IN CARROZZA: LA RIPRESA DEL TURISMO ATTRAVERSO LE FERROVIE STORICHE

La Noto-Pachino, il Governo ha deciso di finanziare “Percorsi nella storia – Treni storici e itinerari culturali”. Gli altri progetti. I fondi del PNRR. Trekking, escursioni, passeggiate e cicloturismo.

TURISMO
Valentino De Luca
IN CARROZZA: LA RIPRESA DEL TURISMO ATTRAVERSO LE FERROVIE STORICHE

La Noto-Pachino, il Governo ha deciso di finanziare “Percorsi nella storia – Treni storici e itinerari culturali”. Gli altri progetti. I fondi del PNRR. Trekking, escursioni, passeggiate e cicloturismo.

Raccontano di un’altra Italia e solcano come rughe d’espressione la pelle del nostro Paese.
Sono gli itinerari ferroviari storici, muti testimoni di un Paese che fu, con altre priorità dal punto di vista economico e logistico, che con il passare del tempo non sono riusciti a sopravvivere ai cambiamenti tecnologici ed hanno lasciato il passo alle tratte ad Alta Velocità o Grande Capacità (così vengono definite le tratte ferroviarie che uniscono due luoghi che per motivi di business o interesse culturale sono molto frequentate).

In questi ultimi anni sia l’Ente gestore della rete ferroviaria presente in Italia che diverse Associazioni locali si sono mosse per riattivare tratte ormai dimenticate nel tempo, cambiando l’originario scopo logistico di collegamento tra paesi altrimenti isolati o verso luoghi di lavoro come fabbriche o miniere ormai esaurite per esaltarne l’alto valore paesaggistico e favorire la riscoperta di un diverso modo di viaggiare e usufruire del treno.

E’ il caso ad esempio di alcune tratte ferroviarie storiche in Sicilia, tra le quali spicca per importanza la Noto-Pachino.
Nell’ambito del Piano Nazionale per gli investimenti complementari al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Governo ha deciso di finanziare un intervento denominato “Percorsi nella storia – Treni storici e itinerari culturali” che, a sua volta è articolato in diversi progetti di riqualificazione ferroviaria con valenza turistica. Tra gli interventi beneficiari di finanziamento, per i quali è stata stanziata una somma complessiva di 62 milioni di euro, per l’appunto, vi è anche questa tratta.

Ventisette km, a binario unico, la Noto-Pachino è una diramazione dalla Stazione di Noto, lungo la tratta Siracusa – Ragusa, giungendo fino a Pachino.
Aperta negli anni ’30 e rimasta attiva, prima per i viaggiatori e poi riservata alle merci, fino al 1986, lungo il suo percorso conta diverse opere architettonicamente rilevanti: il ponte a tre luci sul Fiume Tellaro (lunghezza 180 metri), il tratto che corre in trincea tra Roveto e Vendicari, la piattaforma girevole da 10 metri nella Stazione di Pachino.

Per un ripristino della tratta ai fini turistici si è battuta per diversi anni Italia Nostra, che mostra grande soddisfazione per il risultato conseguito.
Nel giro di tre anni la Fondazione Ferrovie dello Stato dovrebbe ripristinare la linea, in gran parte ancora armata, ma dalle stazioni ormai fatiscenti.

Quando non intervengono le Istituzioni, a valorizzare tratte ferroviarie in disuso, ma dall’alto valore ambientale e naturalistico si organizzano le Associazioni presenti sul territorio.

È il caso della tratta Civitavecchia – Orte, nata per unire il principale porto del Lazio con uno snodo ferroviario importante a livello nazionale.
Il tratto Capranica Sutri – Civitavecchia fu interrotto a causa di una frana nel 1961 e completamente abbandonato nel 1963.
Da allora più volte la linea è stata oggetto di piani di recupero, elettrificazione, tentativi di ripristino, nessuno però andato a buon fine.

Ecco dunque migliaia di appassionati di trekking, escursioni, passeggiate e cicloturismo che, approfittando di ampi tratti privi dei binari ma con il tracciato in piano perfettamente percorribile (al netto di gallerie ovviamente buie ed alcuni ostacoli rappresentati da muretti o cancelli lungo il percorso) organizzano gite nei weekend per ammirare in mezzo alla natura i borghi di Blera e Barbarano Romano, scegliendo la via più suggestiva di questo tratto del Lazio.

È questa l’ennesima prova che i fondi del PNRR se correttamente gestiti possono dare un’ulteriore spinta, come avvenuto in Sicilia, a questa nuova forma di turismo più lento, rispettoso del territorio e capace di ridare nuovo slancio a delle economia locali ferme ormai da troppo tempo.