IMMERSIONI ETICHE E “BLUE-WASHING”

Attività sempre più in voga, ma come vanno fatte davvero nel rispetto di Natura e animali? Ne abbiamo parlato con Leonardo D’Imporzano, referente nazionale WWF SUB.

AMBIENTE
Chiara Grasso*
IMMERSIONI ETICHE E “BLUE-WASHING”

Attività sempre più in voga, ma come vanno fatte davvero nel rispetto di Natura e animali? Ne abbiamo parlato con Leonardo D’Imporzano, referente nazionale WWF SUB.

Nel blu, dipinto di blu…è così che vorremmo le attività educative e hobbistiche nel mondo del mare. Ma è davvero così o  più spesso si tratta di attività mascherate di eticità che danneggiano flora e fauna marina? Abbiamo intervistato Leonardo D’Imporzano, Presidente 5 Terre Academy, referente nazionale WWF SUB e Tridente d’Oro Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee.

Il mondo delle attività marine è in accrescimento e le attività che si possono fare in mare sono molte e secondo D’Imporzano è proprio questa la causa del “green, anzi…blue washing”.

“Prendiamo ad esempio un’attività molto in voga, il whale-whatching (osservare i cetacei liberi in mare). Sono molte le società che parlano di “eticità” promuovendo la propria immagine con delfini e balene praticamente a sfioro delle barche, segno inequivocabile che si sono avvicinate troppo.” Spiega D’imporzano, che continua: “Un’altra attività molto poco etica e molto in voga, sono le immersioni con lo squalo nelle gabbie. Oltre a tramandare un’immagine sbagliata di feroce predatore, essi sono sollecitati grazie ad esche poste proprio al di fuori delle gabbie”. Secondo uno studio scientifico pubblicato su Conservation Physiology nel 2018, infatti, interagire con gli operatori di “cage diving” potrebbe distrarre gli squali dai comportamenti normali come il foraggiamento su prede naturali e ricche di energia come i pinnipedi (che è un gruppo che include foche e leoni marini). Secondo il team di ricercatori, le interazioni degli squali con i subacquei in gabbia è probabile che costino loro molta più energia rispetto ai comportamenti standard degli squali bianchi e ciò suggerisce che l’industria delle immersioni in gabbia influenza il bilancio energetico degli squali bianchi, e non è quindi un’attività etica per il benessere e la conservazione animale.

Proprio come in un’escursione in montagna, anche per un’escursione marina, infatti, i rischi per fauna e flora possono essere moltissimi, se non viene fatta in modo sostenibile. “Per questo le Aree Marine Protette, con le fasce di zonazione A, quella che praticamente istituisce la zona di maggior tutela rappresentano un importante fattore di preservazione.” Continua D’Imporzano “Non è solo la pesca ad arrecare danni alla fauna e in seconda battuta al fondale e quindi alla flora, ma come abbiamo detto, l’inquinamento acustico, lo sversamento accidentale di carburante e olii dai sempre più piccoli natanti a noleggio che imperversano lungo i litorali, contribuiscono attivamente. Sembra passato moltissimo tempo, eppure vorrei ricordare come durante il periodo del lockdown siano stati tantissimi gli avvistamenti di cetacei sottocosta, segno tangibile che le attività umane sono un forte elemento di disturbo”.

Quindi come riconoscere e fare uno snorkeling etico? “Se parliamo di snorkeling o di immersioni ricreative – racconta D’Imporzano –  allora possiamo accorgerci se la guida che ci sta accompagnando effettivamente fa immersioni dal punto di vista etico se riduce sensibilmente la velocità di avvicinamento alle zone di immersione (l’inquinamento acustico marino che prova sensibili problemi alla fauna marina), si ormeggi prevalentemente a boe fisse in maniera tale che l’ancora non provochi danni sul fondale o se comunque, impossibilitato per la mancanza di boe fisse, abbia cura a dove getta l’ancora senza quindi danneggiare eventuali presenze di pinne nobilis o praterie di posidonia. Un diving eco-sostenibile è quello che cambia nei vari turni, il sito di immersione, in maniera tale da non stressare flora e fauna con il passaggio continuo di subacquei che deve essere sempre in un numero contenuto. Un buon subacqueo partecipa all’immersione etica mantenendo un buon assetto durante l’immersione, che lo porta a ridurre il rischio di doversi appoggiare al fondale o di sollevare inutilmente della sospensione”.
È altresì importante ricordare e sottolineare che un buon diving dà indicazioni precise sul fatto di utilizzare un’unica fonte di luce per osservare eventuale fauna in tana, di non toccare assolutamente nulla e men che meno di portare via qualunque cosa. “Sono raccomandazioni semplici, volendo anche banali ma che spesso purtroppo vengono disattese dai più. Anche il numero di fotografi che compongono un gruppo di immersione deve essere contenuto, non più di uno-due, in maniera tale da non stressare troppo eventuali soggetti.” Continua l’apneista.

Un’immersione sostenibile non riguarda solamente il rapporto con la fauna e la flora, ma anche le piccole grandi azioni che siano anche un esempio per i turisti, come per esempio l’utilizzo di plastica. “Un diving sostenibile è quello che a bordo abbia bandito tutta la plastica usa e getta che spesso rappresenta il primo degli oggetti che accidentalmente cade in mare, promuovendo contestualmente anche la rimozione di plastica e di piccoli attrezzi della pesca perduti o abbandonati ad ogni singola immersione o che partecipa attivamente alle molte campagne che sempre più associazioni di tutela organizzano non solo sui litorali ma anche sui fondali.”

Ovviamente, come ci racconta l’esperto sub, un giro in snorkeling possiamo farlo anche da soli, anche se con una guida possiamo andare a scoprire meglio molte peculiarità della zona. E questo vale sia in mare che sulla terraferma. “Sono molti infatti, compresi i subacquei, che si concentrano sul passaggio dei grandi pelagici e misurano la bellezza della propria immersione se osservano cernie, dentici o barracuda, ma anche una pozza in riva al mare regala un mondo di biodiversità unico. Cavallucci marini, nudibranchi, si nascondono in pochi centimetri d’acqua o in mezzo alle praterie di posidonia, acquisire le corrette tecniche di immersione e di osservazione, nonché le spiegazioni da parte di un biologo marino, ci permettono poi di replicare bellissime immersioni anche da soli.”

Ed è proprio con la passione e l’esperienza di un professionista etico come Leonardo D’Imporzano che speriamo di riuscire a trasmettere la voglia di immergervi nella sostenibilità e nell’eticità delle acque dei nostri mari, che devono essere protetti attraverso la fruizione responsabile e l’educazione ambientale.