IL FERTILIZZANTE A CHILOMETRO ZERO

Un prodotto realizzato con materie di recupero che si attiva con illuminazione LED, al centro di una ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
IL FERTILIZZANTE A CHILOMETRO ZERO

Un prodotto realizzato con materie di recupero che si attiva con illuminazione LED, al centro di una ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Un fertilizzante innovativo ed ecosostenibile, a base di materie prime di recupero e a rilascio lento di nutrienti, unito a illuminazione LED che stimola germinazione e crescita di piante. È il risultato del progetto GREW – Garden from Recycling & Wastes – condotto negli ultimi due anni da un team interdisciplinare dell’Università di Modena e Reggio Emilia, con il sostegno della Fondazione Modena, che viene presentato oggi in un evento pubblico organizzato dall’Università di Modena e Reggio Emilia.

Il materiale che abbiamo messo a punto realizza un sistema di economia circolare dal momento che utilizza materie prime di scarto o a chilometro zero, di provenienza nazionale – spiega la professoressa Luisa Barbieri, chimico, responsabile del progetto, insegna al dipartimento di ingegneria Enzo Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da trent’ anni si occupa di tematiche di riciclo e valorizzazione di scarti – per creare il materiale, che volevamo fosse leggero, abbiamo usato argille locali e sfridi di pomice. Di quest’ultima nel nostro paese ne abbiamo in quantità, e lo sfrido è un prodotto dall’estrazione dalle cave ed è di difficile commercializzazione, rappresentando quindi un onere. Per realizzare il nostro materiale leggero abbiamo usato anche fondi di caffè. Poi si è trattato di aggiungere delle componenti nutritive, possibilmente prendendole da materiali di recupero, e di provare questo ‘mix’ nel terreno, monitorando i processi di germinazione e crescita delle piante e confrontato i risultati con i fertilizzanti tradizionali. Abbiamo dati promettenti che vogliamo presentare per sottoporli all’attenzione dell’industria”.

I materiali con potenzialità fertilizzanti sono stati testati su piantine di lattughino, in un ambiente controllato per temperatura, umidità e un mix di luci LED regolabili, in modo da ottimizzazione le fasi di germinazione e crescita. La luce a LED consente di ‘simulare’ il processo che in natura avviene con l’esposizione alla luce del sole, ma con tempi ridotti. “Il sistema studiato – continua Barbieri – può essere facilmente utilizzato per colture domestiche con il vantaggio di coltivare le piante, all’interno di un ambiente chiuso, una serra o una stanza. In questo contesto è importante un efficiente sistema di illuminazione, atto a simulare e a compattare, dal punto di vista temporale, quello che avviene in natura alla luce del sole”.

Altri ambiti di applicazione del sistema messo a punto sono rappresentati dal cosiddetto verde tecnico, dal verde urbano ai tetti verdi, i boschi verticali e le barriere verdi, indispensabili per rigenerare l’ambiente e tutelare la biodiversità urbana. Un possibile seguito del progetto prevede il coinvolgimento di partner industriali per affinare la ricerca e cercare di passare a una fase di sviluppo su più larga scala. “Siamo pronti a confrontarci col mondo esterno, – afferma Barbieri – Il progetto è un esempio di economia circolare che potrebbe essere preso in considerazione da amministratori pubblici e nel settore agro in cui, stante anche la situazione geopolitica, il problema dell’approvvigionamento e dei costi dei fertilizzanti è molto sentito”.