IL FUTURO DEL TRASPORTO: CARBURANTI SOSTENIBILI

Automobili, bus e aerei alimentati nel rispetto dell’ambiente. Dall’idrogeno ai biocarburanti uno sguardo alle nuove tendenze, alle iniziative e agli sviluppi futuri di un settore cruciale per la ripresa dell’economia europea come è quello dei trasporti.

AMBIENTE
Pamela Preschern
IL FUTURO DEL TRASPORTO: CARBURANTI SOSTENIBILI

Automobili, bus e aerei alimentati nel rispetto dell’ambiente. Dall’idrogeno ai biocarburanti uno sguardo alle nuove tendenze, alle iniziative e agli sviluppi futuri di un settore cruciale per la ripresa dell’economia europea come è quello dei trasporti.

Alternative energetiche sostenibili a ridotto impatto ambientale e climatico. Sono questi alcuni dei principali temi affrontati nella Conferenza sul clima, la cosiddetta COP 26, che si sta tenendo a Glasgow, in Scozia.  Che si tratti di industria, trasporti o per uso domestico le protagoniste della discussione sul futuro dell’energia sono le fonti pulite. Tra queste, oltre all’eolico e al solare, va considerato l’idrogeno, in particolare l‘idrogeno verde. Un’alternativa ai combustibili fossili che, a differenza di queste, non rilascia CO2. A condizione che sia verde però, ossia prodotto con fonti rinnovabili come l’energia solare o eolica.

L’idrogeno per il trasporto stradale: il caso dell’Olanda

In Europa tra i pionieri nell’uso dell’idrogeno vanno ricordati i Paesi Bassi che hanno ospitato recentemente il Congresso mondiale sull’idrogeno che ha visto affluire nella capitale nella capitale oltre 1500 esperti mondiali del settore. Tra le iniziative del paese per lo sviluppo dell’idrogeno va menzionata la “rete dell’idrogeno” che riunisce attori del mondo dell’industria e dei trasporti per condividere informazioni utili a ridurre le emissioni di gas inquinanti, rete lanciata proprio durante il Congresso. Tra gli altri progetti per l’uso dell’idrogeno figurano anche i parchi eolici off-shore nel mare del Nord (il più grande al mondo, attualmente in costruzione, si trova proprio qui).

Nei trasporti, l’idrogeno sta conoscendo una stagione promettente: nel settore automobilistico, in particolare, va rilevato il caso del gigante energetico Shell che, dopo i ripetuti attacchi da parte di organizzazioni ambientaliste dello scorso anno per le sue emissioni di CO2, ha adottato ad ottobre 2020 la sua prima stazione di rifornimento a idrogeno. Shell inoltre ha deciso di investire nell’uso dell’idrogeno anche per il trasporto pubblico. Sono infatti proprio gli autobus a beneficiarne in misura maggiore rispetto alle automobili private, penalizzate dalle brevi distanze e dallo scarso accesso alle stazioni di ricarica.

L’idrogeno nel trasporto aereo

In Europa le tecnologie a idrogeno a zero sono ancora in fase embrionale per quanto riguarda i voli commerciali.

Eppure, le proposte per incentivarne l’uso non mancano. A fine febbraio 2021 la Commissione europea ha promesso di finanziare la ricerca e lo sviluppo di nuovi aerei alimentati con carburanti puliti per una corposa riduzione delle emissioni di carbonio del settore aviario entro il 2050. Si tratta di intervenire sullo sviluppo di:
-prototipi ibridi e completamente elettrici;
-architetture di aeromobili ultra efficienti;
-tecnologie per abilitare velivoli alimentati a idrogeno.

L’obiettivo è introdurre sul mercato una nuova generazione di aerei di linea a corto e medio raggio operativi a partire dal 2035. In linea con l’iniziativa “Single European Sky attiva da oltre dieci anni per migliorare l’efficienza (compresa quella ambientale) nella gestione delle rotte, supportando i sistemi di controllo del traffico aereo nazionali. Nonostante dal 2004 la competenza nella gestione del traffico aereo sia dell’UE, l’attuazione finora è stata lenta per la resistenza dei governi nazionali a cedere quote di controllo. Con la conseguenza che spesso i velivoli sono costretti a seguire rotte inefficienti, a scapito del contenimento delle emissioni di gas nocivi, della diminuzione dei livelli di inquinamento acustico e delle risorse. Si, è anche questione di denaro: si stima infatti che, con una gestione efficiente delle rotte, si potrebbe infatti ridurre il consumo di carburante e le emissioni di CO2 di un buon 10%.

Per questo l’UE ha deciso di investire attraverso il Programma europeo di ricerca e innovazione Horizon Europe destinando circa 10 miliardi di euro a partenariati di ricerca tra l’UE, gli Stati membri e l’industria. La collaborazione europea per l’aviazione pulita si baserà sul lavoro di ‘Clean Sky’, un partenariato di ricerca pubblico-privato tra la Commissione europea e l’industria aeronautica, lanciato nel 2008 per realizzare un sistema di trasporto aereo europeo efficiente dal punto di vista ambientale.

Eppure, l’uso dell’idrogeno come carburante nel settore aereo non è facilmente realizzabile: esso infatti necessita di molto più spazio del cherosene e quindi serbatoi più grandi, sottraendo così spazio ai passeggeri. Per giunta richiede una compressione con grandi pressioni o la liquefazione a temperature molto basse. A causa della mancanza di infrastrutture, impianti di produzione e sufficienti investimenti nelle energie alternative sembra che, nonostante gli sforzi di ricerca degli ultimi anni, sia improbabile che l’industria aerospaziale adotti nel breve termine l’idrogeno nel settore del trasporto aereo.

I biocarburanti 

Lo scorso febbraio Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Svezia hanno chiesto alla Commissione europea di rendere obbligatoria l’integrazione dei biocarburanti con il cherosene. In questo modo si incentiverebbe la produzione dei biocarburanti contribuendo a decarbonizzare l’industria aeronautica, senza dover tuttavia modificare le strutture aeroportuali né i motori dei velivoli.

Come l’idrogeno neanche i biocarburanti, al momento sono disponibili in quantità sufficienti a garantire un’autonomia energetica. Mentre lo sviluppo del biodiesel per i trasporti stradali è in fase avanzata, lo stesso non è avvenuto per i biocarburanti destinati all’aviazione, che non godono di incentivi governativi e pertanto risultano particolarmente costosi. La scarsa produzione e l’insufficiente fornitura e infrastruttura richiedono una maggior cooperazione tra pubblico e privato. Chissà che le cose non cambino e che presto anche noi europei non viaggeremo su aerei alimentati con carburante a base di semi di senape, oggetto di una ricerca dell’Università della Georgia negli USA.

Nell’ultimo biennio l’aviazione è stata particolarmente colpita dalla pandemia e sarà un settore cruciale per la ripresa. È chiaro, tuttavia, che dovrà ridurre la sua impronta ecologica e che non ci sono alternative: se vogliamo continuare a viaggiare su mezzi comodi e veloci e allo stesso tempo vivere in un pianeta pulito dobbiamo “cambiare rotta”.