energie rinnovabili.

La promozione degli investimenti del settore privato. Considerati i circa 800 miliardi di EUR di finanziamenti necessari di cui due terzi per l’infrastruttura di rete e un terzo per la produzione di energia elettrica, un contributo importante a sostegno delle energie rinnovabili offshore potrebbe venire dal Programma InvestEU. Ma anche dal Meccanismo di finanziamento delle energie rinnovabili dell’UE il cui obiettivo è sostenere progetti transfrontalieri e promuovere la generazione di ER offshore in Stati membri costieri. Senza trascurare il contributo del Dispositivo per la ripresa e la resilienza previsto dal Next Generation EU Programmi e quello dei Fondi UE a sostegno dei finanziamenti necessari a promuovere soluzioni transfrontaliere utili alla diffusione futuri di tecnologie innovative.

Il sostegno alla ricerca e all’innovazione. Attualmente gli investimenti in ricerca e innovazione (R&I) nell’energia pulita provengono principalmente dal settore privato, seppure non manchino anche quelli pubblici dell’UE, destinati in particolare alla tecnologia eolica offshore (galleggiante) e ai nuovi materiali e componenti. È importante che tale sostegno pubblico non venga meno e, anzi, si ampli alle nuove tecnologie che sfruttano fonti di energia quali le maree, il moto ondoso, le alghe così come allo sviluppo di infrastrutture e tecnologie di rete innovative.

I pro e i contro della Strategia e il rapporto con l’ETS.

La Strategia della Commissione ha suscitato interesse stimolando riflessioni e commenti, come quelli espressi dal Centres for European Policy Network (CEP) che in una sua recente analisi ha evidenziando le opportunità e i rischi in essa contenuti. Dalla sede di Friburgo del think tank il giurista Götz Reichert ha evidenziato l’importanza della cooperazione transfrontaliera che può generare utili sinergie e un utilizzo più efficiente dello spazio marittimo, mentre l’economista Svenja Schwind ha messo in luce come i progetti ibridi transfrontalieri di ER offshore contribuirebbero a sostenere sia l’aumento della capacità di produzione che il commercio transfrontaliero dell’elettricità all’interno dell’UE.

I rischi invece, condivisi da tutti i ricercatori del CEP, riguardano principalmente gli obiettivi predefiniti di espansione delle emissioni di CO2 che, senza contribuire ad una loro vera riduzione, comporterebbero soltanto loro inutili e costose rilocalizzazioni sul territorio europeo. Perché la produzione di energia e la gestione delle emissioni sono già regolate dal sistema europeo per lo scambio di quote di emissioni, il cosiddetto ETS. A giudizio del CEP questo resta lo strumento più adatto sia per la riduzione delle emissioni di CO2 sia per incentivare un’espansione efficiente delle energie rinnovabili (comprese quelle offshore). Il sistema europeo per lo scambio di quote di emissioni che finora ha dato buoni risultati è soggetto a periodici aggiornamenti, come l’attuale proposta di revisione della direttiva ETS avanzata lo scorso anno dalla Commissione europea sulla quale fino al 25 ottobre gli interessati possono inviare commenti. Essa prevede l‘estensione dell’ETS a nuovi ambiti economici e l’assegnazione gratuita di quote a settori industriali esposti al rischio di rilocalizzazione delle emissioni di CO2, oltre a un miglioramento del meccanismo di gestione delle quote di emissioni inutilizzate dopo 3 anni di funzionamento.

Introdotto nel 2005, l’ETS, il primo e unico sistema di scambio di quote di emissione al mondo, prevede la fissazione di un tetto (destinato a ridursi nel tempo) all’ammontare di gas che operatori dell’energia elettrica, industria manifatturiera, compagnie aeree tra le principali possono emettere. Nell’ambito di questo limite, gli impianti si scambiano (attraverso un meccanismo di acquisto e vendita) quote di emissioni con l’obbligo, a fine anno, di restituirne una quantità sufficiente a coprire interamente le loro emissioni, pena sanzioni pecuniarie. Nel caso un paese abbia ridotto le sue emissioni la punto da ritrovarsi con quote inutilizzate, può mantenerle per coprire il fabbisogno futuro o venderle ai “meno virtuosi. In linea con l’adeguamento agli obiettivi climatici dell’UE la Commissione.

Le proposte e gli strumenti per rendere più efficiente, pulito e inclusivo il sistema energetico europeo non mancano. Per avvicinarsi agli obiettivi che l’UE si è data in materia climatica e ambientale la sola strategia vincente deve prevedere un’ampia collaborazione di tutte le parti interessate (cittadini compresi) e un dibattito strategico a diversi livelli (europeo, nazionale, regionale e locale) per lavorare ad obiettivi condivisi, valutando attentamente e collettivamente sfide, opportunità e rischi delle scelte.