IL TURISMO DEI CINQUE SENSI

Definito esperienziale si contrappone al turismo di massa. La salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle tradizioni hanno più importanza della meta e il viaggio si fa esperienza intima di benessere. Paola Rizzitelli, dalla Puglia all’Umbria, lo veicola tra gli imprenditori.

TURISMO
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Monica Riccio
IL TURISMO DEI CINQUE SENSI

Definito esperienziale si contrappone al turismo di massa. La salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle tradizioni hanno più importanza della meta e il viaggio si fa esperienza intima di benessere. Paola Rizzitelli, dalla Puglia all’Umbria, lo veicola tra gli imprenditori.

Ha creato il brand “Sinergie per il benessere” con lo scopo di mettere abilità e competenze a supporto degli imprenditori che vogliono migliorare qualità e le abitudini di vita e con la visione di una indispensabile connessione fra gli operatori nel mondo del benessere. Lei è Paola Rizzitelli, barese, laureata in giurisprudenza, con esperienza in diritto civile e del lavoro, in gestione, formazione e selezione del personale. Dal 2011 si occupa anche di relazioni esterne e istituzionali nel settore estetico e medicale, di comunicazione e marketing, di formazione di team aziendali con il metodo di apprendimento esperienziale dell’outdoor training. Ha fatto suo un marketing relazionale, esperienziale ed etico orientato al cambiamento, in grado di attrarre persone verso nuove e sane abitudini. Attualmente vive in Umbria e collabora con alcune realtà locali sui temi del turismo esperienziale, del marketing, del benessere.

Questi tempi di cambiamento come possono incidere sul turismo?

Il termine turismo deriva dal francese tour che significa giro, viaggio, circuito. È interessante che l’Organizzazione mondiale del turismo, lo ha definito come “l’insieme delle attività delle persone che effettuano uno spostamento o soggiornano al di fuori dell’abituale ambiente per almeno 24 ore e comunque per un periodo non superiore ad un anno” (2005-2007). Chi si allontana dalla propria residenza per un lasso di tempo inferiore alle 24 ore, quindi senza effettuare pernottamento, è denominato escursionista.

Quale motivazione induce le persone ad effettuare lo spostamento? Cosa cercano? Quali sono le attività delle persone che effettuano lo spostamento?

Perché le persone stanno cambiando, stanno rivedendo i loro bisogni, i loro stili di vita ed è cresciuto il bisogno di natura e di benessere. La proposta turistica italiana non è certo carente di attività. Abbiamo un paese stupendo che si presta ad ogni genere di richiesta culturale, sportiva e di relax. Ciò che manca oggi è l’abilità di proporre un’esperienza che metta in sinergia le fonti di benessere e guidi l’ospite a viverle accompagnandolo alla percezione dei suoi benefici.

Lei parla spesso di turismo come possibile alleato della salute e dell’economia, cosa intende?

Il turismo della salute amplia la dimensione del viaggio, ed è una grande opportunità, per le persone e per le strutture ricettive. In questo ultimo anno è cresciuta la consapevolezza di quanto siamo fragili, è cresciuta la paura di ammalarsi, le persone prestano più attenzione a temi come il potenziamento delle difese immunitarie, il rispetto dell’ambiente, il recupero di valori autentici, l’importanza di relazioni umane sincere, perché è tutto interconnesso e indispensabile a vivere bene e non ammalarsi. In realtà stiamo cercando nuovi stili di vita, poiché quelli con cui siamo cresciuti, nel progresso e nel consumismo inconsapevole, non sono più sostenibili. Questi tempi di cambiamento ci offrono l’opportunità di reinterpretare il turismo, di rinnovarlo alla luce del bisogno che abbiamo di vivere un nuovo modello benessere. Quindi oggi il turismo può diventare un canale – oltre che un settore – per soddisfare il bisogno di vivere in salute.
Può farlo perché le persone hanno una grande aspettativa dalla vacanza, e in quel periodo tanto atteso sono meno restie al cambiamento, meno stressate e predisposte all’apprendimento.
Chi si occupa di ospitalità non può ignorare queste considerazioni. Per soddisfare le aspettative del cliente/ospite deve intercettare il cambiamento, i bisogni ulteriori e offrire una vacanza che non si limiti a “distrarre” ma che generi benessere percepito, tangibile e persino quantificabile. L’esperienza turistica si veste di consapevolezza.

Come possono riproporsi in chiave “turismo del benessere” le strutture ricettive?

Il turismo post-industriale inteso come la pratica di viaggi di piacere e divertimento, che risponda al bisogno di svago, di fuga e distrazione da una quotidianità stressante e tossica, può fare un salto in avanti offrendo occasione di migliorare non solo un momento dell’anno, ma uno stile di vita che prolunghi gli effetti benefici del soggiorno. Lo “svago” non è assolutamente l’elemento fondamentale che risponde alla domanda turistica, non lo era prima è lo è ancora di meno oggi.
Ciò che manca oggi è l’abilità di proporre un’esperienza che metta in sinergia le fonti di benessere e guidi l’ospite a viverle accompagnandolo alla percezione dei suoi benefici.
Quindi bisogna strutturare un’esperienza che metta in sinergia le fonti di benessere (fisica, mentale, relazionale, emozionale e ambientale): non è possibile pensare di stare bene facendo del movimento e poi nutrirsi di cibo tossico. Dobbiamo offrire coerenza e guidare la percezione dei suoi benefici.
Gli ospiti sanno cosa fa bene e perché? Conoscono la qualità del cibo, dell’acqua e dell’esperienza che viviamo? Vanno aiutati a riconoscere il cambiamento positivo che stanno vivendo, a riconoscere le sensazioni di benessere.
Quindi andare a soddisfare un bisogno reale ma inespresso di conoscenza, consapevolezza, confronto e salute, insegnare, educare, portare alla riscoperta delle fonti di benessere nelle sue declinazioni fisica psichica emozionale relazionale e ambientale.

Questa offerta turistica è per tutti?

Posizionarsi come strutture turistiche di questo tipo significa occuparsi dell’ospite nel migliore dei modi, generandogli effetti benefici a lungo termine. È un modo sano per costruire una relazione autentica, per diventare un punto di riferimento.
Quindi potremmo (o potremo in futuro) rivolgerci a tutti. Tuttavia, non tutti sono pronti a recepire ed apprezzare, per questo è importante una buona comunicazione efficace.
Per questo motivo non parleremo alle masse, e non ci interessa condividere una vacanza con fiumi di persone, soprattutto se non educate e pronte a questo tipo di turismo. Ci rivolgeremo a segmenti definiti sempre più consapevoli che possono diventare la cassa di risonanza per un pubblico nuovo e ri-educato a vivere la vacanza come un’occasione di miglioramento di sé.