INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE ANTONIO MAZZEO “LA TOSCANA DIVENTI TERRA DEI GIOVANI”

Tante idee e progetti che guardano al futuro, con una visione politica che, come ripete spesso, “non si preoccupi della prossima campagna elettorale, ma delle prossime generazioni”

TURISMO
Clara D'Acunto
INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE ANTONIO MAZZEO “LA TOSCANA DIVENTI TERRA DEI GIOVANI”

Tante idee e progetti che guardano al futuro, con una visione politica che, come ripete spesso, “non si preoccupi della prossima campagna elettorale, ma delle prossime generazioni”

Il nuovo presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, vuole lanciare una sfida: immaginare la Toscana dei prossimi 30 anni e puntare su ambiente, paesaggio e soprattutto giovani talenti.
Antonio Mazzeo

Partiamo dalla sostenibilità, non solo economica, ma umana e sociale. Più volte lei ha ribadito questo concetto, come si declina nel contesto attuale?

Quando parlo di sviluppo sostenibile comprendo in questa definizione la possibilità di una crescita comune che sia equilibrata dal punto di vista ambientale ma che aumenti anche la giustizia sociale e quindi sia anche crescita sociale e umana. Del resto, se ci pensiamo bene, non stiamo inventando nulla, ma ci muoviamo nel solco della nostra Costituzione che ha fra i suoi principi fondamentali, vedi l’articolo 3, non solo la lotta contro le disuguaglianze formali, ma anche il lavoro e l’impegno per rimuovere quegli ostacoli che producono le disuguaglianze sostanziali. Lungo questa linea, ci attende quindi un compito decisivo soprattutto alla luce degli effetti prodotti dalla pandemia Covid-19. Dobbiamo cioè guardare a quello che è accaduto, e che ancora sta accadendo, non come a una parentesi che prima o poi chiuderemo, così che potremmo comportarci come fin qui ci siamo comportati. La pandemia infatti ha acuito, facendole emergere in tutta la loro gravità, certe storture strutturali del nostro sistema Paese che dobbiamo correggere anche coltivando l’ambizione di guardare al futuro delle prossime generazioni. Quello che decideremo oggi infatti sarà determinante per disegnare la società di domani che dovrà essere più giusta e più rispettosa dell’ambiente, e quindi in una parola più umana. Il mio sogno ad esempio è vedere la Toscana come la terra dei giovani, dove chi ha voglia di studiare o ha un’idea imprenditoriale trovi tutte le condizioni per potersi affermare. In questi anni la Regione ha impegnato molte risorse per una strategia, chiamata Giovani Sì, che prevede aiuti e incentivi ai giovani toscani. Ora penso che sia arrivato il momento di passare a una strategia Giovani Qui per fare della nostra regione la terra più attrattiva per i giovani di tutto il mondo.

Il turismo post pandemia è slow, nel rispetto dell’ambiente, e tecnologico con app che aiutano la programmazione del viaggio e con percorsi ambientali georeferenziati. La Toscana è pronta?

Secondo me quando potremmo tornare a muoverci e a viaggiare, e spero accada il prima possibile perché vorrebbe dire che la pandemia è definitivamente sconfitta, ci accorgeremo che la domanda turistica sarà molto cambiata. Ci sarà cioè un calo del turismo fast, del mordi e fuggi, e ci sarà più voglia delle persone di conoscere e quindi entrare dentro i luoghi che andranno a visitare. Noi in Toscana, da questo punto di vista, abbiamo davvero un tesoro enorme, perché siamo in grado di offrire non solo storia, arte, cultura e ambienti mozzafiato, ma abbiamo le potenzialità per offrire al visitatore delle esperienze uniche e non copiabili. Per questo credo che la ricetta vincente sarà proprio quella che punterà sulla qualità della vita e del vivere in Toscana. Ma per riuscirci è necessario che le imprese turistiche siano messe in condizioni di farlo attraverso gli opportuni investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali.

 Le infrastrutture come leva di sviluppo del territorio, gestite però  con l’ausilio di piattaforme altamente tecnologiche, in grado di fare analisi predittive degli interventi manutentivi e grande  attenzione al riciclo dei materiali già utilizzati integrati a conglomerati altamente innovativi. Come si declina tutto ciò in Toscana?

Secondo me siamo i pionieri di una svolta possibile che si intuisce, ma la cui vera portata ancora non riusciamo a comprenderla fino in fondo. Faccio un esempio molto concreto. Il nostro modello produttivo fin qui è stato orizzontale: materia prima- lavorazione-prodotto-consumo-rifiuto. Oggi vediamo che si tratta di un modello insostenibile perché utilizza materie prime irriproducibili e alla fine del loro ciclo vitale le abbandona come rifiuti. Oggi i rifiuti invece sono risorse, si possono recuperare e ri-utilizzare questo produce due effetti positivi per la qualità dell’ambiente e quindi della nostra vita. Da una parte la riduzione dell’aggressione ai beni finiti del nostro pianeta, dall’altra la riduzione del problema smaltimento dei rifiuti che, soprattutto in Italia, vuol dire discariche o peggio abbandono illegale.  E’ evidente che questo processo è iniziato, ma stiamo andando troppo lenti, tanto che a volte ci appare come una battaglia impossibile da vincere. A me capita ad esempio quando vedo in tv quelle isole di plastica che galleggiano sul mare. Ma non possiamo fermarci. Ecco perché siamo pionieri, perché la frontiera la stiamo intravedendo ma dobbiamo avere la forza e il coraggio di non fermarci. Dobbiamo andare avanti. E qui la politica deve fare la propria parte. Ad esempio sostenendo la riconversione ecologica delle nostre imprese. Noi abbiamo esempi importanti. Pensiamo a cosa era la conciatura solo 20 anni fa e guardiamo oggi cosa è diventata anche dal punto di vista dei sistemi di depurazione delle acque post-lavorazioni. Questa evoluzione positiva è stata possibile perché c’è stata un’alleanza sociale fra imprese e comunità sostenuta dalle istituzioni, che hanno aiutato con proprie risorse gli investimenti dei privati volti a modificare modelli produttivi seguiti per anni e anni tanto da sembrare immodificabili.  L’insegnamento è che, grazie anche alla evoluzione della scienza e della tecnica, se si vuole si può fare. Sempre.

Il nostro portale STRADENUOVE si rivolge a tutte quelle aziende che partendo dalla rete Primavera d’Impresa, ormai composta da oltre 230 aziende, intende promuovere un concetto di sviluppo che guardi al futuro non sprecando risorse del nostro pianeta e valorizzando la forza lavoro come primo cardine di sviluppo delle aziende. Lei ha parlato di una Toscana fatta di una comunità che, cosciente della propria tradizione, abbia la voglia, il coraggio e anche le competenze per scommettere sul domani

Il mio obiettivo è cercare di capire cosa dovrà essere la Toscana fra 30 anni e poi di farlo capire a chi è chiamato e sarà chiamato a prendere decisioni. Per questo ho pensato a un gruppo di lavoro fatto da filosofi, ingegneri, architetti, lavoratori, composto paritariamente da donne e uomini, e sganciato da qualsiasi appartenenza partitica, che provi a immaginare il futuro. La politica cioè deve iniziare a preoccuparsi non tanto delle prossime elezioni, ma delle prossime generazioni, e quindi deve dotarsi di strumenti di analisi adatti, di un binocolo. 30 anni fa nessuno immaginava lo sviluppo di un modello di lavoro basato su una app e un algoritmo che ti fa arrivare a casa la cena portata da una persona in bici o su uno scooter che viene seguita e controllata da un rintracciatore che non ha nome né volto. Non ce lo siamo immaginati e così queste persone non hanno diritti: possono essere licenziate con un messaggino, non possono godere del diritto alla maternità, non hanno gli ammortizzatori sociali, se sono malate e non lavorano non hanno introiti. Sono considerati lavoratori autonomi ma dipendono in tutto e per tutto da una app e da un algoritmo. Sembra fantasia ma fra 30 anni i robot e l’intelligenza artificiale vivrà a nostro fianco quotidianamente, pensiamo solo ai mezzi a guida autonoma e controllata a distanza. Si tratta di grandi opportunità ma che vanno governate e quindi previste altrimenti rischiamo che i loro costi ambientali, sociali e umani cadano sulla testa dei nostri figli