IL DRONE ZENO CONTRO LA PESCA A STRASCICO ILLEGALE

Un robot subacqueo scandaglia i fondali delle aree protette, in cui l’attività è vietata. Un progetto di collaborazione tra l’Università di Pisa e Greepeace.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
IL DRONE ZENO CONTRO LA PESCA A STRASCICO ILLEGALE

Un robot subacqueo scandaglia i fondali delle aree protette, in cui l’attività è vietata. Un progetto di collaborazione tra l’Università di Pisa e Greepeace.

Le prime immersioni di Zeno, il drone subacqueo autonomo che aiuterà a individuare le aree in cui avviene la pesca a strascico, sono state nei giorni scorsi. I ricercatori del team di robotica subacquea dell’Università di Pisa hanno effettuato un primo test nei fondali di Castiglione della Pescaia e le attività proseguiranno nei prossimi mesi nella zona foce dell’Ombrone e nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Le ‘passeggiate’ di Zeno in fondo al mare sono al centro di un bel progetto di collaborazione tra Greenpeace e il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno della pesca a strascico illegale nei fondali delle aree protette. Una collaborazione, appena avviata, tra l’ONG per la tutela ambientale e il team di robotica subacquea dell’Ateneo pisano. Istituzioni impegnate nella tutela dell’ambiente e mondo della ricerca universitaria uniscono le forze per azioni concrete di contrasto all’illegalità.

“La pesca a strascico – spiega Alessandro Giannì di Greenpeace – è consentita solo lontano dalla costa e ovviamente è vietata nelle aree protette. Controllare le attività illegali è molto difficile e la pesca artigianale ha più volte denunciato simili comportamenti di cui è però difficile avere evidenze. La pesca a strascico illegale causa danni gravissimi alla biodiversità, perché le reti vengono trainate “grattando” il fondale e lasciando solchi che hanno effetti significativi ad esempio sulle praterie di posidonia, i fondali coralligeni e la fauna ittica. Se la pesca deve con urgenza diventare sostenibile e meno impattante sugli habitat e sugli ecosistemi, dobbiamo dotarci anche di strumenti adeguati al monitoraggio dei nostri fragilissimi ecosistemi. Proprio per questo, per migliorare le nostre capacità di verifica, e per meglio raccontare e difendere il mare, ci siamo rivolti al mondo della ricerca”.

Il monitoraggio viene effettuato con l’aiuto di Zeno, che è in grado di rilevare i solchi lasciati dalle reti sui fondali, e quindi di individuare avvenute attività illecite in aree protette. Spiega Riccardo Costanzi, docente di robotica dell’Ateneo pisano, “Si tratta di un drone subacqueo dotato di telecamere e sonar. Da Zeno partiranno segnali acustici diretti al fondale, per stabilire in modo preciso la conformazione e la presenza di solchi grazie all’analisi dell’eco riflessa. Inoltre, il robot è dotato di telecamera, e dopo il suo monitoraggio potremo quindi unire le informazioni visive e quelle acustiche, ed avere una mappatura precisa del fondale marino a profondità superiori a 50 metri, profondità di solito molto difficili da monitorare”. Prosegue Costanzi, “Zeno fa parte dei laboratori CrossLab, frutto di una strategia di sviluppo e azione del Dipartimento orientata a mettere tecnologie avanzate a disposizione di associazioni, ONG, imprese e pubbliche amministrazioni per diverse applicazioni nell’ambito della transizione digitale. Crediamo fortemente che la ricerca debba fare la sua parte per portare miglioramenti concreti alla società e all’ambiente, e per questo siamo particolarmente felici di questa collaborazione”.