IL PIANO DI AZIONE EUROPEO CONTRO L’INQUINAMENTO

Approvato dalla Commissione europea nell’ambito della Strategia del Green Deal, ha l’obiettivo di eliminare le sostanze tossiche e nocive per la salute e l’ambiente entro il 2050. Un’attenzione prioritaria alla sostenibilità nelle sue diverse accezioni: ambientale, economica, sociale

AMBIENTE
Pamela Preschern
IL PIANO DI AZIONE EUROPEO CONTRO L’INQUINAMENTO

Approvato dalla Commissione europea nell’ambito della Strategia del Green Deal, ha l’obiettivo di eliminare le sostanze tossiche e nocive per la salute e l’ambiente entro il 2050. Un’attenzione prioritaria alla sostenibilità nelle sue diverse accezioni: ambientale, economica, sociale

L’ambizione è evidente già nel nome. Il Piano di Azione “Inquinamento Zero” è il risultato dell’impegno dell’Europa verso un futuro sostenibile, climaticamente neutrale e un ambiente privo di sostanze tossiche, nocive per la salute e l’ambiente da raggiungere entro metà secolo.

Il richiamo a un’Europa pulita, verde e attenta alle future generazioni è diventato negli ultimi anni sempre più pressante. Lo scorso anno la Commissione europea ha dato un segnale importante dimostrando un’attenzione prioritaria alla sostenibilità nelle sue diverse accezioni: ambientale, economica, sociale. Lo ha fatto presentando nel maggio 2020 lo European Green Deal, il Quadro strategico che include una serie di Piani di azione e misure ad hoc per promuovere la neutralità climatica, l’efficienza nell’impiego di risorse, l’uso di energie rinnovabili, l’economia circolare, il ripristino della biodiversità degli ecosistemi. Temi ampi, sfide globali per i quali sono stati previsti specifici traguardi intermedi (al 2030) e finali (al 2050), standard ma anche un’attività di monitoraggio costante e efficaci piani di implementazione nazionali.

Rientra in questa ampia cornice del Green Deal anche il Piano di azione “Inquinamento Zero”, fondato su un approccio integrato che mette in relazione settori economici quali agricoltura, energia, industria, trasporti con l’inquinamento nelle sue varie forme, atmosferica, marina e del suolo. Prevede una struttura di azione con uno specifico ordine gerarchico, in cui al primo posto compare la prevenzione (che deve riguardare tutte le politiche dell’UE); laddove non sia possibile agire in anticipo la riduzione e il contrasto alle conseguenze dell’inquinamento. Il tutto accompagnato da una serie di target che integrano gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU per il 2030. Si prevedono una serie di riduzioni: tagli del 55% dei decessi legati all’inquinamento dell’aria; del 25% degli ecosistemi minacciati nella loro biodiversità dall’inquinamento; del 30% dell’inquinamento acustico causato dai trasporti, del 50% dei contenuti di plastica scaricati in mare rifiuti urbani residui così come dei pesticidi e degli antimicrobici e del 30% delle microplastiche disperse nell’ambiente.

Di durata quadriennale (2021-2024) il Piano, nato dalla constatazione di evidenti lacune nell’attuazione da parte degli Stati membri della legislazione europea, sarà oggetto di regolari azioni di monitoraggio nelle quali verranno valutate le misure intraprese e misurati i progressi ottenuti per poi decidere eventuali azioni future.

Inquinamento dell’aria
Per migliorare la qualità dell’aria e ridurre delle emissioni di agenti inquinanti l’UE ha avviato diverse iniziative: le Direttive sulla qualità dell’aria ambiente, la Direttiva sugli impegni nazionali per la riduzione di sostanze inquinanti da parte degli Stati membri e standard di emissione specifici per le diverse fonti di inquinamento.
A fronte di alcuni studi da cui sono emerse alcune inadeguatezze, l’esecutivo europeo è pronto, di qui al 2023, a intervenire su alcune aree chiave, tra cui il miglioramento del quadro legislativo attuale, l’allineamento agli standard previsti dall’OMS e il rafforzamento del monitoraggio e dei piani riguardanti la qualità dell’aria. Da un’analisi condotta dalla Commissione europea lo scorso gennaio, emergono alcune lacune importanti: un’implementazione insufficiente delle misure già concordate, l’inefficacia di piani nazionali di qualità dell’aria, spesso non integrati con i piani energetici e climatici né con altre politiche europee strettamente connesse all’inquinamento (come quelle in materia di energia, salute, agricoltura, industria, commercio) e una scarsa informazione dei cittadini. In attesa della revisione dell’impianto normativo è opportuno che gli Stati agiscano con una certa tempestività per ridurre queste carenze e non mancare i target intermedi del 2030 e finali del 2050.

In materia di inquinamento idrico per il primo trimestre del 2022 è in programma la revisione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (del lontano 1991) , oggetto di una consultazione pubblica attiva fino al prossimo 21 luglio. Dai risultati di una valutazione dello scorso anno è apparsa evidente la necessità di un adattamento della normativa agli sviluppi tecnologici e alle sfide climatiche e intensificarne l’implementazione da parte degli Stati. Il fine è rendere le acque reflue il più possibile pulite e trattate in modo da non mettere a rischio la salute e l’ambiente, inquinando fiumi, laghi, suolo, acque costiere e sotterranee; pertanto eliminare le microplastiche e altri microinquinanti, compresi i prodotti farmaceutici ma anche impiegare i fertilizzanti in modo più efficiente. In aggiunta, tenendo conto dei più recenti dati scientifici, sarà aggiornato l’elenco delle sostanze dannose per acque superficiali e sotterranee, al fine di proteggere sia l’ambiente che la salute umana dalle sostanze nocive, così come previste misure specifiche sul consumo di energia nel settore delle acque reflue (che rappresenta l’1% del totale dell’energia consumata nell’UE) e le emissioni di gas a effetto serra.

Quanto all’inquinamento del suolo, mancando un quadro comprensivo in materia, la Commissione europea, ha in programma la presentazione entro la fine del 2021 di una Strategia UE per il suolo che farà parte di quella sulla biodiversità. In essa saranno indicate azioni mirate, tra cui l’identificazione e la bonifica dei siti già contaminati e sull’introduzione di una guida per l’uso sicuro, sostenibile e circolare dei terreni, ma soprattutto il ripristino, entro il 2030 della neutralità del degrado del suolo, contrastando la progressiva riduzione della capacità produttiva biologica ed economica. Il tema è molto caro all’Europarlamento che ha presentato una risoluzione in materia, chiedendo anche una riduzione nell’uso di fertilizzanti sintetici in agricoltura e l’eliminazione del consumo netto di suolo entro il 2050. Come per l’aria e l’acqua è necessario considerare la protezione del suolo nell’implementazione delle politiche europee in materia di agricoltura, silvicoltura, industria ma anche commercio internazionale, dove scelte sconsiderate possono contribuire ad aggravare il degrado dei terreni.

Come ha detto la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel discorso di apertura della European Green Week in programma dal 1 al 4 giugno 2021 “l’attività umana ha un impatto negativo sulle altre forme di vita. L’inquinamento sta minacciando la sopravvivenza di oltre un milione di specie vegetali e animali sulla terra e in mare. È una delle prime 5 cause della perdita della biodiversità. Non possiamo continuare a esser negligenti”. Durante l’evento alcune buone pratiche verranno presentate e riceveranno il riconoscimento che meritano. Ci si augura che siano da esempio e stimolo per comportamenti virtuosi che prima di tutto devono partire dal basso, da noi cittadini, abitanti di un continente (anzi di un pianeta) sempre più messo a repentaglio dall’inquinamento.