LA CAROVANA DEI GHIACCIAI, I CAMBIAMENTI CLIMATICI MINACCIANO LE VETTE

Negli ultimi 30 anni la massa glaciale dei nevai alpini ridotta del 70%. Legambiente e Comitato Glaciologico Italiano (CGI) impegnati con la campagna itinerante per monitorare lo stato di salute dei nostri ghiacciai.

AMBIENTE
Monica Riccio
LA CAROVANA DEI GHIACCIAI, I CAMBIAMENTI CLIMATICI MINACCIANO LE VETTE

Negli ultimi 30 anni la massa glaciale dei nevai alpini ridotta del 70%. Legambiente e Comitato Glaciologico Italiano (CGI) impegnati con la campagna itinerante per monitorare lo stato di salute dei nostri ghiacciai.

Codice rosso per i ghiacciai italiani minacciati sempre più dalla crisi climatica. Entro la fine del secolo la maggior parte di essi, secondo studi scientifici, potrebbe scomparire ed entro il 2050 quelli al di sotto dei 3.500 metri saranno destinati, molto probabilmente, alla stessa sorte. Le temperature medie degli ultimi 15 anni non ne permettono la sopravvivenza. È quanto denunciano Legambiente e il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) impegnati nella seconda edizione della Carovana dei Ghiacciai, la campagna itinerante, con partner Sammontana e partner sostenitore FRoSTA, che sta monitorando lo stato di salute di 13 ghiacciai alpini e del glacionevato del Calderone, nel massiccio del Gran Sasso.

Si è partiti con i ghiacciai dell’Adamello in Lombardia e Trentino, per proseguire in Alto Adige con quelli della Val Martello nel Parco dello Stelvio e in seguito il ghiacciaio del Canin in Friuli Venezia Giulia. Si scenderà poi sull’Appennino, per osservare il glacionevato del Calderone, in Abruzzo, tra i più meridionali d’Europa per poi risalire nel nord-ovest alpino con i ghiacciai del massiccio del Gran Paradiso, tra Piemonte e Valle D’Aosta e concludere presso il Forte di Bard (AO).

La campagna è stata inserita nella piattaforma All4Climate-Italy che raccoglie tutti gli eventi dedicati alla lotta contro i cambiamenti climatici, che si svolgeranno quest’anno in vista della COP26 di Glasgow. Nel corso di ogni tappa, Legambiente insieme al Comitato Glaciologico Italiano, realizzerà dei monitoraggi scientifici ad alta quota per osservare le variazioni storiche dei ghiacciai e per monitorare le trasformazioni glaciali, seguendo il modello delle Campagne glaciologiche che il CGI realizza annualmente dal 1911.

Il monitoraggio in questione, oltre a permettere di documentare l’impatto della crisi climatica, consentirà anche di valutarne gli effetti sul territorio.  La deglaciazione, infatti, coinvolge il deflusso delle acque e il suo stoccaggio, così come gli ecosistemi alpini nella loro globalità. Già adesso, si osservano i primi effetti concreti su acqua potabile, raccolti, irrigazione, servizi igienico-sanitari, energia idroelettrica e stazioni sciistiche.  Di tappa in tappa, nel corso della Carovana dei ghiacciai, verranno organizzati anche incontri, mostre ed escursioni per conoscere il territorio montano. Come nel 2020, sarà previsto anche uno speciale momento di raduno, il “saluto al ghiacciaio”.

«Mentre l’Italia brucia soffocata da una grave emergenza incendi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – i ghiacciai delle nostre montagne continuano a soffrire. Tutto ciò accade in un’estate caratterizzata sempre più da eventi estremi. Per comprendere meglio le cause e gli effetti di una tendenza apparentemente irreversibile, anche quest’anno Legambiente monitorerà l’ambiente montano insieme al Comitato Glaciologico con la Carovana dei Ghiacciai, una campagna che ha la capacità di raccontare, in maniera tangibile, gli effetti della crisi climatica sul territorio a partire proprio dai ghiacciai, indicatori sensibilissimi del cambiamento climatico».

«La stessa IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, che recentemente ha denunciato l’intensificazione e l’irreversibilità degli effetti dei cambiamenti climatici – aggiunge Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e coordinatrice della campagna – elenca le Alpi tra le aree strategiche più importanti in cui è fondamentale acquisire dati per elaborare strategie di adattamento. Strategie sulle quali Legambiente da anni sta riflettendo, chiedendo che vengano messe in campo misure e politiche ambiziose, così come su quelle della mitigazione sul clima per arrivare a emissioni nette pari a zero al 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi».

Il CGI, principale riferimento in Italia per gli studi dell’ambiente glaciale e partner scientifico della Carovana dei Ghiacciai, condividerà le sue esperienze di ricerca e un patrimonio di dati secolare custodito nell’archivio del Comitato, che ha sede presso l’Università degli studi di Torino. «Sin dal 1911 – dichiara Marco Giardino, segretario del Comitato Glaciologico Italiano – il CGI promuove e coordina campagne glaciologiche annuali e grazie al lavoro di operatori glaciologici volontari e a un protocollo scientifico stabilito dal Comitato è stato possibile documentare storicamente lo stato dei ghiacciai italiani e quantificare le fluttuazioni delle fronti glaciali per più di un secolo. Un patrimonio di conoscenze indispensabile anche per disegnare, anno dopo anno, gli scenari futuri dell’ambiente d’alta quota nel nostro paese».

Nell’ultimo secolo i ghiacciai alpini hanno perso il 50% della loro area. Di questo 50%, il 70% è sparito negli ultimi 30 anni. Preoccupa anche lo stato di salute del Calderone, un ghiacciaio appenninico quasi del tutto scomparso e declassato a “glacionevato”, cioè un accumulo di ghiaccio di ridotta superficie, di limitato spessore e senza un moto di deflusso verso valle del ghiaccio. La campagna glaciologica 2020, coordinata dal Comitato Glaciologico Italiano, ha confermato la tendenza trentennale di marcata contrazione delle masse glaciali del nostro paese. Una tendenza che appare in accelerazione negli ultimi 15 anni, seppure con modalità e velocità differenziate nei vari settori alpini monitorati. Altro aspetto che emerge riguarda la frammentazione dei ghiacciai. In seguito alla deglaciazione i ghiacciai si stanno frammentando da un corpo glaciale in più parti separate.