«Fermate l’intelligenza artificiale»: rischi, cybercrime e lavoro secondo Razzante

Ranieri Razzante analizza i rischi dell’intelligenza artificiale: cybercrime, controllo dei sistemi, occupazione e necessità di regole efficaci.

STRADENUOVE – «Fermate l’intelligenza artificiale!» Fino a un anno fa nessuno poteva ragionevolmente ipotizzare che dall’hype si passasse all’allarmismo sfrenato sull’utilizzo di questa pur straordinaria tecnologia.

Dico un anno fa perché, almeno in Italia, si era impegnati a recepire la normativa europea, a creare una strategia e un ambiente legalmente sicuro entro il quale poter lasciare all’intelligenza artificiale lo spazio che merita.

Ma non è ancora così, purtroppo e, seppur indegnamente, mi piace ribadire che, con pochi altri, avevo previsto sia la bolla finanziaria sia, soprattutto, quella “securitaria” in questa materia.

Dall’intelligenza artificiale generale alla “super AI”

Basta ricordare che, nelle classificazioni scientifiche e tecniche di cui si parla in dottrina o più semplicemente sulle enciclopedie, l’intelligenza artificiale cosiddetta “generale”, o la “super AI”, sarebbero state qualcosa di futuribile, anzi di impossibile da realizzare per ora. Ciò soprattutto perché queste tipologie di IA prevederebbero una replica delle funzioni intellettive e senzienti dell’essere umano, per cui fino a oggi si riteneva a dir poco arduo arrivare a progettare simili applicazioni.

Credo possiamo fidarci, invece, dei tre maggiori “produttori” mondiali di sistemi di IA quando dicono che la situazione rischia di sfuggire al controllo. Al di là delle macchine, degli umanoidi o dei robot utilizzati per “umanizzare” l’intelligenza artificiale, si è stabilito, con ragionevole certezza, che essa può oggi lavorare anche in assenza di input umani.

Ci siamo affannati a scrivere regole che prevedono nitidamente la responsabilità dei contenuti a favore dell’uomo, mentre l’IA sta decidendo esattamente il contrario. Se vuole, si autoproduce, si autoaddestra, progetta attacchi ad altre “consorelle” o a sistemi informatici. E probabilmente si autoassolve.

Difesa, sicurezza e sanità

Sia chiaro che l’utilità che questa nuova grande invenzione può avere sulla vita di ciascuno di noi, ancorché non così estesa come comunemente si vuole far credere, è indubbia. Penso ai settori della difesa, della sicurezza e della sanità. Altri è difficile individuarne.

Resta il fatto che l’utilizzo in operazioni di difesa contro la commissione di reati deve ancora essere definito con esattezza e, quantomeno nel nostro Paese, è soggetto, come peraltro in Europa, a troppi vincoli e pastoie burocratiche.

Intelligenza artificiale e attacchi informatici

Un recentissimo report di IBM, da citare insieme a molti altri che convergono per gli interessanti dati forniti, registra un aumento degli attacchi informatici di oltre il 50% grazie all’utilizzo malevolo dell’intelligenza artificiale, con costi medi che superano di un milione di dollari quelli, già esorbitanti, degli attacchi informatici perpetrati senza l’impiego dell’IA, pari a circa cinque milioni di dollari.

D’altronde, come ogni invenzione che si rispetti, essa può rivelarsi utile, a sua insaputa e senza colpa, ovviamente, anche per scopi criminali. Solo che è stato molto difficile per il treno e le macchine a vapore.

Si dirà che tutto ciò è banale ed è scritto male, e probabilmente concorderò, scusandomi per la sintesi giornalistica: giuro che non l’ha fatta l’IA. Ma prima o poi avremo il problema di “arrestare”, nel senso più penalistico del termine, l’intelligenza artificiale criminale.

Il rischio occupazionale e il ruolo dei “maestri”

Sì, perché nella foga di fare impresa — tutti si occupano di IA e non si capisce chi la acquisti — e di esaltare acriticamente i meriti, che ci sono, di questa grande scoperta, non ci siamo resi conto che, statistiche alla mano, stanno crescendo sia i criminali sia i disoccupati da IA.

La superficialità dell’idea che l’utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale non distrugga, bensì ricrei nuovi posti di lavoro, la lasciamo ai teorici delle macchine perfette. Le redazioni dei giornali, gli studi di consulenza, grafica e pubblicità e, soprattutto, le università e le scuole ben presto non avranno più bisogno di maestri, di arte e di vita.

Io guarderei invece ai “maestri” — su tutti, il Papa e il nostro Presidente della Repubblica — che in queste ore ci hanno richiamato al rispetto dell’essere umano, prima che delle macchine.

Prof. Avv. Ranieri Razzante
Docente di Cybercrime & Homeland Security, Università di Perugia
Componente del Comitato Esperti UIF
Consulente della Commissione parlamentare Antimafia

Fonte citata dall’autore: recente report IBM sulla sicurezza informatica e sull’utilizzo malevolo dell’intelligenza artificiale.

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