ISOLE DI CALORE, È EMERGENZA IN CITTÀ

L’aumento di temperatura che caratterizza il passaggio dalle zone rurali a quelle urbane è un fenomeno considerato fino a poco tempo fa “normale”: correlato ai cambiamenti climatici in atto sta diventando un fenomeno potenzialmente molto pericoloso.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
ISOLE DI CALORE, È EMERGENZA IN CITTÀ

L’aumento di temperatura che caratterizza il passaggio dalle zone rurali a quelle urbane è un fenomeno considerato fino a poco tempo fa “normale”: correlato ai cambiamenti climatici in atto sta diventando un fenomeno potenzialmente molto pericoloso.

In città fa più caldo che in campagna: una affermazione quasi banale, che ognuno di noi avrà almeno una volta nella vita verificato direttamente. Quando si esce dai centri abitati è possibile percepire – in maniera anche evidente – un abbassamento della temperatura, soprattutto in estate. Si tratta di un fenomeno legato alle caratteristiche strutturali dei grandi centri abitati che ha un nome che lo definisce: isola di calore urbano. Si tratta di un vero e proprio microclima che si genera all’interno dei centri abitati e che comporta incrementi di temperatura che possono arrivare anche a cinque gradi. Un effetto che è determinato da diversi fattori: l’utilizzo di materiali che assorbono calore e non lo rilasciano, la riduzione drastica di aree verdi, una urbanizzazione deregolamentata e realizzata senza pensare minimamente a criteri di sostenibilità.

L’asfalto delle strade e i rivestimenti degli edifici, ad esempio, hanno caratteristiche di conducibilità termica e di calore specifico spesso molto diversi da quelli più utilizzati nelle aree rurali: ricoprendo ormai gran parte delle superfici urbane, contribuiscono in maniera determinante a rallentare il passaggio dell’acqua dal terreno all’aria, a far diminuire il processo di assorbimento del calore dall’ambiente e a creare una sensibile variazione della temperatura. Ci sono poi le altezze degli edifici, che rappresentano un ostacolo alla circolazione dei venti. Gli ormai diffusissimi condizionatori che espellono aria calda per diverse ore in un giorno, il traffico veicolare, il calore prodotto dagli stabilimenti industriali – il tutto concentrato in un unico ambiente urbano – sono ulteriori situazioni d’inquinamento che influiscono sulla produzione locale di strati di ozono che amplificano l’effetto serra su una città, rallentando ulteriormente la dispersione di calore verso l’atmosfera. La conseguenza è, appunto, lo sviluppo di vere e proprie microaree climatiche caratterizzate da temperature più alte rispetto ai territori meno urbanizzati, anche limitrofi.

Una caratteristica che ovviamente non è “neutra” rispetto alle conseguenze sull’uomo: le aree urbane sono anche quelle più antropizzate, e dunque gli effetti delle isole di calore si producono su numeri elevati di popolazione. Parliamo di conseguenze esclusivamente negative che si manifestano direttamente ed indirettamente rispetto alla salute, innanzitutto; ma che hanno ricadute anche sociali ed economiche. Il problema del riscaldamento eccessivo delle aree urbane, ed all’interno delle città di alcune zone maggiormente colpite dal fenomeno rispetto ad altre, è ormai radicato e cronicizzato. I cambiamenti climatici ormai evidentemente in atto ed il conseguente aumento delle temperature a livello globale rappresentano un acceleratore importante di questo fenomeno, che potrebbe diventare una emergenza di qui a pochi anni. I problemi di salute e quelli ambientali causati dalle isole di calore urbano si stanno trasformando in enormi costi sociali: innanzitutto sanitari, di gestione del territorio. E poi vanno gestiti in tempi rapidi e con determinazione: in questo le amministrazioni delle grandi città si stanno mostrando sempre più sensibili al tema. Ma una delle peggiori caratteristiche della politica – in Italia e non solo – è l’enorme distanza che separa le parole dai fatti.

Le strategie per contenere gli effetti più disastrosi del problema ci sono: incrementare in maniera massiccia il verde urbano, diminuire il traffico veicolare investendo sui trasporti pubblici e sulla mobilità sostenibile, iniziare una campagna di interventi urbanistici che vadano a sostituire il più possibile i materiali fino ad oggi utilizzati con altri, più innovativi, che trattengano meno il calore. Esistono già e vengono anche utilizzati: ma troppo poco ancora. Questa estate in Canada si sono registrate centinaia di morti inattese dovute alle temperature record raggiunte. È quella la drammatica prospettiva, a medio termine se siamo fortunati, a cui stiamo andando incontro. Il grido di allarme, che è anche un invito nemmeno troppo garbato, è sempre lo stesso: sbrighiamoci!