INQUINAMENTO DA METANO: COSA STA FACENDO L'UE?

La discussione della proposta legislativa avanzata nel 2021 della Commissione europea per ridurre le emissioni di metano è ancora in corso. E ciò rischia di indebolire l’impianto normativo.

AMBIENTE
Pamela Preschern
INQUINAMENTO DA METANO: COSA STA FACENDO L'UE?

La discussione della proposta legislativa avanzata nel 2021 della Commissione europea per ridurre le emissioni di metano è ancora in corso. E ciò rischia di indebolire l’impianto normativo.

Sono passati due anni da quando l’esecutivo europeo ha proposto la prima normativa per combattere l’inquinamento da metano, un gas a effetto serra invisibile, dannoso per il clima e l’ambiente più dell’anidride carbonica, in quanto rispetto a questa intrappola 80 volte più calore nella nostra atmosfera nei primi 20 anni.

Nonostante l’attuale urgenza di affrontare seriamente le questioni del cambiamento climatico, limitando o eliminando i fattori che vi contribuiscono, la proposta legislativa avanzata dalla Commissione è poco ambiziosa e in fase iniziale. È ancora in discussione in Parlamento e Consiglio UE e i negoziati non sembrano destinati a concludersi presto, con la conseguenza che questo ritardo potrebbe annacquare la normativa.

Salvare il clima combattendo metano e CO₂

Ridurre le emissioni di metano è il modo più rapido per rallentare il riscaldamento globale, secondo la Clean Air Task Force (CATF) ,il primo gruppo ambientalista a lanciare pubblicamente l’allarme sui pericoli delle emissioni di metano. Per rallentare questo fenomeno che sperimenteremo nei prossimi 20 anni ed evitare il raggiungimento di livelli climatici irreversibili, la riduzione delle emissioni di metano è l’unica azione efficace. Agire ora per ridurre l’inquinamento da metano è fondamentale per rimanere al di sotto dell’obiettivo di riscaldamento globale di 1,5 gradi centigradi, così come stabilito nell’Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici. Secondo quanto indicato dal CATF le conoscenze e tecnologie esistenti sono in grado di ridurre le emissioni di metano di oltre il 40%.

Sebbene sia innegabile che gli sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica sono fondamentali per qualsiasi strategia climatica a lungo termine, per circa un trentennio i risultati della decarbonizzazione del sistema energetico in termini di riduzione del riscaldamento, non sono significativi. E in questo lasso di tempo il riscaldamento potrebbe spingere il pianeta oltre il clima irreversibile punti di non ritorno; le riduzioni di metano potrebbero contribuire a ridurre il tempo, agendo come strategia complementare.

I responsabili delle emissioni di metano

Tra le fonti principali di inquinamento da carbonio ci sono i combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale e biomasse); l’agricoltura e l’allevamento; i rifiuti solidi lasciati in discarica e i liquami. Esistono già alcune misure per ridurre le emissioni di metano in questi settori, ad esempio:

  • rilevare e riparare le perdite e aggiornare le apparecchiature obsolete negli impianti di petrolio e gas;
  • attivare migliori pratiche di gestione del bestiame e del letame nella produzione globale di carne e latticini;
  • imporre ai gestori delle discariche di controllare rigorosamente le emissioni di gas ricco di metano, spostando i rifiuti organici lontano dalle discariche per essere compostati o trasformati in digestori di biogas.

La limitazione dell’inquinamento da metano non richiede nuove tecnologie, né è costosa: è possibile ridurre le sue emissioni di quasi la metà entro il 2030 utilizzando le conoscenze e gli strumenti attualmente disponibili. In più circa il 60% di queste misure ha bassi costi di mitigazione e oltre il 50% costi negativi.

Oltre agli effetti benefici in termini di contenimento del riscaldamento globale, il taglio delle emissioni offre ulteriori vantaggi, tra cui una migliore qualità dell’aria e della salute pubblica; il metano infatti è il gas che più contribuisce alla formazione dell’ozono a livello del suolo e un pericoloso inquinante atmosferico.  Eliminarlo previene anche le perdite di raccolto, crea posti di lavoro e aumenta la produttività. Si tratta di conclusioni del Global Methane Assessment del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP).

Proposte nella nuova normativa UE

Clean Air Tech Force suggerisce alcune azioni da intraprendere per rendere efficace la lotta al metano tra cui:

  • la definizione di programmi globali di individuazione e riparazione delle perdite che richiedono agli operatori di ispezionare regolarmente le strutture con perdite ed emissioni improprie e ripararle in un tempo ragionevole ricorrendo alla tecnologia moderna a disposizione. Un’efficiente legislazione in materia  dovrebbe rendere obbligatorio a livello europeo il rilevamento delle perdite su base regolare con un monitoraggio continuo. Sulla base dei dati della U.S. Environmental Protection Agency, le emissioni da perdite possono essere ridotte del 90% con ispezioni mensili e dell’80% con ispezioni trimestrali.
  • il divieto di sfiato (venting) e flaring, ossia i rilasci controllati di gas serra che fanno parte delle operazioni del settore petrolifero e del gas dovrebbero esser messi al bando con eccezioni definite in modo chiaro e ammesse solo per motivi di sicurezza, emergenza o circostanze in cui la cattura della vendita e la reiniezione non sono tecnicamente possibili straordinariamente costose. Le norme che vietano lo sfiato del gas naturale consentirebbero una riduzione delle emissioni del 95%.

Un sistema di misurazione, segnalazione e verifica (MRV) efficace per identificare i problemi e valutare i progressi compiuti sul contenimento del metano. Tale sistema dovrebbe esser basato su un’analisi completa delle apparecchiature, su rapporti dettagliati sulle emissioni individuali e aggregate a livello di paese o di risorsa e sulla verifica di parte terza sulle emissioni di gas fossile importato nell’UE.

Standard di importazione per i paesi extra-europei. La maggior parte delle emissioni di metano generate dal consumo di petrolio e gas nell’UE avviene al di fuori dei suoi confini in quanto l’UE importa oltre l’80% del gas e il 90% del petrolio che consuma. Pertanto gli standard di individuazione e riparazione delle perdite e il divieto di venting e flaring dovrebbero applicarsi anche alle importazioni e coprire l’intera catena del valore fino al punto di produzione.

Una gestione attenta dei pozzi di petrolio e gas abbandonati in Europa di cui non si conosce il numero totale e che, se chiusi in modo improprio, emettono un flusso continuo di metano. Il tutto e complicato dalla difficoltà di individuare quali società sono proprietarie o ne sono responsabili, pertanto un programma sulla mitigazione del metano per questi pozzi per garantirne la ricerca, la sigillatura e il monitoraggio; oltre a portare a sostanziali riduzioni delle emissioni di metano dai pozzi abbandonati, porterebbe opportunità di lavoro.

Le misure e la tecnologia per fermare il metano ci sono. Quello che manca è la considerazione della priorità del tema nell’agenda dei leader europei e mondiali.