Il diminuire della biodiversità aumenta le malattie infettive

La perdita di specie influisce enormemente, più di altri fattori, sulla diffusione di malattie infettive nell’uomo, negli animali e nelle piante. L’urbanizzazione, invece, al contrario, riduce il rischio.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
Il diminuire della biodiversità aumenta le malattie infettive

La perdita di specie influisce enormemente, più di altri fattori, sulla diffusione di malattie infettive nell’uomo, negli animali e nelle piante. L’urbanizzazione, invece, al contrario, riduce il rischio.

Le foreste vengono distrutte, le temperature aumentano incessantemente, eventi estremi si susseguono senza sosta, le sostanze inquinanti sono sempre ovunque e tutto questo incide sulla biodiversità. Insieme a tutte queste parole c’è anche la parola “biodiversità” che ormai siamo soliti sentire.

Deriva dalle parole greche bios divers che significano rispettivamente “vita” e “varietà”. La biodiversità è la varietà della vita sulla Terra, incluse le specie vegetali e animali e la diversità genetica all’interno e tra le specie. È fondamentale perché partecipa al benessere delle persone e del pianeta. Grandi quantità di biodiversità ci permettono una maggiore disponibilità di tutto ciò che vogliamo dalla natura, come cibo, carburante e materiali per costruire le nostre case.

La sua perdita è perciò un evento da tenere sotto controllo e, purtroppo, è anche il fattore che aumenta il rischio di diffusione di malattie infettive. La scomparsa di specie alimenta infatti, la probabilità di contrarre queste patologie sia per l’uomo sia per gli animali e per le piante. Più di quanto non facciano il cambiamento climatico, l’inquinamento da sostanze chimiche, la perdita di habitat e l’introduzione di specie aliene.

La correlazione fra i due fattori

Lo dichiara uno studio apparso su Nature in cui un gruppo di ricercatori dell’Università di Notre Dame ha realizzato un’analisi su oltre 1.000 studi in materia. I dati arrivano da tutti i continenti ad eccezione dell’Antartide e si concentrano su più di 1.500 combinazioni di interazioni tra parassiti e organismi ospiti.

Sono stati presi in considerazione cinque fattori che determinano il cambiamento globale: perdita di biodiversità, cambiamento climatico, inquinamento chimico, specie non autoctone e perdita di habitat. Il cambiamento nella diversità biologica degli ecosistemi, principalmente la perdita di specie animali e vegetali, causa un aumento del rischio di diffusione di malattie infettive del 393% più grande di quello dell’inquinamento chimico, del 111% maggiore di quello del cambiamento climatico, e del 65% più elevato dell’inserimento di specie aliene.

malattie infettive

L’urbanizzazione, al contrario, riduce il rischio di malattie infettive a causa della tendenza degli esseri umani a spostarsi verso un tipo specifico di habitat, ovvero le città.

Le aree urbane tendono ad avere meno patologie, non solo grazie a migliori servizi igienico-sanitari pubblici, ma anche perché c’è meno fauna selvatica.

“Nelle aree urbane con molto cemento, c’è un numero molto minore di specie che possono prosperare in quell’ambiente. Dal punto di vista delle malattie umane, spesso ci sono strutture igienico-sanitarie e sanitarie maggiori rispetto agli ambienti rurali”, sostengono gli scienziati.

Non dimentichiamo la povertà

È dunque, un fenomeno molto complesso e cercare delle soluzioni non è certo semplice.

A complicare il tutto è anche il fatto che la maggior parte degli organismi è soggetto a più fattori di stress contemporaneamente. Affrontare soltanto la perdita di biodiversità per moderare il rischio di malattie infettive, pertanto, è una scelta che non si rivelerebbe efficace. La riduzione delle emissioni, la diminuzione della perdita di biodiversità e la prevenzione delle specie invasive potrebbero essere insieme la giusta via di fuga per limitare le malattie.

Un ultimo elemento è da tenere in considerazione: la povertà. “Sebbene i nostri dati suggeriscano che il cambiamento climatico, le invasioni e le perdite di biodiversità abbiano un ruolo nelle malattie infettive della fauna selvatica e dell’uomo, tutti questi fattori possono anche contribuire, esacerbare e intrappolare le persone nella povertà rurale, che è il più forte fattore di predice la trasmissione di malattie infettive dall’ambiente”, chiariscono gli autori.

“Il messaggio da portare a casa è che la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e le specie introdotte aumentano le malattie, mentre l’urbanizzazione le diminuisce”, ha affermato il ricercatore capo Prof. Jason Rohr dell’Università di Notre Dame negli Stati Uniti.