L’1% INQUINA COME 5 MILIARDI DI PERSONE

Chi ha di meno consuma di più. Lo “status sociale”. L’impatto sull’ambiente, responsabile di emissioni di CO2.

APPROFONDIMENTO
Andrea Maddalosso
L’1% INQUINA COME 5 MILIARDI DI PERSONE

Chi ha di meno consuma di più. Lo “status sociale”. L’impatto sull’ambiente, responsabile di emissioni di CO2.

Non è una novità essere coscienti del fatto che chi ha maggiori possibilità economiche, abbia di conseguenza più potere d’acquisto e quindi di consumo e con ciò una sorta di predisposizione a produrre più rifiuti.
Ma qui vogliamo parlarvi di un fenomeno che non riguarda soltanto l’inquinamento terrestre se così lo vogliamo chiamare, riguarda bensì una questione non soltanto di comuni rifiuti solidi di cui comunemente siamo tutti produttori ma di un vero e proprio “status sociale” super avanzato rispetto alla versione più comune di persona benestante. Questo status di cui sono dotati i grandi industriali i grandi proprietari di grandi fabbriche produttrici di risorse che spaziano dai beni di consumo primari ai prodotti di natura tecnologica, che rappresentano circa l’1% della popolazione, hanno un impatto sull’ambiente (responsabili cioè di emissioni di CO2) pari a quello che avrebbero 5 miliardi di persone.

E questi rappresentano appunto soltanto una piccolissima fetta di popolazione.

Un rapporto di Oxfam ci segnala questi numeri, e la condizione impattante che questi superindustriali inducono sull’ambiente provocherà dice Oxfam, entro il 2030, la morte di oltre 1,3 milioni di persone a causa degli effetti del riscaldamento globale, a scapito perciò di quella fetta di società ma soprattutto di quei paesi, che non hanno all’interno della loro economia una tale quantità di aziende con un peso economico di tale entità a livello internazionale come invece può avere un paese come Stati Uniti, Cina, Germania, Russia, Francia Inghilterra e la lista sarebbe ancora lunga.

mondo

Alla COP 28 è stata stabilita, nell’ultimo incontro tenutosi a Dubai fino allo scorso 12 dicembre 2023, l’eventualità e l’assoluta necessità di creare un fondo di risarcimento per quei paesi che come precedentemente detto hanno subito maggiormente a livello ecologico l’azione impattante delle attività di cui questo 1% della popolazione che è direttamente o indirettamente responsabile del disastro ambientale.

La strategia enunciata alla Cop 28 comprende particolari azioni volte alla trasformazione dei sistemi agroalimentari, raggruppabili in 120 azioni in 10 differenti ambiti d’azione.

L’obbiettivo?

Ridurre le emissioni di metano nei sistemi agroalimentari del 25% entro il 2030, raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2035 ed entro il 2050 raccogliere 1,5 gigatonnellate di emissioni di gas serra all’anno.

L’Italia in tutta questa alta partecipazione della comunità internazionale si impegna con un contributo pari a 10 milioni di euro agli investimenti in piani integrati di cibo e clima nei paesi in via di sviluppo.

Il ministro dell’ambiente Picchetto, ha annunciato che “i fondi messi a disposizione saranno utilizzati per sostenere progetti pilota in diversi paesi africani, così da sostenere l’Iniziativa per l’Africa del G20, che mira a promuovere la crescita economica sostenibile e inclusiva per migliorare le condizioni del continente africano”.