INQUINAMENTO ANTIBIOTICO

La dispersione degli scarti di questi farmaci nell’ambiente rischia alterare profondamente gli equilibri dell’ecosistema.

AMBIENTE
Maria Carla Ottaiano
INQUINAMENTO ANTIBIOTICO

La dispersione degli scarti di questi farmaci nell’ambiente rischia alterare profondamente gli equilibri dell’ecosistema.

L’eccessiva assunzione di antibiotici non danneggia solo la nostra salute ma anche quella dell’ambiente in cui viviamo.

Sarebbero infatti proprio gli antibiotici, tra tutti i farmaci, a produrre il più alto tasso d’inquinamento dell’ambiente e, in modo particolare, delle acque. È qui infatti che finiscono i residui di questi farmaci una volta usciti dal nostro organismo (ne demoliamo solo il 20% e il rimanente 80% lo espelliamo) e sempre qui vanno a confluire gli antibiotici dispersi nell’ambiente e scorrettamente smaltiti insieme ai residui delle lavorazioni delle case farmaceutiche che li producono.

A dimostrarlo una ricerca svolta nel 2022 che ha misurato le concentrazioni di antimicrobici in più di 250 fiumi in oltre 100 Paesi del mondo.

Ebbene, stando ai risultati, la più alta concentrazione di antimicrobici si troverebbe nelle acque di alcuni paesi asiatici, in particolar modo Cina, Corea del Sud e Pakistan ma, soprattutto, in India, dove si trova la città di Hyderabad che, con le sue 300 aziende farmaceutiche, è leader mondiale nella produzione di antibiotici.

antibiotici

Nelle acque del fiume Musi e del lago Edulabad presso le quali sorge la città, ricercatori dell’Università di Göteborg, in Svezia, hanno infatti rilevato una contaminazione da farmaci senza precedenti provocata, per l’appunto, dagli sversamenti delle aziende produttrici.

Le cose non vanno però tanto meglio dalle nostre parti. In Europa, livelli allarmanti di azitromicina e eritromicina, due fra i più comuni antibiotici, sono stati rilevati nelle acque del fiume Sava, affluente del Danubio che bagna le città di Zagabria, Belgrado e Lubiana e una presenza assai elevata di residui antibiotici nell’ambiente è stata registrata anche nel Regno Unito.

Nel nostro paese concentrazioni di residui antibiotici sono state rinvenute in fiumi e laghi, acque reflue e acque di falda di tutto il territorio nazionale e in particolar modo nel lago Maggiore e nei fiumi Tevere e Lambro.

Disperse nell’ambiente le sostanze chimiche che compongono gli antibiotici si degradano con grande lentezza e la loro permanenza in grandi quantità nell’ambiente comporta una serie di rischi non trascurabili.

degrado

Innanzitutto si tratta di sostanze tossiche per gli abitanti delle acque (pesci, molluschi, alghe e crostacei etc.) che possono pertanto produrre anomalie genetiche, disfunzioni metaboliche, danni cardiovascolari e ritardi nello sviluppo.

Inoltre, al contatto con l’ambiente, queste sostanze possono determinare lo sviluppo di nuovi batteri resistenti che a quel punto renderebbero inefficace l’utilizzo di questi farmaci a protezione della nostra salute.

Per tentare di dare una risposta al problema si stanno mettendo a punto diverse soluzioni: dagli esperimenti in corso per la produzione dei cosiddetti “farmaci verdi” e dunque eco-compatibili, ai sistemi di valutazione ambientale dei farmaci rimborsati dal sistema sanitario pubblico fino all’erogazione di incentivi per i produttori che si impegnano a controllare e ridurre le emissioni inquinanti.

In Europa, nell’ambito di un progetto comunitario del valore di 2,18 milioni di euro, è stato messo a punto un metodo rivoluzionario, che si avvale di processi di ossidazione a base di ozono per eliminare le scorie di antibiotici disperse nell’ambiente.