LA CINEPRESA RACCONTA LA DIFFICILE SCELTA

Un documentario che mette a nudo le sofferenze di un uomo alle prese con una scelta difficile ma inevitabile. E che rivela come valori e tendenze di attualità possano essere trasmessi anche attraverso la cinematografia

AMBIENTE
Pamela Preschern
LA CINEPRESA RACCONTA LA DIFFICILE SCELTA

Un documentario che mette a nudo le sofferenze di un uomo alle prese con una scelta difficile ma inevitabile. E che rivela come valori e tendenze di attualità possano essere trasmessi anche attraverso la cinematografia

Una scelta responsabile, etica, sostenibile, ma anche molto sofferta. Questa è l’essenza di 73 Cows, il video-racconto della travagliata vicenda umana di un allevatore che, per primo nel Regno Unito, ha trasformato un allevamento di carne bovina in un progetto agricolo a orientamento vegano. Un documentario di circa quindici minuti che si è aggiudicato la vittoria dell’edizione del 2019 della British Academy Film Awards (BAFTA).
A valergli questo riconoscimento non è solo l’attualità del tema né unicamente la forza emotiva racchiusa nella testimonianza in prima persona di Jay Wilde. Piuttosto una combinazione delle due, a cui si aggiunge l’abilità del regista nel trasmettere in modo chiaro un messaggio forte.

Forte, indubbiamente, perché 73 Cows della Lockwood Film, società di produzione fondata nel 2012 nelle West Midlands (Regno Unito), racconta la sofferenza di un uomo che per vivere deve uccidere. O, più prosaicamente, dopo averli nutriti, accuditi e amati per potersi mantenere è costretto a liberarsi di esseri senzienti. E come tali, capaci di provare emozioni, non una “scatola grezza che mangia e dorme”, come riportato dallo stesso Jay. Una fine inaccettabile che giunge al culmine di una relazione stretta tra le due specie viventi, di un contatto ripetuto. Si tratta di un resoconto straziante ma dal finale positivo: con in testa un unico obiettivo, quello di trasformare il terreno destinato all’allevamento in qualcosa di diverso, Jay e la sua compagna optano per un progetto di agricoltura organica.  E gli animali? I bovini vengono trasferiti, tutti insieme, in un luogo sicuro dove possono vivere un’esistenza serena, incredibilmente e finalmente possibile. Un sogno, quello di Jay, diventato realtà.
Mentre la perdita di guadagno dall’allevamento viene ricompensata da un senso di sollievo a lungo atteso e dall’apprezzamento di quanti esprimono la loro sostegno e la ritrovata fiducia nell’umanità.

Quelli della Lockwood Film sono documentari che vogliono ispirare il pubblico a cambiamenti positivi, a un rapporto rispettoso con il mondo vivente.
Come racconta il suo fondatore, il regista Alex Lockwood,in un’intervista per Ignite Films, l’obiettivo è veicolare messaggi che facciano luce su temi che, seppur meritevoli di attenzione, non vengono adeguatamente valorizzati. E che anticipano tendenze, come hanno fatto precedentemente canali e produzioni non tradizionali (o, usando un termine sempre più ricorrente oggigiorno, mainstream). Nel suo caso quello di un futuro ispirato all’etica e alla sostenibilità.
La Lockwood Film, che ha iniziato la sua attività con video promozionali per imprese locali, sta concentrando la sua produzione su progetti che hanno un impatto sul mondo reale. Il risultato sono film e documentari presentati in occasione di festival cinematografici di natura mondiale e più volte premiati, come avvenuto per 73 Cows nel 2019.

L’idea del documentario, racconta Alex, gli è venuta dopo aver letto un articolo di giornale sulla storia di Jey, segnalato dalla moglie. Da subito gli è apparso che quell’uomo aveva un messaggio forte, un insegnamento da trasmettere, un tormento interiore insopportabile che lo logorava da anni e di cui non riusciva a disfarsi.
La vittoria del premio è stato del tutto insperata: come racconta il regista la partecipazione alla competizione è stata un gioco, suggerito da un amico. Un gioco che  è diventato serio e che è risultato in una grande soddisfazione.

Questo e gli altri successi, ricorda Alex, sono il frutto di un lavoro accurato, complicato da sfide e imprevisti, da gestire in modo accurato, ma anche con flessibilità, spirito di iniziativa e apertura al nuovo.
Soprattutto quando si parla di finanziamenti. Quando è stato realizzato 73 Cows Alex non aveva grandi capitali a disposizione. Eppure, grazie alle opportunità offerte dai social media (in particolare Facebook e Instagram), è riuscito ad avviare una campagna a basso costo coinvolgendo migliaia di persone. Dimostrando che non servono grandi spese per ottenere grandi risultati.

L’ultimo progetto del giovane regista è un documentario intitolato “La fine della medicina-Come la conosciamo“, un richiamo al Cowspiracy del 2014 e una riflessione sulla stretta relazione sull’interdipendenza tra umani e animali da cui derivano le attuali e future minacce alla salute quali pandemie, resistenza antimicrobica e malattie croniche. Con in mente sempre un ben preciso scopo: produrre documentari che creano una connessione con e tra le persone.
Che l’esempio di Alex sia di ispirazione ad altri talenti. Non solo emergenti e non solo in campo cinematografico.

Il video di 73 Cows.