IL “SENSO” DELLA MONTAGNA. QUANDO GLI OCCHI (DELL’ANIMA) SONO L’UNICA COSA CHE SERVE.

#Inmontagnasiamotuttiuguali. Un’opportunità di escursionismo e viaggi anche a persone con disabilità sensoriali. Unico requisito la voglia di camminare.

AMBIENTE
Francesca Tomassini
IL “SENSO” DELLA MONTAGNA. QUANDO GLI OCCHI (DELL’ANIMA) SONO L’UNICA COSA CHE SERVE.

#Inmontagnasiamotuttiuguali. Un’opportunità di escursionismo e viaggi anche a persone con disabilità sensoriali. Unico requisito la voglia di camminare.

#Inmontagnasiamotuttiuguali. Non è una frase fatta né, tantomeno, solo un proposito, ma una realtà, bella, e buona. Un progetto di turismo accessibile, premiato dal Mibact e da Invitalia per l’innovazione nella promozione delle aree montane, che vuole offrire un’opportunità di escursionismo e viaggi a piedi anche a persone con disabilità sensoriali. Unico requisito la voglia di camminare e, soprattutto per i normovedenti, di scoprire il mondo con tutti gli altri sensi. Un’iniziativa targata Appennino Slow e Noisyvision Onlus, un’organizzazione senza scopo di lucro che sostiene l’empowerment delle persone con disabilità visive e/o uditive, che si propone di educare la comunità ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione sociale.

Un’idea balenata cinque anni fa nella mente di Dario Sorgato, presidente di NoisyVision e ipovedente a sua volta, che nel 2016 insieme ad un gruppo di dodici camminatori ha sperimentato il primo cammino sulla Via degli Dei, la tratta che unisce Bologna a Firenze. 120 chilometri in otto giorni, un itinerario, come raccontano gli stessi protagonisti, che si percorre cinque volte. Una per ogni senso, scoprendo emozioni mai provate prima.

«Abbiamo appoggiato subito l’idea di Dario –racconta Francesca Biagi di Appennino Slow- da cinque anni è un progetto che ci appassiona, ci coinvolge, ci stimola a migliorare e comprendere come proporre al meglio nuovi itinerari per persone con disabilità sensoriali e non. All’inizio l’idea era di accompagnare piccoli gruppi di persone con disabilità visive. Ma ben presto ci siamo resi conto che nel gruppo non c’erano utenti e “operatori”. Si era creato uno scambio biunivoco dove, spesso, a trarre i benefici maggiori dall’esperienza erano proprio i normovedenti. Così abbiamo aggiustato la rotta. Adesso formiamo dei gruppi misti, dove l’unica attenzione è cercare di pareggiare il numero fra partecipanti normo e ipo vedenti, creando un rapporto di uno a uno».

Il perchè è semplice. Se è vero infatti che esiste un rapporto di scambio, è altrettanto vero che perché l’alchimia funzioni c’è bisogno di persone disponibili a relazionarsi con gli altri, a mettersi in gioco, e soprattutto, a raccontare. «Quello che chiediamo, in particolare ai partecipanti normovedenti quando chiamano per iscriversi ad uno dei cammini, è l’impegno a raccontare. Un paesaggio, un cibo particolare, un animale. Dall’altra parte, arriva spontaneamente un carico di emozioni e spunti che offrono una prospettiva, un modo completamente diverso di approcciarsi al mondo». Nella pratica, durante i viaggi, coordinati dalla guida specializzata Gae Sharon Cappetti, ogni camminatore si organizza per affrontare il percorso più agevolmente.

Qualcuno attacca un campanellino allo zaino di chi lo precede e ne segue il rumore, qualcun altro una piccola fune, piccoli accorgimenti utili a superare ostacoli materiali. «Alla fine di ogni cammino –spiega Francesca –chiediamo ad ogni partecipante di compilare il questionario di gradimento. Una delle risposte più frequenti, che mi stupisce ogni volta perché proveniente dagli ipo/non vedenti, è che fra le cose che rimangono più impresse, o che sono maggiormente apprezzate, ci sono quasi sempre i paesaggi. Curioso no? ». All’ombra dello ‘scarpocchio’, il vessillo giallo (colore che gli ipovedenti distinguono con maggior facilità) su cui campeggia una scarpa occhiuta, vero e proprio talismano e confidente, monito e controllo, di ogni passo, ogni respiro, in ogni minuto di ogni avventura, il gruppo si mette in cammino. «E’ diventato la nostra mascotte –racconta ancora Francesca- non ci muoviamo mai senza.

Ricordo l’unica volta che siamo partiti dimenticandolo a casa. Ci sono capitati subito un paio di imprevisti tanto che per scongiurarne altri, abbiamo recuperato uno scampolo giallo e Dario ci ha disegnato sopra la scarpa con gli occhi. Manco a dirlo, il viaggio è proseguito senza più intoppi». Per la stagione 2021, oltre alla Via degli Dei, ormai diventato l’itinerario storico dell’organizzazione, è in programma quello delle Foreste Casentinesi da Camaldoli a La Verna. «La formula funziona –precisa Francesca- certo in questo periodo abbiamo un po’ di movimento fra prenotazioni e disdette ma considerato il momento storico anche alla luce della pandemia, è normale». Per quelli che alla fine riescono a mettere i piedi sul sentiero, l’emozione è dietro ogni sasso, in un cespuglio, in un piatto di lenticchie o in un cielo color risata. Provare per credere.

Info
www.appenninoslow.it