IL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO TRACCIA LA ROTTA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

In un recente studio i viaggiatori del gusto raccontano la vacanza che fa star bene tutti. La scelta di seguire buone pratiche che prediligono filiere corte di produzione e di consumo a beneficio dell’economia locale.

TURISMO
Antonella Zisa
IL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO TRACCIA LA ROTTA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

In un recente studio i viaggiatori del gusto raccontano la vacanza che fa star bene tutti. La scelta di seguire buone pratiche che prediligono filiere corte di produzione e di consumo a beneficio dell’economia locale.

Per la ripresa economica dell’Italia l’attuale Governo punta anche sul turismo in chiave sostenibile e su misura dei territori. Perché questo è l’unico modello capace di promuovere la crescita duratura del Paese. E i turisti, cosa ne pensano? Sono sintonizzati con la sostenibilità? La questione è stata affrontata nel  rapporto 2021  sul turismo enogastronomico italiano, curato dalla prof.ssa Roberta Garibaldi docente di Tourism Management presso l’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico.

Il quadro generale racconta che i turisti sono ormai consapevoli che la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma ha anche implicazioni socio-economiche. Convengono sul fatto che il turismo è sostenibile quando non inquina e limita gli impatti negativi sulle risorse naturali. Però, al contempo, deve contribuire a salvaguardare le usanze delle comunità ospitanti, creare occupazione e reddito ai residenti, in modo stabile s’intende, e magari stimolare la nascita di filiere corte di produzione e di consumo, a beneficio dell’economia locale.

Dal canto loro i turisti partecipano attivamente in questo sistema virtuoso, con le cosiddette “buone pratiche” su cui il rapporto indaga nel focus “Turismo enogastronomico e sostenibilità”. In pratica sono posti a confronto i comportamenti e le preferenze dei turisti “generalisti” o non enogastronomici (NE) e degli enogastroturisti (E). Fermo restando che entrambi i gruppi sono attratti dal patrimonio enogastronomico dei territori, la distinzione risiede nel fatto che per il secondo rappresenta la — principale — motivazione di viaggio.

Dall’indagine emerge che gli enogastroturisti partecipano in misura nettamente maggiore alle iniziative legate alla sostenibilità (44% E vs 19% NE). Poi, se questa è dichiarata con certificazioni ad hoc, tanto meglio per le aziende e gli organizzatori di tour ed eventi. Questo elemento di distinzione, infatti, convince a prendere parte alle loro iniziative, in particolare gli enogastroturisti (72% E vs il 59% NE) e lo stesso accade quando la certificazione attesta, nello specifico, l’impatto ambientale delle attività (67% E vs 53% NE).

Entrando nel merito delle buone pratiche che tutelano l’ambiente, i turisti mettono in atto più accorgimenti tra cui evitare di lavare gli asciugamani ogni giorno (63% E vs 53% NE), ridurre l’acquisto di bottiglie di plastica (61% E vs 50% NE) e spostarsi con i mezzi pubblici e/o la bicicletta (55% E vs 41% NE). Come si vede per ciascuna di queste azioni virtuose prevale, non di poco, la quota degli enogastroturisti.

Seppur non sempre in modo marcato, questi superano i generalisti anche nei comportamenti che hanno risvolti socio-economici. Quali sono i principali? Prima di raggiungere le destinazioni gran parte dei turisti dichiara di informarsi sulle usanze locali per evitare di adottare comportamenti poco rispettosi dei residenti (64% E vs 58% NE). E poi, tenuto conto dell’impatto della pandemia, orientano le proprie scelte d’acquisto verso piccoli produttori locali o persone in difficoltà (56% E vs 45% NE).

Sul fronte delle preferenze relative alle aziende da visitare e alla partecipazione agli eventi legati all’enogastronomia (operatori della filiera), entrambi i gruppi scelgono in funzione dell’impronta ecologica ed etica delle destinazioni. Sugli enogastroturisti, notiamo, fanno maggiormente presa praticamente tutti i parametri di valutazione considerati nell’indagine.

La voce che riceve maggiori consensi da entrambi i gruppi riguarda la questione dei rifiuti: i turisti apprezzano molto l’adozione di sistemi di raccolta differenziata (79% E vs 73% NE). Mentre l’ambito della mobilità a basso impatto ambientale registra il maggior distanziamento: gli enogastroturisti sono decisamente più attratti dalle destinazioni che dispongono di colonne di ricarica per auto elettriche in prossimità dei parcheggi (57% vs 38% NE).

Oltre la metà dei viaggiatori — in quota maggiore gli enogastroturisti — premia gli operatori della filiera che hanno in atto iniziative a sostegno della comunità locale (77% E vs 65% NE), coloro che adottano politiche etiche nella gestione del personale e nei metodi di allevamento (76% E vs 64% NE) e chi ricorre all’utilizzo di energia da fonti rinnovabili (74%E vs 63% NE). Sono propensi a visitare le aziende che impiegano tecniche di agricoltura biologica e/o biodinamica ((68% E vs 58% NE), più rispettose delle risorse naturali dei territori. Così come esprimono un alto gradimento per le degustazioni e i pranzi a base di prodotti derivati da tali tecniche di coltivazione (72% E vs 65% NE).

Tirando le somme, a prescindere dalla principale motivazione di viaggio, i turisti mostrano una spiccata sensibilità verso la sostenibilità. In sostanza forniscono le indicazioni per attrarli sul posto, utili anche al fine della fidelizzazione, la quale è una condizione imprescindibile per la crescita economica dei territori a vocazione turistica (cioè dell’Italia intera). I dati emersi sono un terreno di lavoro per gli operatori della filiera e le istituzioni (vedi PNRR).

Certo salta agli occhi l’impronta sostenibile più marcata degli enogastroturisti. Secondo i dati del 2021, la forte attrattività del patrimonio enogastronomico, che ogni regione italiana può vantare, fa registrare un loro costante aumento. Tuttavia, finora non abbiamo sfruttato pienamente il potenziale di questa preziosa risorsa, lo ha osservato lo stesso Ministro del Turismo Massimo Garavaglia alla presentazione del rapporto di cui abbiamo riportato i risultati. Ci auguriamo che accada, perché a ben vedere il turismo ben programmato, che fa leva sui territori, contribuisce a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030, in cui non stiamo procedendo alla grande.