IL VIAGGIO CONTINUA COL SOLE DELLA TERRA: IL MELONE (2)

Tappa a Cantalupo. Il nome del risale al Medioevo. Il melone, gioiello della Sabina, portato dall’Asia da religiosi.

TURISMO
Sara Stefanini
IL VIAGGIO CONTINUA COL SOLE DELLA TERRA: IL MELONE (2)

Tappa a Cantalupo. Il nome del risale al Medioevo. Il melone, gioiello della Sabina, portato dall’Asia da religiosi.

È l’archetipo del melone estivo per eccellenza che ci accompagnerà nel Lazio per la seconda tappa del nostro itinerario: il melone di Cantalupo. Questo melone appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae del genere cantalupiensis e tra le varietà che appartengono a questa tipologia possiamo ricordare il Cantalupo Comune, dalla forma rotondeggiante, con buccia (in botanica detto epicarco) retata e solcata di colore giallo-marrone e una polpa tendente al rosso;

il Cantalupo Charentais dalla buccia liscia con coste poco marcate e polpa arancio; il Cantalupo Prescott, con buccia con costole più larghe e scanalatura marcata. La caratteristica comune, comunque, è che questa varietà di melone ha una polpa (che in botanica si chiama mesocarpo) dolcissima e succosa.

Il melone cantalupo

Il melone cantalupo è composto per il 90% da acqua, il che lo rende un prezioso alleato delle diete ipocaloriche, contiene vitamina A e C, sali minerali, quali sodio, potassio, manganese, fosforo, zinco e rame, e betacarotene e luteolina, un flavonoide con proprietà antiossidanti con effetti antinfiammatori e antiallergico.

Il nome dato a questo melone sembra risalire al Medioevo, quando dei religiosi portarono dall’Asia i semi di questo frutto, proprio nella città di Cantalupo, gioiello della Sabina vicino a Rieti, sede di un castello pontificio. L’origina del nome di questo paese non è certa e molto probabilmente deriva dall’unione di due centri abitati Chantia e Lugo nella fase della costruzione del Castrum, anche se trovo molto più affascinante la leggenda che vuole che ci fosse un lupo sulla collina che sembrava cantasse e da qui il nome Candalùpo in dialetto sabino.

Questo paesino, che sorge tra il fiume Tevere e gli Appennini Laziali, è un luogo in cui è possibile soggiornare assaporando la pace di un luogo in cui l’ambiente la fa da padrone, tanto che già i romani, che al fermento politico e militare erano maestri nel saper ben alternare benessere e relax, ne fecero un luogo di soggiorno testimoniato dalla presenza di diversi reperti risalenti a quell’epoca, appunto.

melone

Attorno alle numerose ville di epoca romana sorsero i Vicus e i Pagus in cui gli abitanti trovarono rifugio alla caduta dell’Impero e durante le invasioni barbariche. La scoperta di Cantalupo parte, come è ovvio che sia, a circa 600 metri dal centro storico presso la Chiesa di San Biagio e l’annesso convento, poiché sembra che il nostro melone, dopo essere stato introdotto in Europa nel XV Secolo dai Carmelitani, proprio in questo luogo gli stessi iniziarono a coltivarlo e selezionarlo. Purtroppo la Chiesa oggi è in rovina, ma non per questo risulta meno affascinante, e si presenta ad unica navata con volte a botte, con tre cappelle e altari annessi.

Chiesa di San Biagio

L’intradosso della volta a botte della navata è rivestito da un’orditura in legno e canna, sulla quale è stato apposto l’intonaco. Il convento che si sviluppa su due piani, è addossato alla Chiesa. Addentriamoci adesso nel centro storico di Cantalupo, passando per l’antico pozzo di forma circolare, da poco restaurato, profondo 40 metri, utilizzato in passato per diversi scopi e che oggi è protetto e visibile grazie ad una ringhiera in ferro.

Al centro del paese troviamo la fontana costruita intorno al 1930 per volere del Barone Emilio Camuccini, le cui rocce del basamento provengono da Rocchettine, mentre per la parte superiore sono state riutilizzate le decorazioni in travertino dell’antica Porta Casale prossima alla Chiesa di San Girolamo, oggi adibita ad Oratorio.

La Chiesa Santissima Maria Assunta in Cielo è la chiesa parrocchiale di Cantalupo, è a unica navata con pianta ovale e abside semicircolare. L’altare maggiore è caratterizzato da colonne di cipollino verde e capitelli corinzi ed è adornato da un quadro raffigurante la Vergine Assunta, datato 1793, e San Biagio. Ai lati della navata si trovano due piccole cappelle con arco a pieno centro. In quella detta de “I Re Magi” si trova un urna funeraria risalente all’epoca romana, che viene utilizzata come fonte battesimale.

Accompagnati dal nostro dolcissimo melone abbiamo scoperto un luogo dove poterci rilassare e rigenerare anima e corpo, meta che dovremmo prendere in considerazione qualora volessimo allontanarci per un po’ dal caos metropolitano.

E proprio qui, allora, ci fermiamo un attimo prima di riprendere il nostro viaggio accompagnati da un altro melone, che ci porterà in Sardegna.

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