IL FASCINO DI UN BORGO ECOSOSTENIBILE

Nel cuore del Salento, Borgo Segine è uno stargate tra passato e futuro. L’elogio della tradizione di un’antica masseria e modello sociale di avanguardia. Una struttura ricettiva dai più avanzati standard di sicurezza e di rispetto per l’ambiente.

TURISMO
Alessandro Marinelli
IL FASCINO DI UN BORGO ECOSOSTENIBILE

Nel cuore del Salento, Borgo Segine è uno stargate tra passato e futuro. L’elogio della tradizione di un’antica masseria e modello sociale di avanguardia. Una struttura ricettiva dai più avanzati standard di sicurezza e di rispetto per l’ambiente.

Non possiamo prevedere gli avvenimenti ma dobbiamo interpretare i cambiamenti”.  Una visione che racconta bene Borgo Segine. Una forma organizzativa, un vero e proprio modello sociale, una vita scandita dalla luce del sole, che nasce all’alba e termina al tramonto, in una struttura unica che non può essere descritta in modo canonico: “Il ritratto migliore è la narrazione della sua genesi, della sua stessa idea, un’ interpretazione evoluta della tradizione rurale salentina che ha ispirato nei decenni tutte le forme di sviluppo economico del territorio, l’idea di involvere nel tempo evolvendo nella tecnica”, così ci raccontano i proprietari questo luogo che incanta con il fascino dell’antichità e la bellezza della natura.

“Borgo Segine sorge nel cuore delle terre d’Acaya e di Roca a Melendugno in provincia di Lecce – ci spiega il proprietario, il dr. Mario Greco. È una Struttura recente, concepita secondo i più avanzati standards di sicurezza e di rispetto per l’ambiente, ma al contempo fedele al suo Archetipo, alle Antiche Masserie di secolare memoria. Emotivamente è un Elogio alla tradizione, alla identità sociale salentina, alla sua nervatura economica e non la mera replica in sedicesimi di un modello già visto, non la copia rivisitata di una storia già vissuta, ma una nuova pagina, ancora tutta da scrivere, del libro della storia del nostro territorio”.

Un po’ ambizioso, non crede?  “Non si tratta di un semplice soddisfacimento di una pulsione – prosegue Greco –  di un compiacimento prone a se stesso, ma del ristabilimento di un rapporto armonico con la Natura, come era e dove era allorché sorsero le prime Masserie nei secoli che furono”.

“Papà non  si è posto un obiettivo o un orizzonte”, ci dice la primogenita, la dr.ssa Anna Greco,  Managing Director, “non ha anteposto dei limiti alla propria idea, l’ha semplicemente seguita e coltivata”.

Di che idea si tratta?  “L’idea, semplice e avveniristica, di restaurare l’ordine naturale troppo spesso soverchiato dalle intraprese aggressive di uno sviluppo cieco e inconsapevole della contemporaneità. Di riassegnare il primato al Tempo, di costruire secondo una riflessione fedele ai dettami architettonici autoctoni, di concepire un modello organizzativo che affondi le proprie radici nella storia del nostro territorio”.

Secondo una visione ciclica della Storia, si può dire? “No – precisa il Dr Mario Greco – secondo una linea evolutiva della nostra storia, un giuramento di fedeltà perpetuo e quotidiano alle tradizioni, dal cibo che serviamo alle ricchezze floreali, dalle vegetazioni spontanee agli arbusti ai vigneti e oliveti fino agli animali da fattoria”.

“Un  nuovo dizionario della accoglienza turistica, un nuovo paradigma di impresa, la fiducia nelle stagioni anziché il budget previsionale, la pazienza come misura del lavoro che incessantemente segna le intense giornate trascorse a riempire di sempre maggiori significati la missione della rinascita culturale e ambientale che ci siamo prefissati”.

La luce in fondo al tunnel? “La pandemia è una nemesi storica, il fio delle nostre improvvidenze, il lungo e ineluttabile viaggio verso il ritorno all’armonia ne rappresenta, sul piano direi quasi etologico, l’espiazione; l’abbrivio della normalità passa dalla restituzione alla Natura del suo ruolo centrale per lo sviluppo di un territorio”.

Borgo Segine, immersa nel cuore della parte messapica delle campagne salentine, dove la storia più recente si intreccia coi  suoi segreti più remoti, attraversa il fascino dell’antichità e la bellezza della natura sublimandole in una sintesi architettonica contemporanea ispirata dall’importanza storica del borgo medievale intorno al castello di Acaya, chiamato proprio “Segine”.

“Siamo immersi – continuano i proprietari – in un territorio senza tempo, incontaminato, gremito dai passaggi migratori verso la  vicina Oasi faunistica delle Cesine, in una struttura eretta in totale armonia con la natura e nell’assoluto rispetto dei tipici dettami architettonici delle costruzioni agricole di cui è pervaso l’intero territorio”.

Come siete riusciti a coniugare il rispetto della tradizione con le innovazioni? “Abbiamo impiegato materiali della nostra storia architettonica secolare come pietra, ferro legno e, con le necessarie innovazioni tecniche, in una felice integrazione col passato, si impongono i suoi simboli: le ‘volte a botte’ e ‘a stella’”.

Quale aspetto le piace evidenziare della vostra accoglienza, uno fra tutti e fra tanti: “La struttura è stata concepita interamente ecosostenibile giungendo a garantire, con la doppia   muratura, il massimo isolamento termico. L’utilizzo di un potente impianto fotovoltaico di 10Kw e di un solare termico di 16 Kw  per la produzione di acqua sanitaria rende Borgo Segine interamente autosufficiente per consentire  di vivere appieno al suo interno le ricchezze floro-faunistiche in un percorso sensoriale unico, alla scoperta o riscoperta di profumi, colori e sapori avvolti nel mito di una terra ai confini della Terra”.

Quali sfide, Dr. Greco, preconizza per il futuro del vostro territorio?  “Nel Salento, come forse in nessun’altra landa della penisola italica, la misura di ogni grandezza è percepita nella sua dimensione fisica, geografica, estensiva, territoriale, metrica e chilometrica, il tempo sembra nascondersi, non scorrere, quasi eclissato dallo spazio, un eterno crepuscolo, riemergendo o riaffiorando solo come tensione evocativa di ritorno, come pulsione inconscia nella narrazione dei ricordi di un passato, passione descrittiva, come un fremito ancestrale più che come consapevole radicamento sociale di usi e costumi comuni, mentre al contrario vive nei suoi segni in ogni pietra, dietro ogni anfratto, su una scultura o in una chiesetta di campagna… Vivere il Salento significa viverne il tempo, passato e …futuro”.