IL GUERRILLA GARDENING E LA LOTTA AL DEGRADO URBANO PER CURARE L'AMBIENTE

Una forma di giardinaggio non autorizzato per combattere l’incuria e limitare le conseguenze del cambiamento climatico. Nato negli Stati Uniti negli anni Settanta ora ha raggiunto anche l’Europa.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
IL GUERRILLA GARDENING E LA LOTTA AL DEGRADO URBANO PER CURARE L'AMBIENTE

Una forma di giardinaggio non autorizzato per combattere l’incuria e limitare le conseguenze del cambiamento climatico. Nato negli Stati Uniti negli anni Settanta ora ha raggiunto anche l’Europa.

Prendersi cura dell’ambiente per restituire decoro alle città rinverdendo aree trascurate ma anche per mitigare gli effetti nocivi del cambiamento climatico. Il tutto in uno spirito di collaborazione e, perché no, con un pizzico di creatività. E’ il guerrilla gardening. Il fenomeno è nato negli USA cinquant’anni fa nel lontano 1973 quando Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla trasformarono un terreno di proprietà privata in stato di abbandono in un giardino tuttora esistente, posto sotto la protezione del dipartimento parchi della città. Perché si usa il termine “guerrilla“? Perché si tratta di una forma di disobbedienza civile innanzitutto contro il potere pubblico, indifferente di fronte al crescente degrado urbano. Negli anni Settanta, il movimento incoraggiò l’emergere di altri, simili, che si battevano per lo stesso obiettivo: fare del giardinaggio di comunità uno strumento per riappropriarsi di aree abbandonate, creando e curando gli spazi verdi destinati alla coltivazione di prodotti alimentari e aperti alla fruizione di tutti, dai bambini agli anziani. E coinvolgendo in questo lavoro di recupero e abbellimento delle città un numero sempre maggiore di persone, pronte a metter a disposizione tempo e energie per il bene comune.

Gli USA continuano a rappresentare un esempio in materia con circa 600 giardini di comunità nella sola New York, come descritto nel libro di Michela Pasquali. “I giardini di Manhattan. Storie di guerrilla gardens”.

Il guerrilla gardening in Europa

Negli anni ’90 il fenomeno ha cominciato a diffondersi. Dal Regno Unito, l’impegno dei cittadini a ridare vita e dignità a spazi pubblici che versano in stato di abbandono e situati nei pressi delle proprie abitazioni si è progressivamente esteso sul nostro continente.

Complice l’attualità e la visibilità mediatica dell’emergenza climatica, il guerrilla gardening è oggi sempre più conosciuto e visibile. Sono passati i tempi in cui si agiva in orari notturni armati di guanti, terriccio, sacchi per la spazzatura e si “sferrava l’attacco”, rapidamente, lasciando come traccia del proprio intervento, oltre a qualche pianta un cartello. E poi ci si dileguava nel minor tempo possibile, prima che facesse giorno, come raccontato in questo breve video trasmesso durante una puntata del 2010 della trasmissione televisiva Report.

Se quell’aura di clandestinità che lo avvolgeva è un ricordo del passato, il guerrilla gardening resta per molti una manifestazione anarchica, una forma di protesta illegale. Eppure, non si tratta di un fenomeno necessariamente fuori legge: non di rado, infatti, gode dell’approvazione e persino del sostegno delle autorità locali. Come riportato dalla coordinatrice del movimento Guerrilla Gardens nato in Olanda che con il supporto dei autorità locali identifica progetti di rinverdimento e incoraggia le comunità a fornire il proprio contributo, prendendosi cura di un’area pubblica abbandonata, nel proprio territorio.

Non serve avere il “pollice verde”

Per rendere il lavoro efficace non è richiesta un’organizzazione strutturata; sono sufficienti piccoli ma significativi gesti, come la piantatura di un arbusto o di una pianta, osservando poi l’evoluzione dello spazio interessato, della reazione dei vicini, ma anche degli effetti fisici e psicologici su se stessi. E qualche piccolo accorgimento tra cui:

-evitare di intervenire in aree di proprietà privata o protette perché di particolare interesse (storico, archeologico, naturalistico etc);
-privilegiare zone resistenti alle avversità climatiche e che non richiedono troppa assistenza;
-favorire specie vegetali che contribuiscono a preservare o restaurare la biodiversità, come quelle che attirano insetti impollinatori quali api e farfalle;

Sostituire al cemento spazi verdi contribuisce al benessere degli ecosistemi, al contenimento dell’aumento della temperatura terrestre e una migliore gestione delle fonti idriche, riducendo il verificarsi di condizioni meteorologiche estreme quali alluvioni intense e lunghi periodi di siccità.
E non è tutto. I benefici del guerrilla gardening non si fermano alla dimensione ambientale. Riguardano anche le persone, sempre più interessate al benessere del proprio territorio e delle loro comunità nell’ambito delle quali si sviluppano nuovi e rafforzano vecchi rapporti umani. Per non parlare degli effetti positivi sulla salute, sia fisica con un miglioramento dell’aspettativa di vita, che mentale, l’emergere di un senso di appartenenza ai territori di residenza, a cui soprattutto i giovani, si sentono spesso estranei e la riduzione di fenomeni criminali, come dimostra uno studio del sistema sanitario dell’Università della Virginia del 2020. Insomma il guadagno è per tutti. Quindi… gambe in spalla e zappa in mano!