IL TERZIARIO ITALIANO ALLA SFIDA DELLE ATTIVITÀ ECOSOSTENIBILI

Per intercettare il cambiamento pesano, insieme alle incertezze del momento, anche i ritardi accumulati nei servizi rispetto al resto delle economie Ocse.

APPROFONDIMENTO
Enzo Millepiedi
IL TERZIARIO ITALIANO ALLA SFIDA DELLE ATTIVITÀ ECOSOSTENIBILI

Per intercettare il cambiamento pesano, insieme alle incertezze del momento, anche i ritardi accumulati nei servizi rispetto al resto delle economie Ocse.

C’è una spada di Damocle sull’economia e sul lavoro riassunta in questi giorni a più riprese dagli osservatori che temono il ritorno in autunno a fallimenti a go-go per le imprese. Si azzarda che siano addirittura migliaia quelle più o meno a rischio, doccia fredda temuta a cascata sulla ripresa seguita allo stop imposto dal Covid19 e poi condizionata dalla guerra portata dalla Russia in Ucraina. E tutto questo succede proprio quando – oggi parliamo del terziario che con le medie e piccole imprese rappresenta oltre il 90 per cento della struttura aziendale in Italia – il settore dei servizi ha messo a segno una crescita del +4,5% sull’anno precedente, trainata dalla performance di quelli di mercato (+6,9%).

A dircelo è la prima edizione, fresca di stampa, dell’Osservatorio Terziario di AssoTerziario Confesercenti. Che disarticolando le voci fotografa così lo stato di salute del Settore in Italia. C’è stata una ripartenza più lenta dell’industria (+13,3%) e delle costruzioni (+21,3%), tale da considerarsi ancora insufficiente per permettere al terziario nel suo complesso la ripresa: il fatturato dei servizi è infatti ancora per il 4% inferiore ai livelli raggiunti nel 2019.

Ma anche per l’Osservatorio si adombrano le ombre laddove si afferma che “la ripresa potrebbe sfuggire anche nel 2022, tra aumento dei costi dell’energia, inflazione e incertezza legata alla ripresa dei contagi che incide sulla fiducia dei consumatori con i dati dei primi tre mesi che sembrano confermare le difficoltà: tra gennaio e marzo il potere d’acquisto delle famiglie italiane è cresciuto solo dello 0,3% a fronte di un aumento del reddito lordo disponibile del 2,6% rispetto al trimestre precedente.

Per capire a che punto siamo non si può non ripartire dall’impatto della crisi Covid che ha colpito tutto le attività, ma, come si sa, prevalentemente quelle dei servizi, e in particolare il turismo e il commercio al dettaglio che, con l’esclusione dei beni alimentari e di largo consumo, hanno subìto perdite enormi.

Nel 2020 il terziario italiano ha subito una riduzione del fatturato del -8,5%, ancora più forte (-11,6%) per i servizi di mercato. In particolare, hanno registrato un crollo i servizi di alloggio e ristorazione (-41,2% rispetto al 2019) e le attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27,7%). In forte calo anche i trasporti e il magazzinaggio (-18,9%), le attività professionali (-10,5%), le immobiliari (-9,4%) e il commercio (-8%). Ha resistito, invece, l’attività finanziaria e assicurativa (con una perdita ridotta al -0,4%), mentre i servizi di informazione e comunicazione, favoriti da smart working e dalle restrizioni, hanno messo a segno una crescita del +1,7%).

A ripartire, nel 2021, sono stati soprattutto alloggio e ristorazione, con una crescita del fatturato del +21% dopo il crollo del 2020. Bene anche i trasporti (+12,9%) e il commercio (+7,9%), sebbene nessuna branca del terziario sia riuscita ancora a recuperare i livelli pre-pandemia, con l’eccezione dei servizi di informazione e comunicazione che continuano a crescere (+3,7% sul 2020), mentre i servizi finanziari ed assicurativi riducono ancora il fatturato (-0,5%).

Dunque – commenta Nico Gronchi, Presidente di AssoTerziario e Vicepresidente nazionale vicario dei Confesercenti nazionale – il terziario è ripartito, anche se, purtroppo, con un ritmo più lento delle attese ma dalla fotografia scattata dal nostro Osservatorio emerge anche che è un settore impegnato in una fase di forte trasformazione, a causa di transizione digitale ed ecologica, ma anche per il cambiamento delle abitudini di spesa dei consumatori”. E spiega che siamo di fronte a “un mondo differente da prima: si vende anche il nuovo ma si impone sempre di più anche l’usato, i servizi si spostano dalla strada verso le piattaforme online, polarizzando interi segmenti di attività intorno ai grandi player del digitale. Si tratta di un processo che va guidato: bisogna investire per dare gli strumenti alle imprese del terziario per intercettare con successo il cambiamento, favorendo l’adozione di modelli di attività sempre più eco-sostenibili e di nuove tecnologie. Senza sottovalutare le sfide del breve periodo”.

Il Presidente di AssoTerziario ci riporta così all’osservazione fatta in premessa quando dice: “Temiamo che la seconda parte del 2022, tra inflazione, ripresa dei contagi e fisiologico rallentamento del turismo, possa creare nuovi ostacoli al sistema imprenditoriale, allontanando ancora di più la ripresa”. Non si può comunque non tener conto, ancora una volta, dei ritardi accumulati nel passato. Basta ripartire – come si legge nel report – dal fatto che il terziario vale oggi il 73% del Pil italiano, il 53,2% se prendiamo in considerazione solo i servizi di mercato, due dati che sottolineano il ritardo della terziarizzazione della nostra economia rispetto al resto delle economie OCSE. Negli Usa, infatti, il terziario pesa sul prodotto interno loro 7 punti di più (80%), stesso livello della Francia; in Spagna incide per il 77%. Anche limitandosi ai servizi di mercato, l’incidenza sull’economia italiana appare lievemente indietro rispetto alla media dell’Eurozona (53,2% contro 54%).

Un gap in crescita anche prima della pandemia: dal 2000 al 2019, la componente di mercato del terziario italiano ha accumulato un ingente ritardo nella crescita del valore aggiunto: +0,7% medio annuo, mentre, nello stesso periodo, il tasso di crescita dei servizi privati osservato nell’Eurozona è stato più che doppio (1,7% medio annuo) e ha superato il 2,1% medio annuo nel caso della Francia e il 2,6% medio annuo nel caso della Spagna.