IMPRENDITORI EDILI, RIUSCITA LA MOBILITAZIONE. DA ROMA PARTE L'ULTIMATUM AL GOVERNO

Un successo l’assemblea all’Hotel Parco dei Principi a Roma: oltre 450 imprenditori da tutta Italia chiedono interventi urgenti. Coinvolti 1,5 milione di addetti e 150 mila aziende, pari al 22% del PIL. I vari interventi.

INFRASTRUTTURE
Alessio Ramaccioni
IMPRENDITORI EDILI, RIUSCITA LA MOBILITAZIONE. DA ROMA PARTE L'ULTIMATUM AL GOVERNO

Un successo l’assemblea all’Hotel Parco dei Principi a Roma: oltre 450 imprenditori da tutta Italia chiedono interventi urgenti. Coinvolti 1,5 milione di addetti e 150 mila aziende, pari al 22% del PIL. I vari interventi.

Oltre 450 imprenditori  del comparto delle opere stradali, civili ed industriali si sono dati appuntamento a Roma – presso l’Hotel Parco dei Principi – per fare il punto sulla situazione di enorme crisi in cui versa tutto il settore. Come anticipato qui su Stradenuove l’emergenza innescata dalla guerra in Ucraina ha generato una tempesta perfetta che ha portato i prezzi delle materie prime e delle lavorazioni a livelli incompatibili con la produzione. Le migliaia di imprese attive sul territorio italiano, già provate dai due anni di pandemia e di conseguente crisi, sono alle corde: non sono letteralmente in grado di lavorare, strangolate da costi impossibili da gestire.

Una situazione che continua a peggiorare

«Siamo arrivati al punto di dire “rinuncio ad un appalto”» ha chiarito l’avvocato Arturo Cancrini, uno dei relatori, aprendo il suo intervento. Poche parole che rappresentano in maniera drammaticamente chiara la situazione di eccezionale gravità in cui versano le imprese. Il dibattito, coordinato e moderato dal giornalista Luca Telese, ha visto alternarsi sul palco gli organizzatori del confronto, seguiti da altri imprenditori che hanno raccontato, tutti, la stessa brutta storia. Un settore che produce oltre il 20% del Pil nazionale (senza considerare l’indotto), già condizionato pesantemente da una gestione pubblica farraginosa, appesantito dai due anni di pandemia che ora viene messo – come detto – alle corde dalla tempesta dei prezzi innescata dalla guerra in Ucraina, che ha visto i materiali aumentare anche del 200% in pochissimo tempo.

L’inspiegabile atteggiamento del governo

«Non c’è una fornitura, di qualsiasi segmento, che sia in equilibrio» spiega Edoardo Bianchi, un altro imprenditore che ha contribuito a dare il via a questo coordinamento che, come spiegato, è solo all’inizio del proprio percorso. «E’ saltato il banco: è dall’ultimo trimestre del 2020 ad oggi – ancora prima degli effetti della crisi Ucraina – che noi siamo andati in difficoltà. Cosa è stato messo in campo dal legislatore per affrontare l’emergenza?» aggiunge, introducendo la questione dei necessari interventi dello Stato che, purtroppo, ancora non arrivano. «Ci troviamo di fronte ad una lunghissima serie di provvedimenti che o non hanno centrato l’obiettivo, o sono ancora in conversione. Non è più accettabile: noi siamo qui per dire che “ora basta”». Una posizione netta che è resa necessaria dall’atteggiamento del governo, che sembra non rendersi conto di quello che sta per succedere. Il rischio, molto reale, è stato spiegato e ribadito più volte nel corso del dibattito: il livello dei costi sta creando le condizioni affinché i contratti in corso di esecuzione non possano essere portati a termine. Quasi impossibile, poi, aprire i cantieri per i nuovi appalti. Il che significa niente opere previste dal PNRR.

Il primo passo per un cambiamento sostanziale

Dal dibattito sono arrivate delle proposte, elaborate dagli imprenditori partendo dalla situazione reale del settore: aggiornamento straordinario dei prezzari in uso e revisione dei prezzi, aggiornamento dei progetti prima dell’affidamento degli applicativi, apertura alla risoluzione contrattuale per eccessiva onerosità sopravvenuta senza sanzioni e segnalazioni all’ANAC, garanzia dell’esonero da responsabilità per causa di forza maggiore. Provvedimenti di buon senso, che permetterebbero alle imprese di tirare il fiato ed evitare conseguenze drammatiche, come ad esempio le ricadute occupazionali. Il destino di lavoratori e maestranze è stato posto al centro delle riflessioni e delle preoccupazioni degli imprenditori intervenuti: un problema ulteriore, che va ad aggiungersi ai tanti già in campo. La fotografia della situazione, insieme alle proposte dei costruttori, sono state inserite in una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi. Oltre alla missiva, è partita anche una comunicazione da parte dell’onorevole Erica Mazzetti, membro della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, che invita il presidente Draghi ed i ministri a prendere seriamente in considerazione il grido di allarme di migliaia di imprese.