IL TURISMO VOLTA PAGINA

Non pensiamo a un vecchio modello al quale tornare, ma uno nuovo dal quale ripartire

TURISMO
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Marcello Mancini
IL TURISMO VOLTA PAGINA

Non pensiamo a un vecchio modello al quale tornare, ma uno nuovo dal quale ripartire

Nelle città tornate un cortile di chi vi abita, sono riapparsi i rumori di vita familiare, i suoni di una quotidianità che molti dei nostri giovani mai avevano sentito. Perfino la voce umana, che fino a un anno fa era coperta dal chiasso del traffico, ha invaso strade e piazze. Abbiano vissuto in un altro mondo, che a un paio di generazioni era del tutto ignoto. L’Italia senza turisti è un giacimento prosciugato, fonte solo di povertà. Eppure se il turismo tornerà, quando tornerà, dovremo essere intelligenti a non farci sopraffare. La pandemia, tragedia planetaria, ci ha dato la possibilità di fermarci a riflettere e di cogliere un’opportunità che può farci progettare un nuovo futuro.

Guai se questo momento drammatico, che si va piano piano allentando, servisse solo per aspettare di tornare al più presto dove eravamo rimasti. Sarebbe uno spreco ritrovarci al punto di partenza. Il turismo che ha reso ricche le città d’arte e il nostro territorio così pervaso di tesori, è uno strumento superato. Ci ha regalato il benessere che abbiamo improvvisamente abbandonato all’inizio dell’anno scorso e che ora ci ha lasciati nudi. Non copriamoci di stracci, pur di indossare qualcosa, scegliamo la qualità anche a scapito della quantità.

Il nuovo inizio che ci aspetta dovrà partire da un’idea completamente diversa, non riproporre la vecchia. Questa è l’occasione per ripensare il concetto di mercato turistico. Certo che i visitatori torneranno: già lo scorso anno, dopo il primo lockdown, cominciarono a farsi rivedere nei nostri centri più appetibili gli olandesi, qualche tedesco, che furono precipitosamente messi in fuga dalla seconda ondata dell’autunno. Ecco, lo slogan potrebbe essere: non dobbiamo pensare a un modello al quale tornare, ma un nuovo modello da cui ripartire. La pandemia dovrà essere lo spartiacque che ci separa da un turismo indiscriminato a uno più selezionato che, se non pagherà nell’immediato, sicuramente pianificherà una crescita nel tempo.

Qualità significa spazio alla cultura, alle mostre e alla formazione per i giovani che potranno venire in Italia da tutto il mondo. Purché il nostro sistema gliene offra le opportunità. Dalla musica alla commedia, alla riscoperta dei grandi artisti, molti dei quali in passato sono stati dimenticati.  Vivere di rendita per decenni ci ha probabilmente consentito di sopravvivere in questi momenti di crisi, grazie a un <tesoretto> che si sta via via esaurendo. Il punto e a capo sarà uno stimolo per svecchiare l’archivio delle nostre glorie e modernizzare polverose proposte. Sorprendiamo i visitatori che sanno bene dove trovare i musei più famosi, i monumenti più celebrati: quelli ci sono e resteranno al loro posto. Ciò che potrà fare la differenza con i Paesi concorrenti, sono le idee innovative e attrattive.

Il resto è un vantaggio che nessuno ci toglierà. Solo da noi ci si può ammalare della cosiddetta sindrome di Stendhal, cioè il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte. E se la bellezza salverà il mondo, come scrisse Dostojevski, potete star certi che l’Italia è un bel passo avanti. Anche a dispetto di una pandemia.