IL SETTORE AGRICOLO BENE CONTRO IL GAS SERRA

I cambiamenti climatici sono la più grande sfida del nostro tempo, ma sono anche una grande opportunità l’UE si è impegnata per essere il primo continente a impatto zero nel 2050. Intanto l’agricoltura dal 1990 è l’unica attività che ha ridotto del 20% le emissioni di Co2 .

APPROFONDIMENTO
Sara Stefanini
IL SETTORE AGRICOLO BENE CONTRO IL GAS SERRA

I cambiamenti climatici sono la più grande sfida del nostro tempo, ma sono anche una grande opportunità l’UE si è impegnata per essere il primo continente a impatto zero nel 2050. Intanto l’agricoltura dal 1990 è l’unica attività che ha ridotto del 20% le emissioni di Co2 .

I cambiamenti climatici sono senza dubbio la sfida più grande del nostro tempo. Ma rappresentano anche un’importante opportunità da cogliere per dare vita a un nuovo modello economico. Il Green Deal europeo si inserisce in questo contesto come guida alla realizzazione di una trasformazione epocale. Tutti i 27 Stati membri hanno assunto l’impegno di fare dell’UE il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e per raggiungere questo traguardo si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Ma è il comparto agricolo che da quella data si è dato maggiormente da fare perché le emissioni di gas serra fossero ridotte: 20% in meno  in 30 anni.  L’agricoltura e la zootecnia rappresentano quindi due dei settori strategici per affrontare la sfida del cambiamento climatico, ma qual è il loro ruolo tra nutrizione, sostenibilità e modelli produttivi? Ad affrontare l’argomento, durante un dibattito nell’ambito delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, sono stati tanti gli esperti e rappresentanti del settore che hanno evidenziato come, nonostante il grande lavoro svolto, ci sia ancora però molto da fare.

“Oggi le imprese devono essere sempre più orientate al mercato, molto semplicemente fare reddito- ha detto Massimiliano Giansanti, Presidente nazionale Confagricoltura-. Il diritto dell’accesso al cibo deve essere garantito a tutti e fenomeni finanziari o speculativi che possono incidere sull’andamento delle materie prime agricole sono assurdi. La popolazione mondiale e il reddito medio pro capite nei prossimi anni aumenteranno e qualcuno dovrà introdurre più cibo. Ci viene chiesto di accompagnare questa crescita economica e demografica cercando di preservare le risorse naturali e cercando di far costare il meno possibile il cibo e per farlo bisogna utilizzare tutte le leve che hanno sempre governato il commercio dei prodotti dell’agricoltura. Nel mondo sono 570milioni gli agricoltori, di cui 500milioni vivono di sussistenza, e 70milioni gli agricoltori professionali, e devono essere sempre più professionalizzati. In Italia registriamo 1 milione di percettori di contributi europei, e di questi 260 mila fatturano da 0 euro a oltre 500milioni, e i restanti 750mila non sono solo agricoltori. Il restante sono risorse economiche che vengono sottratte all’attività di impresa. In 50 anni di storia agricola e politica non stiamo facendo progetti di strategia e gli agricoltori non vincono la sfida, perché la redditività e scarsa. In 20 giorni siamo chiamati a definire la strategia attraverso la costruzione del progetto strategico nazionale, per dividere 50miliardi di euro nei prossimi 5 anni andando a definire quelle che sono le priorità in una discussione che vede coinvolte le parti agricole, le regioni, gli ambientalisti e i sindacati dei lavoratori dove ognuno protegge il proprio ambito di spesa e gli unici che continuano a pagare il prezzo di questa inefficienza sono gli agricoltori e di conseguenza i consumatori”

 Piercristiano Brazzale, Presidente della Federazione Internazionale del Latte (FIL-IDF) ha messo in evidenza come la Federazione rappresenti: “l’80% del latte mondiale e siamo riconosciuti da tutti gli enti istituzionali internazionali, OMS, FAO, ONU. Anche a Cop26 abbiamo portato il nostro contributo evidenziando la necessità di garantire la continuità della sostenibilità nei processi, in particolare: assicurare l’accesso ad alimentari sani e nutrienti, spostarsi su modelli di consumo sostenibili, promuovere sistemi di produzione rispettosi della natura, garantire la sostenibilità della produzione, costruire sistemi per rendere resistenti agli shock i sistemi di produzione”.

“Il sistema oggi chiede di produrre senza utilizzare fitofarmaci, senza essere impattanti sull’ambiente mantenendo la cura e il benessere animale a prezzi più bassi – ha spiegato Giovanni Daghetta, Membro di Giunta nazionale e Presidente Cia Lombardia -. È evidente che questa equazione è difficilmente risolvibile e il sistema agricolo, almeno nella logica del consumatore, deve essere ripensato”.

“Un aspetto che merita di essere valorizzato- ha aggiunto Francesco Verrascina, Presidente Nazionale Coopagri- è quello della sostenibilità economica, oltre a quella ambientale e sociale. Bisognerebbe pensare ad un prezzo etico che tenga conto anche dei costi di produzione. Mi auguro che il recente accordo sul prezzo del latte possa trovare presto concreta attuazione”.

C’è sempre più bisogno di avvicinare il consumatore ad una delle filiere più importanti del nostro Paese, imparare a conoscerne le produzioni, e naturalmente degustare le eccellenze che in quanto tali devono essere capaci di produrre salute per noi e il pianeta.