INNOVAZIONE: IL PARADOSSO DEL GAS ITALIANO

L’Italia importa il 94% del gas mentre galleggia su 90 miliardi di metri cubi che non estrae. Gli autotrasportatori minacciano la serrata per il caro carburante. Il ruolo degli Agenti marittimi.

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
INNOVAZIONE: IL PARADOSSO DEL GAS ITALIANO

L’Italia importa il 94% del gas mentre galleggia su 90 miliardi di metri cubi che non estrae. Gli autotrasportatori minacciano la serrata per il caro carburante. Il ruolo degli Agenti marittimi.

Nel giorno in cui gli autotrasportatori sono a Roma per un faccia a faccia con la viceministra delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Teresa Bellanova, sul rischio di blocco della catena logistica italiana a causa degli aumenti del prezzo del carburante (“conviene ormai spegnere i motori piuttosto che pagare un pieno 1200 euro” è il mantra), la Federazione nazionale degli Agenti Marittimi mette a nudo il paradosso italiano.

Il paradosso cioè di un Paese, il nostro, super manifatturiero, che ha rinunciato, per i motivi più disparati, comunque riassumibili nella assenza di una politica energetica e che si è ridotto a dipendere per il 94 per cento dall’estero (Russia, Algeria, Libia) quando galleggia “su 90 miliardi di metri cubi di gas”.

E’ il presidente di Federagenti Alessandro Santi a ricordare l’esistenza, sotto i fondali nelle acque territoriali italiane e in alcune regioni italiane, di imponenti giacimenti di gas, cioè – precisa – del meno inquinante dei carburanti fossili che, il realismo si impone, ci dovranno comunque accompagnare nel lungo e complesso viaggio verso l’idrogeno verde.

Alessandro Santi fa anche due conti, con il senno di oggi, che è il senno di poi, quando parla di un gas italiano “la cui estrazione costerebbe 5 centesimi a metro cubo, contro i circa 70 centesimi che gravano sulla testa degli italiani per il gas importato, con punte anche superiori, soprattutto nelle ipotesi di aggravamento delle tensioni internazionali con la Russia. Tutto questo senza considerare la seppur limitata ma fondamentale indipendenza che ne deriverà rispetto agli stress geopolitici”.

Ma recriminare serve a ben poco, il problema è come disinnescare la bomba, per l’Italia, delle bollette che, dice Santi, a proposito di resilienza, può, anzi deve diventare una grande opportunità, ripartendo dalle stesse recentissime dichiarazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha annunciato l’avvio di una grande campagna per lo sfruttamento delle risorse di gas.

Ebbene – è il ragionamento di Santi – visto che solo in Adriatico sono presenti e inattive decine di piattaforme petrolifere per le trivellazioni, se un numero crescente di queste trivelle verrà riattivato, tutti gli operatori marittimi saranno chiamati a rimboccarsi le maniche.

Federagenti e gli agenti raccomandatari intendono insomma mettersi da subito a disposizione dello Stato per ricostruire questa filiera che richiederà l’utilizzo di un’intera flotta di supply vessels, di mezzi marittimi, di rimorchiatori e in taluni casi di navi gasiere.

“Sì – conclude il presidente degli Agenti marittimi – è venuto il momento del coraggio, anche perché lo sfruttamento delle nostre risorse nazionali coinciderebbe con la nascita di nuove attività e di un’occupazione specializzata che coinvolgerà anche molti lavoratori marittimi e aziende del cluster del mare. Speriamo che questo sia solo il primo di tanti progetti strutturali che il Governo ha intenzione di mettere in cantiere per riappropriarsi del suo mare e delle sue enormi potenzialità, di cui Federagenti si sta facendo instancabile sponsor da tanti anni”.