ITALIA: PRIMA NEL RICICLO DEI RIFIUTI

In tema di gestione degli scarti il nostro paese è il più virtuoso in Europa. Un’ottima notizia. Gli obiettivi europei in materia di economia circolare.

AMBIENTE
Pamela Preschern
ITALIA: PRIMA NEL RICICLO DEI RIFIUTI

In tema di gestione degli scarti il nostro paese è il più virtuoso in Europa. Un’ottima notizia. Gli obiettivi europei in materia di economia circolare.

L’Italia è al primo posto nella classifica relativa al riciclo e al quarto in quella sulla produzione di rifiuti. Subito dopo il Belpaese ci sono Belgio e Lettonia. Recuperare gli scarti, rimpiazzandole con materiali di seconda mano, è cruciale per contenere il consumo di risorse. È il principio dell’economia circolare.

L’importanza dell’economia circolare e i numeri in Europa

Stando ai dati dell’Istituto europeo di statistica (Eurostat) relativi al 2020 un cittadino europeo produce circa 4,8 tonnellate di rifiuti totali (sia quelli generati dalle attività economiche che dalle famiglie) l’anno su un totale di circa 2,154 milioni di tonnellate, di cui solo il 38% viene riciclato. Di questa cifra complessiva la parte prodotta dalle famiglie ammonta a meno del 10 per cento.

Nel continente europeo il quadro dei rifiuti appare variegato: alcuni paesi presentano una gestione efficiente e un tasso medio di riciclo per abitante rilevante, altri decisamente meno. Sorprende, considerando l’emergenza rifiuti di alcune sue città (in primis della capitale), trovare l’Italia in vetta alla lista dei paesi europei che riciclano di più.

I settori maggiormente responsabili della produzione di scarti, in ordine di rilevanza, sono: l’edilizia (37,5 per cento e il settore minerario (circa 23 per cento) che generano oltre il 60% dei rifiuti totali del continente, seguiti dai servizi idrici e dall’l’industria ha rappresentato poco più del 10 per cento.

Gli Stati che hanno contribuito maggiormente alla generazione di rifiuti sono stati: la Germania (401 milioni di tonnellate) e la Francia (310 milioni di tonnellate), responsabili di circa un terzo dei rifiuti totali. A seguire l’Italia (con 175 milioni di tonnellate) e la Polonia (con 170 milioni di tonnellate).

Allo stupore per la posizione apicale raggiunta dall’Italia nella classifica europea sul riciclo si aggiunge quello generato dalla lettura dei dati del 2020 relativi agli scarti. Istintivamente sorprende notare che tra i paesi meno virtuosi, con ben 21 tonnellate di rifiuti prodotti pro capite, c’è stata la Finlandia; all’estremo opposto la Croazia con circa 1,5 tonnellate. Al secondo posto c’è la Bulgaria (più di 16 tonnellate) e al terzo la Svezia, con oltre 14 tonnellate di rifiuti annui a persona. Ad una riflessione attenta e considerando che i numeri includono anche i dati relativi agli scarti minerari, non ci si stupisce più di tanto delle differenze tra  vari paesi UE. La quantità di rifiuti registrata, infatti, è legata alle attività economiche che li generano, in particolare attività minerarie e di scavo che, in paesi come Finlandia, Svezia e Romania, rappresentano rispettivamente per il 75 ,77 e 84 per cento del totale dei rifiuti. In particolare nel primo paese scandinavo sono situate le più grandi riserve minerali europee, circa una quarantina di miniere di nichel, zinco, litio, cobalto e oro.

cestino per rifiuti

Smaltimento o riciclo?

Nel 2020 nell’UE sono stati trattati 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti, alcuni recuperati, altri smaltiti. Nei primi rientrano i materiali riciclati, quelli trasformati in fonti di energia e usati per il riempimento di aree scavate come cave di ghiaia o miniere sotterranee; dei secondi, invece, fanno parte quelli conferiti in discarica o inceneriti.

Eurostat ha rilevato che poco meno del 40 per cento dei rifiuti trattati è stato riciclato, più o meno il 12 per cento usato per riempire cave o miniere e poco più del 6 per cento impiegato per produrre energia. La quota restante (poco più del 40 per cento) si riferisce a rifiuti finiti in discarica.Una buona notizia è il progresso a livello UE tra il 2004 e il 2020: in un arco temporale di quindici anni il trattamento dei rifiuti è aumentato dal 45,9 per cento al 59,1 per cento, mentre la quota di smaltimento è diminuita dal 54,1 al 40,9 per cento. Naturalmente con differenze tra i diversi paesi: si va dal 5,2 per cento in Romania all’83 per cento in Italia; tra questi due estremi ci sono paesi come la Francia (54,2 per cento ) e Germania (44 per cento); altri presentano livelli decisamente insoddisfacenti, come la Finlandia con una quota pari al 9,5 per cento e la Svezia, che rasenta il 12 per cento.

Rifiuti urbani e riciclo

Sempre secondo i dati dell’Ufficio statistico dell’Unione europeo l’anno dopo, nel 2021, nel nostro continente quasi la metà dei rifiuti urbani (quelli prodotti da famiglie e uffici) è stata riciclata. In questo caso è stata la Germania a registrare il più alto tasso di riciclo (oltre il 70 per cento) mentre il risultato peggiore è stato conseguito dalla Romania con un magro 11 per cento. L’Italia si è posizionata bene, con un tasso di riciclo superiore alla media UE, assieme ad Austria, Slovenia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio. In Francia, invece, come in Scandinavia di è registrato un livello al di sotto della media europea; i “nostri cugini “nel 2021 hanno superato di poco il 45 per cento, mentre i paesi del Nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca) sono rimasti al di sotto del 40 per cento.

Seppure i dati raccolti a livello UE nel decennio tra il 2001 e il 2021 riportino un aumento di circa 21 punti percentuali nel riciclo dei rifiuti urbani, l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) avverte che questo trend è rallentato. In un recente briefing dell’Agenzia, pubblicato a maggio 2023 sulle tendenze nel riciclo dei materiali e il loro impatto ambientale in UE nel 2021 dei 7,2 miliardi di tonnellate di materiali utilizzati nell’economia dell’UE poco oltre l’11,7 per cento è stato riciclato; un aumento di 3,4 per cento tra il 2004 e il 2021 che tuttavia non è sufficiente per rispettare entro il 2030 gli obiettivi del Piano d’azione europeo per l’economia circolare. Per conseguirli, sottolineano gli esperti, non è sufficiente aumentare la quota di riciclo dei rifiuti, ma vanno messe in atto altre strategie, come, ad esempio, la riduzione dell’uso di metalli, minerali non metallici e combustibili fossili e l’aumento della sostenibilità con la produzione di biomasse. In una pubblicazione più recente (dello scorso 8 giugno) la stessa Agenzia ha valutato i progressi compiuti dai paesi membri rispetto al tasso di riciclo dei rifiuti urbani e da imballaggio, per i quali l’obiettivo fissato per il 2025 è rispettivamente il 55% e il 65%.

Solo nove dei ventisette Stati membri hanno buone probabilità di raggiungere questi target: Italia, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Slovenia. Degli altri, dieci rischiano seriamente di mancarli entrambi, mentre otto potranno rispettare solo quelli riferiti ai rifiuti urbani.

Nella ricerca vengono analizzati anche gli obiettivi di riciclo specifici per i diversi materiali: 75% per carta e cartone, 70% per vetro e metalli ferrosi, 50% per alluminio e plastica e 25% per legno. Gli imballaggi in plastica risultano i rifiuti più difficile da riciclare, in particolare per 19 paesi su 27.Tra questi l’Italia, mentre tra i più efficienti ci sono Belgio, Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovenia e Svezia.

rifiuti abbandonati

Da cosa dipende il tasso di riciclo?

Secondo l’EEA, dietro ai risultati migliori in termini di riciclaggio ci sono la presenza di misure adeguate, quali  il divieto di abbandonare in discarica i rifiuti biodegradabili o i rifiuti urbani non pretrattati e la raccolta differenziata obbligatoria dei rifiuti urbani, in particolare quelli organici. Ma anche strumenti economici che incoraggiano il riciclaggio come le tasse sulle discariche e sull’incenerimento e sulla raccolta dei rifiuti.

Infine alti livelli di consapevolezza e sensibilità ambientale contribuiscono a tassi di riciclo elevati, così come una legislazione nazionale ad hoc sulla gestione dei rifiuti.

Rifiuti esportati

Nel 2021 le esportazioni di rifiuti dall’UE verso i paesi extra UE sono stati di un ammontare pari a 33 milioni di tonnellate, con una crescita del 77 per cento rispetto al 2004, mentre le importazioni di rifiuti da altri paesi sono cresciute dell’11 per cento nello stesso periodo, raggiungendo una quota di circa 19,7 milioni di tonnellate.

Il principale destinatario dei rifiuti europei è risultata la Turchia è, con un volume di circa 14,7 milioni di tonnellate esportate, quasi la metà (45%) del totale, equivalente al triplo della cifra del 2004.I maggiori esportatori sono stati i Paesi Bassi con 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti seguiti da Belgio (4,3 milioni di tonnellate) e Germania (3,5 milioni di tonnellate). Il principale materiale di scarto del primo classificato, l’Olanda, le cui esportazioni sono praticamente raddoppiate in 15 anni, è la plastica inviata in America Latina, Asia e Africa.Il quadro appare variegato con alcuni paesi e materiali in linea con i target dati per ridurre lo spreco di riscorse e favorire i materiali riutilizzabili, altri lontani dal loro raggiungimento. Un maggior impegno di questi ultimi accompagnato da misure concrete, non slogan politici o atteggiamenti ipocriti  è ciò che serve.