In Italia 40 comuni senza rete fognaria

Il servizio di rete fognaria pubblica è, in Italia, completamente assente da 40 Comuni equivalente a 386.000 residenti.

INFRASTRUTTURE
Maria Grazia Ardito
In Italia 40 comuni senza rete fognaria

Il servizio di rete fognaria pubblica è, in Italia, completamente assente da 40 Comuni equivalente a 386.000 residenti.

Sembra impossibile, ma l’infrastruttura fognaria italiana fa decisamente acqua.  Nel 2022 il 9,7% delle famiglie (quasi 2,5 milioni di persone) ha lamentato irregolarità nel servizio di approvvigionamento idrico, di cui il 70% al sud, mentre per 40 Comuni  lo sversamento dello scarico dei ‘water’ avviene nei prati, nei canali o in mare.

Più della metà delle emergenze si trova in Sicilia, in particolare nella Provincia di Catania.

Quindi più di una persona su 60 risiede in un territorio italiano privo di fognature e non solo, laddove i servizi idrici ci sono,  perdono circa metà dell’acqua prima di arrivare nelle case.

Ancora, il servizio pubblico di depurazione delle acque reflue urbane è assente in 296 Comuni, dove risiedono 1,3 milioni di persone (il 67,9% è al sud).

La fotografia piuttosto impietosa è stata fatta dal Cresme nel ‘rapporto congiunturale sull’innovazione e sul mercato dei sistemi acquedottistici, fognari e di depurazione dell’acqua in Italia’.

RETE FOGNARIA ITALIANA
Sul banco degli accusati ‘i pochi investimenti e manutenzione’, mentre in un momento storico di mancanza d’acqua nelle aree alpine, un servizio idrico efficiente sarebbe fondamentale.

Esistono poi da una serie di fattori intrecciati a definire il quadro: lentezza burocratica, scarso coordinamento tra enti pubblici e ridotta sensibilità ai temi dell’ambiente, tutto questo finisce così con l’investire uno dei diritti fondamentali quali la salute di tutti noi.

Oggi su una rete di 300 mila chilometri di acquedotto, oltre 70.000 risalgono ad almeno mezzo secolo fa.

Questa situazione ha messo in moto la macchina sanzionatoria di Bruxelles, ma l’Europa già dal 2000 aveva cominciato a occuparsi della carente situazione italiana.

A maggio la multa comminata all’Italia è stata di 25 milioni di euro, oltre 30 milioni per ciascun semestre di ritardo, fino alla completa messa a norma per il convogliamento delle acque reflue urbane verso un impianto di trattamento o verso un punto di scarico.

Al termine del primo semestre, che combacia con il 30 novembre prossimo, la multa potrà essere ridotta di una quota percentuale che sarà calcolata sulla base del numero di abitanti messo a norma.

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