IL VIAGGIO CON IL MELONE (3)

La terza tappa in Sardegna protagonista il melone Piel de Sapo e il melone de jerru.

TURISMO
Sara Stefanini
IL VIAGGIO CON IL MELONE (3)

La terza tappa in Sardegna protagonista il melone Piel de Sapo e il melone de jerru.

Siamo giunti alla terza tappa del nostro viaggio alla scoperta di posti incantanti, riserve naturali di tradizioni antiche, tramandate grazie all’amore per la terra. In Sardegna ci accompagneranno, prendendoci sottobraccio, in un abbraccio ideale, due varietà di melone: il melone Piel de Sapo e il melone de jerru.

Il melone Piel de Sapo

Il melone Piel de Sapo, melone Pelle di Rospo, è un frutto di forma ovale, con una buccia rugosa, verde maculata di nero, a ricordare appunto la pelle dell’anfibio. La polpa è bianca, croccante e molto zuccherina. Questa varietà può essere coltivata in secca, poiché richiede una quantità di acqua notevolmente inferiore rispetto ad altre varietà della sua specie. Il melone Piel di Sapo è un prodotto tipico della Sardegna e ci accompagnerà là dove la sua coltivazione è caratteristica: la Penisola del Sinis.

Il melone de jerru

Il melone de jerru è un frutto tipico della Marmilla, dove viene coltivato da tempi antichissimi. Il melone de jerru (melone d’inverno) ha una forma oblunga e una buccia verde scuro, con striature marroni dal peduncolo verso la base quando è maturo. La polpa è soda e di colore bianco-giallino ed ha il caratteristico sapore di vaniglia. È un frutto antichissimo, coltivato da sempre dagli agricoltori della zona, che si tramandano gelosamente i semi di anno in anno. Questa varietà è coltivata con procedimenti arcaici, senza uso di concimi, di prodotti antiparassitari e in asciutto, in quanto praticamente non richiede una sola goccia di acqua, aspetto che fa sì che la polpa sia dolcissima e il melone si conservi anche per quattro mesi dopo la raccolta.

Grazie al melone Piel de Sapo arriviamo nella Penisola del Sinis, che si trova nella costa centro-occidentale e che è stata riconosciuta dalla Commissione europea come destinazione d’eccellenza EDEN (acronimo di European Destinations of ExcelleNce), come esempio di buona prassi per il turismo sostenibile. Viaggiare lungo la Penisola del Sinis significa immergersi in un ambiente fertile, ricco di storia e meraviglie naturalistiche.

In tutto il Sinis è possibile ritrovare, infatti, numerosi nuraghi e villaggi nuragici, come il nuraghe s’Urachi di San Vero Milis, uno dei complessi archeologici più grandi di tutta la Sardegna, in cui l’impegno costante degli archeologi ha portato e sta portando alla luce millenni di storia. Eh sì, perché in realtà il lavoro dell’archeologo non consiste nel “semplice” ritrovamento di reperti, ma bensì, attraverso i ritrovamenti, ricostruire la Storia e gli usi dei popoli che in quelle terre hanno vissuto.

Per esempio, la maggior parte delle costruzioni sono in basalto, ed è interessante sottolineare come questa pietra si trovi in abbondanza nelle colline intorno a Narbolia, distanti circa 2 km in linea d’aria, quindi, riprendendo l’ipotesi di A. Stiglitz e altri, questo dato indicherebbe non solo un imponente progetto costruttivo, ma anche una riorganizzazione territoriale. Il nuraghe si estende su una collina ed è caratterizzato da dieci torri, di cui sette sono visibili, che un tempo molto probabilmente erano unite da cortine murarie a delimitare le mura perimetrali. Nella sommità del nuraghe è stato rinvenuto un probabile deposito votivo con resti di pasto e materiale punico, che farebbe ipotizzare un suo riutilizzo a fini cultuali.

Prime di lasciare la Penisola del Sinis alla volta della Marmilla, non possiamo che immergerci nelle cristalline acque di Is Arutas e Maimoni, e visitare lo stagno di Cabras, che riveste un ruolo fondamentale nella vita quotidiana degli abitanti del territorio che mantengono vivi i tradizionali sistemi di pesca e di trasformazione e consumo del pescato.

Grazie al melone de jerru arriviamo nella Marmilla, una sub regione del Medio Campidano, provincia istituita nel 2001 nel sud-ovest della Sardegna. La costa è una delle zone più incontaminate della Sardegna e si estende per circa 50 chilometri, assumendo un aspetto quasi desertico, per inoltrarsi verso l’interno nella zona di Piscinas, dove ritroviamo dune alte anche 30 metri. Qui la macchia mediterranea esprime tutta la sua bellezza e i suoi profumi, grazie alla presenza dell’olivastro, il lentisco, il rosmarino e la ginestra. Anche qui ritroviamo importanti complessi nuragici, come su Nuraxi di Barumini, dichiarata patrimonio dell’UNESCO nel 1997 e la cui costruzione risale al 1450 a.C. in cui è conservata una delle torri di pietra, con annesso villaggio nuragico tra i più affascinanti della Sardegna.

Sempre rimanendo in ambito nuragico, vale la pensa fare qualche chilometro verso Cagliari per visitare uno dei pochi esempi di nuraghe a pianta pentalobata, il nuraghe Arrubiu. Spostandosi verso nord, invece, possiamo tuffarci nel Medio Evo visitando il bellissimo Castello di Las Plassas, che si erge al centro della Marmilla, dove si narra che  vi soggiornarono prima il giudice Mariano IV e poi, molto probabilmente, sua figlia, la mitica giudicessa Eleonora, co-autori del codice di leggi sarde Carta de Logu.

Prima di lasciare la Marmilla e la Sardegna, lasciamoci incantare dall’Altopiano della Giara, una vera e propria fortezza naturale, in cui le rocce basaltiche e ripide falesie di roccia lavica fanno da cornice al vasto altopiano sulla cui sommità pianeggiante si trovano i ristagni d’acqua dei paulis, in cui poter ammirare in Primavera i bianchi ranuncoli d’acqua e ciclamini.

Finiamo il nostro itinerario sardo nel bosco sacro di Santa Maria Bangargia, posto a circa tre chilometri da Collinas, dove potremo riposarci tra olmi, pioppi, olivastri secolari e lentischi. Qui troviamo anche la chiesa campestre nota come Santa Maria e Forru.

Il nostro viaggio in compagnia del sole della terra termina qui, ma altri amici ci aspettano per portarci alla scoperta di altri posti meravigliosamente magici.

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