IL RUOLO DELLE CITTÀ NEL TURISMO DEL FUTURO

È stato il comparto che ha maggiormente pagato il costo della pandemia, ora c’è da capire se è destinato a essere parte attiva di un progetto sul futuro del Paese. L’intervista al prof. Nicola Bellini.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
IL RUOLO DELLE CITTÀ NEL TURISMO DEL FUTURO

È stato il comparto che ha maggiormente pagato il costo della pandemia, ora c’è da capire se è destinato a essere parte attiva di un progetto sul futuro del Paese. L’intervista al prof. Nicola Bellini.

Economia verde, transizione ecologica ma, soprattutto, turismo sostenibile a partire da un forte coinvolgimento delle città medio-piccole e dei Comuni. È possibile? E, soprattutto, che segnali di ripresa ci sono nel nostro stivale per questo settore che ha pagato il prezzo più alto della pandemia e degli effetti economici scaturiti dal Covid-19 ancora in salita con numeri di contagi e ricoveri in aumento? E, infine, che ruolo gioca in tutto questo l’Unione Europea? La crisi, banale ripeterlo, è evidente e con lei viaggiano di pari passo gli impatti devastanti sul piano sociale e sul tessuto delle imprese, ivi comprese quelle legate al comparto turistico. In questo contesto generale, con l’esecutivo appena caduto e l’Italia chiamata al voto il prossimo autunno, è da capire se l’industria turistica nazionale è destinata a essere parte attiva di un progetto sul futuro del Paese e che ruolo potranno giocare le città. Di questo e molto altro ne parliamo con Nicola Bellini, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, docente di Economia del turismo alla LUISS Business School di Roma, e marketing del patrimonio culturale nel Master in Tourism and Hospitality Management di IULM (Milano) e docente del corso di Destination Management alla Fondazione campus di Lucca.

 

Prof. Nicola Bellini

 

Professore, proprio in questi giorni è stato pubblicato il suo report per la Commissione Europea su turismo sostenibile in vista della nuova partnership nell’ambito Urban Agenda EU. Di cosa si tratta?

Urban Agenda EU è un programma attivo da anni ed ha una caratteristica che non tutti conoscono. Non è una realtà che elargisce finanziamenti bensì crea una cornice entro la quale, a fronte delle questioni urbane, si vuole dare voce alle città, creare partnership con soggetti di diverso livello. I protagonisti sono i municipi e le città e, partendo da loro e dalle loro esperienze, si vanno ad affrontare temi considerati urgenti e importanti. Attraverso convegni, comunicazioni, documenti e tavole rotonde si vanno ad affrontare queste tematiche per dare un input alle politiche comunitarie.

Ci sono o hanno già preso il via partnership di rilievo?

Nel 2021, per fare un esempio, è stato deciso che, per il 2022 se ne lanciassero due nuove. Una riguarda il tema del verde nelle città e l’altra il turismo sostenibile.

Per spiegarlo ai “non addetti ai lavori”, che tipo di decisione ha preso l’Unione Europea nel 2021?

Quella di far precedere la call da uno studio preparatorio che aiutasse a focalizzare i problemi, i temi centrali e, soprattutto, capire come questi stanno nello stato dell’arte e delle politiche europee. Per far ciò sono stati selezionati degli esperti da tutta Europa.

E lei è uno di questi?

Una collega bulgara si è occupata di green city e io invece sono stato selezionato da questo albo di esperti per dare il mio contributo in tema di turismo sostenibile.

Perché è importante?

In primis perché l’Unione Europea si è sempre occupata poco di turismo dal momento che non rientra nelle sue competenze e, in quanto materia concorrente e complementare, se ne occupano gli stati nazionali o, come nel caso italiano, molti delegano alle regioni. Proprio per questo c’è sempre stata una debolezza antica dell’Ue rispetto ai temi del turismo. Poi sono successe 2 cose…

Dica pure…

L’Unione Europea si è data due grandi priorità: transizione digitale e transizione verde, aspetti che impattano fortemente sul turismo che, tra tutti gli ecosistemi industriali, è stato quello più danneggiato dal Covid-19.  Ecco che c’è urgenza di far qualcosa e noi abbiamo fatto riunioni, incontri e convegni dando vita a questi studi preparatori. Ebbene, in questi giorni è uscita la call che invita municipalità, regioni e stakeholder a partecipare. In buona sostanza possono iscriversi – la call è aperta fino a settembre – ad un data base chiedendo di partecipare alla partnership.

Lei parteciperà fino alla fine del 2022 a questo progetto?

Sì certamente, darò assistenza. Ed entro la fine del 2022 queste realtà dovranno mettersi a lavoro. Per la prima volta si assiste all’Unione Europea che dà un rilievo politico importante al turismo.

E le città e le municipalità cosa possono fare?

Hanno finalmente la possibilità di dire la loro e non aspettare notizie da Bruxelles. Potranno interagire, dare contributi. La vera sfida è invitare alla partecipazione. Va da sé ed è ovvio che in questi meccanismi la fanno da padrone le grandi città che hanno le persone e il budget da mandare ma l’Ue sta insistendo molto affinché partecipano città medie e di piccole dimensioni.

Riceveranno fondi?

Non ci sono fondi da distribuire ma la commissione si è impegnata nei confronti delle piccole-medie città a dare una mano per i costi della partecipazione.

Facciamo un esempio pratico di quello che è successo fino ad adesso?

Una delle partnership che si sta concludendo proprio adesso riguardava la cultura. A partecipare è stato il Comune di Firenze che ha presentato le proprie iniziative, riflessioni e contribuiti in particolare su temi quali controllo dei flussi e affitti a breve termine. Per dirla ancora meglio: Firenze in qualche maniera ha portato la sua esperienza e l’ha trasformata in esperienza europea. E se vogliamo è una sfida, un gioco in cui uno va per entrare in contatto con i decisori a livello europeo.

E ora?

Ora la commissione è impegnata su questo tema (affitti a breve termine) che come sappiamo ha un problema di regolamentazione. A partire da esperienze come quella della città di Firenze si discute. In maniera del tutto analoga questo è accaduto per la regolamentazione dei flussi, pensi al monitoraggio autobus e turisti: tutto questo è partito da Firenze. Ecco che si capisce bene lo scopo di questo coinvolgimento: tentare di fare politiche che partono dal basso dando voce alle esperienze di realtà più piccole.

La sfida di oggi?

Ci sono molti temi che sono all’ordine del giorno e che le piccole città potrebbero sollevare. Penso alle certificazioni ambientali (che esistono, sono applicabili al turismo ma il turismo non le applica perché sussiste un problema di informazione dei clienti)), all’uso dei dati e al controllo dei dati sui flussi turistici, sulle presenze alberghiere ecc.. Ci sono problemi poi legati all’overtourism, la congestione nelle città (che riguarda anche specifici punti delle città piccole) e poi ancora temi legati alla mobilità elettrica, mobilità verde. Senza dimenticare che ci sono criticità anche per le nuove imprese nel turismo e quindi va da sé che si può sollevare il tema di cosa si possa fare per aiutare i nuovi imprenditori del turismo (esperienze europee da valorizzare ce ne sono) e come coniugare con le loro esigenze la digitalizzazione sia a livello di impresa che di destinazione.

Chi sceglierà i temi su cui lavorerà la partnership?

La partnership stessa. Noi abbiamo solo deciso un menù di papabili argomenti ma l’ultima parola spetta a lei che diventerà una rete e si autogovernerà in modo sensibile. A noi spetterà il monitoraggio.

Possiamo dire che la sfida è aperta?

Assolutamente. E speriamo che entro settembre siano in tanti a prendere parte a questo progetto!

 

Info: https://ec.europa.eu/regional_policy/en/newsroom/news/2022/07/15-07-2022-call-for-partners-urban-agenda-for-the-eu-partnerships-on-greening-cities-and-sustainable-tourism