LA CHEF DAL CUCCHIAIO GIALLO E UN SOGNO IN PIGIAMA

Martina Bertuccelli, pasticcera professionista a domicilio ha realizzato il suo più grande sogno e il suo “Cucchiaio Giallo” è già diventato una formula virale.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
LA CHEF DAL CUCCHIAIO GIALLO E UN SOGNO IN PIGIAMA

Martina Bertuccelli, pasticcera professionista a domicilio ha realizzato il suo più grande sogno e il suo “Cucchiaio Giallo” è già diventato una formula virale.

“Vengo a casa tua, magari in pigiama, e ti preparo una colazione per te e i tuoi ospiti. No, in realtà posso fare ancora meglio. Vengo vestita a tema, il tema lo decidi tu e ti preparo il brunch della domenica senza lasciare la cucina prima di averla pulita e ordinata. Come hai detto? Non hai un appartamento? Lo condividi con dei coinquilini o i vicini di casa non gradiscono la confusione? Metto a disposizione il mio e cucino per voi. Oppure vengo nel tuo salotto e ti preparo la merenda”.

Non sono farneticazioni ma è la bellissima, coraggiosa storia di Martina. Ma prima ancora di Martina è la storia di chiunque abbia un sogno, di chiunque abbia lottato notte e giorno con i denti per realizzarlo fino a trasformare la propria più grande passione in un lavoro. Impossibile? Solo per chi “se la racconta”.

E infatti se da un lato c’è chi passa una vita intera a discettare sulla temperatura dell’acqua o sulla grandezza delle onde, dall’altro che è anche chi invece preferisce prendere una panciata gelida ma intanto imparare a nuotare.

Ed è quello che ha fatto Martina Bertuccelli – per tutti più semplicemente “Il cucchiaio giallo” – lucchese, 35 anni ma ormai da oltre 5 adottata dalla city di Milano. La sua rinascita e rivoluzione personale sono iniziate quando la sua vena creativa e l’amore viscerale per la pasticceria scalpitavano e facevano letteralmente a pugni con i codici di procedura civile e penale che la tenevano “incastrata” in un’aula della facoltà di giurisprudenza. Da una grande sofferenza nasce sempre una più grande opportunità. O almeno, dicono funzioni così per chi ha il coraggio di saperla cogliere.

E così, dopo aver riposto la laurea in un cassetto nella casa dei suoi genitori, si è rasata completamente i capelli a zero e ha detto a sé stessa che era arrivato il momento di fare tabula rasa. Ripartire per ricominciare. Da capo. Rewind. Riavvolgere il nastro perché non è mai troppo tardi per iniziare a fare quello che realmente si ama ma, soprattutto, quello che ci fa brillare gli occhi.  “Del periodo universitario ho conservato solo un codice di diritto privato come souvenir, qualche cicatrice e la consapevolezza di quello che non sarei voluta diventare” racconta Martina che il giorno dopo la laurea si è iscritta al corso professionale di pasticceria di ALMA, la scuola internazionale di cucina, dove ha conseguito il diploma di pasticcera professionista.

“L’ho esposto in una cornice sbrilluccicante perché è una delle mie soddisfazioni più grandi – prosegue -. Sono così fiera di quel diploma non tanto per il bel voto finale, ma perché per me rappresenta il coraggio di fare ciò che si ama e la sensazione indescrivibile di aver trovato la propria strada. Da 6 anni ho quindi trasformato la mia passione per la pasticceria nel mio lavoro, ho lavorato in pasticcerie importanti e ristoranti blasonati, costruendo piano piano quella che è la mia idea di pasticceria. Tecnica, conoscenza, qualità delle materie prime ma anche studio, continua ricerca, creatività, colori, gioco e stupore: la pasticceria è per me contrasto e armonia”.

Il resto è storia. Storia di alzatacce notturne per far lievitare i panettoni in una delle migliori pasticcerie meneghine, storia di sacrifici, di studio, di scambiare la domenica per il martedì e viceversa, di aver un sorriso sempre pronto per le persone che, in pasticceria, vengono per iniziare al meglio le giornate. E, nonostante la stanchezza, le scadenze e gli impegni, una solita, costante certezza: “Non abbandonerei mai la pasticceria, è la mia strada e ne ho la conferma ogni giorno, specie quando sorrido se vedo dei bignè crescere nel forno o quando mi imbambolo a guardare i panettoni a testa in giù. Però da qualche tempo ormai ho iniziato a sentire scalpitare qualcosa. E alla fine ho capito che cos’è. Ho capito che vorrei unire la pasticceria a tante altre cose che sento far parte di me: scrivere, inventare storie e abbinarle a gusti e sapori, creare combinazioni di tovaglie, piatti e colori, sperimentare, uscire dagli schemi canonici, parlare, comunicare, far sorridere e sorridere, stupire e regalare momenti unici di dolcezza. Forse, in una parola: libertà”.

Ed ecco che da qualche giorno è iniziata la fase 2 del “Cucchiaio Giallo” che si è reinventato nuovamente e ha dato vita a “Ricette in pigiama a casa tua”, una formula consolidata e super di successo all’estero ma che, giorno dopo giorno, si sta affacciando anche nel nostro stivale. Così Martina, sulla falsa riga di “chef a domicilio”, raccoglie le prenotazioni e regala una coccola, un momento di benessere dedicato non solo al palato e alle buone forchette, anche a chi vuol godere di serenità. Come?

Giro le case o i luoghi scelti dai miei clienti – spiega -. Qualche esempio? Vuoi festeggiare un’occasione speciale? Magari un compleanno? Una cena importante? Vuoi passare dei momenti con le persone a te care, dedicandoti completamente a loro, senza dover pensare ad apparecchiare la tavola o ai biscotti nel forno? O semplicemente non hai voglia di cucinare? Ci penso io, la tua pasticcera personale, e me ne andrò solo quando avrò finito di pulire la cucina”.

Una formula che, sempre più, anche grazie al tam tam mediatico favorito dai social e dalle serie tv sta raccogliendo il gradimento – almeno nelle grandi città – di tante persone. “Il tutto sarà preparato con la massima cura e attenzione, con la passione che metto da sempre in quello che faccio e con la tecnica e le competenze apprese negli anni di studio e di lavoro come pasticcera professionista”.

Ma che c’entra il pigiama?

“Sì, hai capito bene – sorride -. Potrai scegliere la versione in “abiti civili” o la versione in pigiama (che ti consiglio di provare almeno una volta!).  Hai capito benissimo: tu sarai in pigiama, gli altri commensali saranno in pigiama e ovviamente anche io, la tua pasticcera personale, sarò in pigiama. Quando ero piccola e rientravo a casa a fine giornata dopo scuola, sport e chissà cos’altro, la frase della mia mamma, appena varcata la soglia di casa, era: “Ci mettiamo in libertà?” Sentire quella frase mi faceva sempre venire un sorriso sulla faccia e mi faceva sentire più leggera. Con il passare degli anni ho sempre seguito questa corrente di pensiero e una volta “grande” l’ho portata al livello successivo trasformando la tuta in pigiama. Perché se la tuta ti fa sentire comodo, il pigiama ti fa proprio sentire…TE. È un po’ come togliere tutti gli strati accumulati durante la giornata, tutte le facce che a volte dobbiamo indossare, tutti i ruoli e le regole da seguire. Il pigiama è quella seconda pelle colorata che quando lo indossi ti fa tirare un sospiro di sollievo, che quando di sfuggita ti vedi nello specchio ti fa comparire un sorrisetto compiaciuto”.

E questo si ricollega al 2017 quando Martina ha creato su Instagram “Ricette in pigiama”, il format casalingo attraverso il quale cucina e insegna ricette ai suoi followers su Instagram rigorosamente in pigiama secondo il motto “non è la ricetta che fa Ricette in Pigiama, ma è il pigiama che fa Ricette in Pigiama”.

La riprova che quando si vuole qualcosa basta solo andare a prenderselo. E se ripenso a quelle due ragazzine sedute alle lezioni di diritto commerciale provo un po’ di commozione e nostalgia ma anche sincera soddisfazione. Entrambe sapevamo che non saremmo mai volute diventare avvocati, entrambe avevamo la certezza che avremmo dovuto faticare tanto per realizzare i nostri sogni. E oggi, che con tanta tenacia e sacrifici ci siamo riuscite, auguro ad entrambe di conservare quella magica follia che ci ha fatto prendere forse la panciata gelida ma che ora ci fa nuotare ad ampie bracciate.