“IL MIO SGUARDO AD ALTEZZA CANE”

Marina è una fotografa specializzata in ritratti di cani. Un lavoro che ha scelto a partire dalla passione per questi animali con i quali costruisce una relazione privilegiata.

APPROFONDIMENTO
Susanna Bagnoli
“IL MIO SGUARDO AD ALTEZZA CANE”

Marina è una fotografa specializzata in ritratti di cani. Un lavoro che ha scelto a partire dalla passione per questi animali con i quali costruisce una relazione privilegiata.

Da un grande dolore, accompagnato da un rimpianto, nasce un percorso professionale che è anche una riflessione sul tempo della vita e quello della morte. E sul legame forte col tuo animale domestico. In questa storia, con il cane. Marina Barbati è una fotografa di Prato, specializzata in cani. Dal 2019 fotografa solo ed esclusivamente loro. Lei ne ha avuto uno che ha perso, al quale sente di non aver dedicato tutti gli scatti che avrebbe voluto. Ecco il dolore e il rimpianto. Ma poi va avanti e sceglie di esserci, da professionista, per tutti gli altri. Questa è la sua storia di dog photographer.

Come arrivi alla fotografia?

Con una macchina fotografica che mi viene regalata, anni fa, e che fa scattare la curiosità di capire come funzionano i vari tasti e le funzioni. Faccio un corso in un fotoclub a Prato e rimango affascinata dalla macrofotografia, quella che parte da soggetti molto piccoli che vengono resi a grandezza naturale, visibile all’occhio come gli insetti. Inizio a fare foto a coccinelle, farfalle e mi specializzo in fotografa di natura. Nel 2013 National Geographic sceglie una mia foto di una coccinella come copertina di un concorso. Divento in un qualche modo ‘famosa’ in città e uno studio fotografico mi chiama a fare l’assistente. Insomma, trovo lavoro!

Cosa ti piace in generale della fotografia?

È arrivata in un momento della mia vita in cui cercavo stimoli nuovi. In cui dovevo capire cosa volessi fare. Con la fotografia ho trovato un mio linguaggio.

E poi come accade il passaggio alla fotografia di cani?

Nel 2015 perdo un cane e poco dopo arriva Greta, la mia Border Collie. Inizio a fotografarla per ricordarmela da cucciola e a postare online le mie foto. Che piacciono e allora decido di studiare per specializzarmi ancora meglio proprio nella fotografia di animali. Nel frattempo, lo studio dove lavoravo mi propone l’assunzione a tempo indeterminato. Dico di no e mi ‘lancio’. Nel 2019 apro il mio studio, tra i pochi in Italia specializzati ed esclusivamente dedicati ai cani.

Come si fotografa un cane?

Da sdraiati, a terra. E rispettando i suoi tempi. All’inizio pensavo di non saper più usare la macchina fotografica, mi sono rimessa a studiare per trovare un nuovo punto di vista, che fosse adeguato rispetto all’animale per guardare il mondo alla loro altezza. Serve un nuovo linguaggio del corpo, puntargli l’obiettivo in faccia può spaventare una cane. Devi lasciarlo libero di essere cane. Se vuole un quarto d’ora per correre nel bosco prima di essere pronto per le foto, io gli lascio il quarto d’ora. Anche con la mia cagnolina, per fotografarla, ho dovuto costruire una relazione nuova, che ci ha unite ancora di più.

Collabori con il canile di Pistoia, mi racconti il tuo progetto?

Dopo un anno di attività, avevo la necessità di incontrare sempre più cani con cui relazionarmi ed ho pensato che il canile fosse il luogo giusto. Parallelamente seguivo il lavoro di Marina Garfagnoli, educatrice cinofila del Rifugio del cane di Pistoia, dell’Enpa, che si occupa di comunicazione del cane. Ho pensato che la mia fotografia avrebbe potuto avere un ruolo fondamentale nella comunicazione della vera essenza dei cani, grazie a lei. È così che, per la prima volta, abbiamo iniziato a realizzare veri e propri servizi fotografici ai cani in attesa di una loro famiglia, in una zona recintata presente in rifugio, che potesse permettere ad ogni cane di raccontarsi per chi realmente è. L’obiettivo è promuovere sempre adozioni consapevoli.

Poi c’è il tuo progetto sui cani anziani, racconta.

Nasce da una esigenza personale di dare valore al tempo. È stato ed è ancora oggi, un modo per elaborare una mancanza di un cane che mi ha lasciata qualche anno fa, ma che, senza ombra di dubbio, mi ha ‘salvata’ in un momento difficile. Il cane anziano è la vera rappresentazione del valore del tempo. È uno spunto di riflessione su una fase fragile della loro vita, ma che allo stesso modo ha un valore inestimabile. Darko, il cane che rappresenta il progetto fotografico è venuto a mancare qualche settimana prima del nostro incontro in studio. È stato un colpo, perché ancora una volta, il tempo era arrivato prima di me. La scelta, per questo progetto, è di creare ritratti di cani in sala di posa con sfondo nero, per evidenziare quello che è il valore di uno sguardo, nonostante il tempo che passa e gli anni che volano velocemente. Sono quasi 100, le famiglie ed i loro cani, che hanno abbracciato questo mio progetto che, ad ogni scatto, è diventato il progetto di tutti.