IN VIAGGIO CON LA CENERENTOLA DELLA DISPENSA: LA CIPOLLA (2)

Nelle Marche la “Rossa piatta di Pedaso”, molto aromatica, dolce e digeribile. Un ciclo di coltivazione molto lungo.

TURISMO
Sara Stefanini
IN VIAGGIO CON LA CENERENTOLA DELLA DISPENSA: LA CIPOLLA (2)

Nelle Marche la “Rossa piatta di Pedaso”, molto aromatica, dolce e digeribile. Un ciclo di coltivazione molto lungo.

Riprendiamo il viaggio in compagnia della nostra cipolla, che abbiamo imparato non poter esser considerata una semplice cenerentola della dispensa, dirigendoci nelle Marche, regione dalle radici antiche dove il sole sorge dal mare e tramonta tra le colline e i monti.

Dirigersi nelle Marche significa addentrarci in una terra che profuma di mare, in cui si alternano meravigliosi paesaggi tra mare e monti, a cui alle bellezze naturalistiche si aggiunge un ricco patrimonio artistico che permette un tuffo nella storia, nell’arte e nell’architettura.

Cipolla rossa piatta di Pedaso

In una parte di questa Regione, che vanta 180 chilometri di costa e verdeggianti distese di boschi, ci accompagna la cipolla rossa piatta di Pedaso, che oltre che nel Comune a cui si deve il suo nome, viene coltivata anche in alcuni territori limitrofi nei Comuni di Altidona, Campofilone, Lapedona e Moresco. Questa cipolla può arrivare ad un peso di 180 grammi, presenta un colore rosso intenso tendente al violaceo all’esterno e un interno bianco candido. È una cipolla molto aromatica e dolce, delicata, croccante e molto digeribile, dal caratteristico aspetto appiattito, che è conferito dal terreno sabbioso in cui viene coltivata.

Agli inizi dell’800 erano molti i terreni in cui veniva coltivata questa cipolla, poi però ha subito un forte arresto durante la Seconda guerra mondiale, tanto da essersi quasi “estinta”. Grazie ad un agricoltore che ne ha custodito i semi, Arturo Ferretti e all’impegno dell’amministrazione locale, la semente è stata consegnata all’ASSAM (Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche) che la custodisce nella banca del seme di Monsampolo.

Il ciclo di coltivazione di questa cipolla è molto lungo, poiché ci vogliono due anni per arrivare al prodotto finale, partendo ogni volta dalla riproduzione della semente. Le cipolle da cui poi produrre i semi vengono selezionate durante il periodo di raccolta e poi custodite in luoghi bui per permetterne la corretta germinazione, per poi essere trasferite nel terreno. Quando i bulbi raggiungono un’altezza di circa un metro sviluppano il fiocco o bacioc con tanti piccoli fiori di colore bianco-verdastri, dentro i quali si trovano i semi. Tra luglio e agosto, poi, i semi vengono disposti per 2-3 giorni su un panno al sole, dove completano, nei venti giorni successivi, l’essiccazione in luogo ombreggiato ed arieggiato. Per estrarre i semi i fiocchi vengono strofinati tra le mani e posti in un recipiente con l’acqua per verificare quale seme sia adatto per dar vita alle nuove colture di cipolle, che sono quelli che si depositeranno sul fondo. Da tutto quanto descritto, non possiamo che definire la coltivazione di questa cipolla e il suo mantenimento come un atto di amore e grande dedizione degli agricoltori, i veri custodi della terra.

La cipolla rossa piatta ci porta a Pedaso, un piccolo paese sulla costa adriatica che sorge nei pressi della collina chiamata monte Serrone, dove, per chi è amante delle camminate e della natura, è possibile organizzare delle passeggiate immersi nel silenzio e nel verde.

Pedaso offre la possibilità di una visita ad un ritmo lento, immersi nella natura, rappresentata, oltre che dall’ambiente collinare, dal suo carattere marino, con una spiaggia di circa due chilometri di sabbia e ghiaia.

Con l’ausilio di una pista ciclabile è possibile farsi una bella passeggiata partendo dalla foce del fiume Aso, arrivando a percorrere il Lungomare dei cantautori del XX secolo, un percorso accessibile da sottopassi dedicato a noti cantautori (De Andrè, Gaber, Tenco, Bertoli, Modugno, Endrigo e Battisti), che ci porta al porticciolo, zona di attracco per le imbarcazioni da diporto e gli operatori della piccola pesca.

Addentrandoci in Pedaso

Addentrandoci in Pedaso si trova il vecchio Palazzo Comunale con la sua torre bicentenaria, da cui l’orologio scandisce lo scorrere del tempo nel paese.

In merito all’architettura religiosa, la chiesa principale del paese, che si affaccia su un’ampia piazza, è quella dedicata ai suoi patroni Santa Maria e San Pietro Apostolo. La chiesa di stile neogotico ha pianta a croce latina con un’ampia navata centrale e due navate laterali più piccole, ed è abbellita da alte vetrate policrome raffiguranti scene di vita di Gesù e San Francesco. Il soffitto è in legno con capriate a vista.

Vale menzionare anche l’edificio denominato la “Chiesolina” dedicata alla Madonna Addolorata, che prima della costruzione della chiesa principale nel 1897, era l’unico luogo di culto del paese e che grazie ad interventi della Soprintendenza nel 2007 è stata restituita ai cittadini, dopo aver subito un progressivo degrado. Non possiamo lasciare Pedaso senza aver fatto visita al Faro, con un basamento a parallelepipedo e una parte superiore tronco-piramidale. Salendo le scale a chiocciola si giunge ad un’ampia terrazza da cui la vista spazia dai monti Sibillini alla Croazia.

Il nostro viaggio nelle Marche termina qui, da cui ci allontaniamo con le parole di una delle voci più alte della poesia italiana, Giacomo Leopardi, che ha tratto ispirazione proprio da questi luoghi che ha reso protagonisti, attraverso immagini indelebili, e che la sua penna ha reso eterni.

Viaggiando a ritmo lento, ovvero assaporando, il territorio marchigiano, sarà comprensibile a tutti il significato della sua poesia l’Infinito.

Alla prossima tappa, in cui la nostra cipolla ci porterà al sud.

 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.

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