LA BARBABIETOLA DA ZUCCHERO RITORNA IN UMBRIA

Per rilanciare la coltivazione della barbabietola, Coprob, cooperativa di produttori bieticoli, da qualche anno, ha dato il via alla produzione di zucchero 100% italiano.

AMBIENTE
Domenico Aloia
LA BARBABIETOLA DA ZUCCHERO RITORNA IN UMBRIA

Per rilanciare la coltivazione della barbabietola, Coprob, cooperativa di produttori bieticoli, da qualche anno, ha dato il via alla produzione di zucchero 100% italiano.

Per proseguire nello sviluppo filiera dello zucchero 100% italiano, già avviata da qualche anno, e far ritornare la coltivazione della barbabietola in determinati areali, Coprob, Cooperativa di produttori bieticoli, ha deciso di puntare anche sull’ Umbria, grazie al supporto di realtà locali.

La coltivazione della barbabietola da zucchero, per molti anni importante fonte di reddito per numerose aziende agricole del nord e del centro Italia, negli ultimi 15/20 anni a causa della chiusura di diciannove zuccherifici su ventuno, del regime delle quote zucchero e della riduzione dei prezzi di produzione, si è andata perdendo. Le superfici sono passate da oltre 230 mila ettari agli attuali poco più di 30 mila, concentrati soprattutto in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, sufficienti a coprire la domanda interna solo per il 30%, costringendo così a dover dipendere per la gran parte dalle esportazioni.

La Coprob, cooperativa produttori bieticoli leader nel settore, situata a Minerbio nel bolognese, con l’ obiettivo di produrre zucchero 100% italiano, certificato, frutto di una filiera controllata e sostenibile, in grado di garantire il giusto valore agli agricoltori, oltre alla valorizzazione dei coprodotti destinati all’ alimentazione animale, nel 2008 ha acquisito il controllo totale di Italia Zuccheri.

Per raggiungere questi obiettivi nel corso degli anni, si è deciso di estendere l’ areale di coltivazione  dalle storiche regioni del nord, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, anche a Piemonte e Friuli e alle regioni del centro. In particolare a partire dal 2019 nelle Marche, dove si contano oltre 2mila ettari, e dallo scorso anno, con le prime prove, in Umbria, regione quest’ ultima  dove le superfici si sono azzerate a fronte dei circa 5 mila ettari coltivati tra fine anni novanta ed inizio millennio.

A favorire il ritorno della barbabietola nei terreni della regione Umbria è anche la Confagricoltura regionale. Il Presidente Fabio Rossi, ha spiegato le ragioni del ritorno alla coltivazione di questa coltura saccarifera.

Presidente di Confagricoltura Umbria, Fabio Rossi
Presidente di Confagricoltura Umbria, Fabio Rossi

Le ragioni, afferma il Dott. Rossi, sono dipese da due ordini di fattori, in primo luogo l’ esigenza da parte di Coprob di aumentare il quantitativo di prodotto e in secondo luogo di ovviare alla mancanza di acqua, sempre più frequente nelle regioni del nord maggiormente vocate alla coltura, che costringe ad optare per una produzione in asciutta, oltre a dover fare i conti cambiamenti climatici, Problemi che invece non si riscontrano, o che comunque risultano più facilmente superabili in Umbria, nell’ Alta Valle del Tevere, areale individuato come banco di prova per testare la coltivazione. In questa zona la presenza della diga di Montedoglio e di quella del Chiascio riescono a garantire un approvvigionamento idrico importante per il buon andamento della stagione bieticola.

Altro elemento a favore della coltura in Umbria è  la totale assenza della coltivazione della barbabietola negli ultimi 20 anni, garantendo di fatto terreni non afflitti dalla stanchezza, fenomeno che si verifica nel caso che in un suolo per un certo numero di anni consecutivi vengono praticate le stesse colture, con la conseguenza di una ridotta produttività e la maggiore suscettibilità ad agenti patogeni quali funghi, virus e batteri. 

A far propendere propendere per la barbabietola anche il fatto di poter essere impiegata con successo in rotazione come coltura da rinnovo con i cereali, con il tabacco, coltura quest’ ultima storicamente presente nell’ Alta Valle del Tevere, ma anche con patate, ortaggi, fagiolino da industria, ecc. Rotazioni richieste, tra l’altro, a quegli agricoltori che intendono avvalersi dei benefici della Politica Agricola Comune o PAC.

Anche l’ evoluzione della genetica ha svolto un ruolo importante per il ritorno alla coltivazione della barbabietola in territori dove la coltivazione si era persa, come nel caso dell’ Umbria. Attualmente ad esempio è possibile impiegare varietà autunnali che non permettono alla pianta di andare in fioritura a scapito del fittone dove è concentrato lo zucchero, oltre ad altre tolleranti alle diverse patologie, meno bisognose di acqua e in grado di essere resiliente di fronte ai cambiamenti climatici, come i sempre più frequenti eccessi di calore in grado di ridurre la produttività.

barbabietole da zucchero

Non soltanto aspetti di natura agronomica ma naturalmente anche economici, infatti rispetto a colture come grano, mais o girasole che spuntano prezzi più bassi per gli agricoltori, la barbabietola garantisce un reddito sicuro.

Tra i vari attori del progetto oltre a Coprob, anche Confagricoltura Umbria, impegnata già dallo scorso anno in prove di coltivazione su una superficie di 25 ha insieme a Proagri, società cooperativa agricola situata proprio in Alta Val Tiberina, a Città di Castello, in grado di dare completa assistenza ai soci coltivatori su colture cerealicole e seminative, che ha raccolto l’ adesione delle varie aziende intenzionate a cimentarsi con la coltura della barbabietola.

Attualmente come afferma il Dott. Rossi, sono in fase di raccolta le adesioni degli agricoltori,  l’ intenzione è quella di estendere la coltivazione anche ad altre zone della regione, tra le quali il perugino, il folignate e il Trasimeno, rimanendo sempre nel raggio di 250 km. Quest’ anno le superfici dovrebbero attestarsi sui 150 – 200 ha con le produzioni che verranno commercializzate a fine 2024 inizio 2025 mentre per gli anni successivi l’ obiettivo è quello di puntare sui 300 – 400 ha.