LA CORSA AL TURISMO SPAZIALE TRA AGROSPAZIO E SPACE-ECONOMY

Il nuovo modo di viaggiare in verticale presto punterà anche sull’Agrospazio e Space-Economy per raggiungere nuove mete nello spazio. Il primo vero turista spaziale fu Dennis Tito (2001) miliardario americano.

TURISMO
Tempo di lettura:5 Minuti
Roberto Di Meo
LA CORSA AL TURISMO SPAZIALE TRA AGROSPAZIO E SPACE-ECONOMY

Il nuovo modo di viaggiare in verticale presto punterà anche sull’Agrospazio e Space-Economy per raggiungere nuove mete nello spazio. Il primo vero turista spaziale fu Dennis Tito (2001) miliardario americano.

Vado a fare un giretto tra le stelle”. Potrebbe essere questa la risposta a chi, fra una dozzina di anni, chiederà dove andrai in vacanza. E non sarà solo un’esclusiva per miliardari. Perché, se ora il biglietto per vedere la Terra dalle stelle supera i 250 mila dollari, si potrà presto arrivare a cifre molto più modeste: più o meno 20 mila dollari, fluttuazione compresa. Il turismo spaziale, ormai, è una realtà perché sia la Virgin, Amazon e Space X stanno puntando tutto su questo settore che non sarà solo divertimento ma determinerà una new economy mondiale.

Cosa ci riserva, dunque il futuro? Oggi si sta studiando per trovare nuove formule di sfruttamento dello spazio. Agrospazio, space-economy, turismo spaziale. Partiamo dal cibo. Certamente c’è la possibilità di aumentare la qualità della vita degli astronauti attraverso una dieta alimentare adeguata. Fino a questo momento sono stati adoperati dei cibi liofilizzati ma da quando è entrata in funzione l’industria alimentare italiana, gli astronauti hanno potuto assaporare le specialità nostrane che oltremodo sono andate a ruba. C’è pure il caffè espresso e non è cosa da poco. Nel futuro dunque l’industria aerospaziale avrà un ruolo fondamentale ed è anche probabile che possano essere costruite delle piccole serre spaziali dove poter coltivare ortaggi.

Sulla Terra già esistono sperimentazioni di questo genere ma bisognerà avere un riscontro oggettivo in assenza di gravità. Un particolare aspetto poi assume la Space-economy che dovrà basarsi sulla possibilità di sfruttamento delle risorse fuori dalla Terra. E qui si guarda alla Luna che ha caratteristiche simili a quelle del nostro pianeta. Ebbene i futuri coloni del nostro satellite naturale dovranno diventare nuovi ‘minatori’ per estrarre materiali, si pensa ad esempio all’Elio3, per poi produrre nuove energie da poter utilizzare sulla Terra. Ma la parte più esaltante sarà indubbiamente quella del turismo spaziale.

Richard Branson della Virgin Galactic lo scorso 11 luglio ha battuto la concorrenza (Elon Musk di SpaceX e Jeff Bezos di Amazon) volando con il suo spazioplano a 90 chilometri di altezza, ovverosia nell’orbita bassa, per cinque minuti, giusto il tempo per assaporare l’ebbrezza dell’assenza di gravità. Poi tutti a terra. Durata complessiva del volo poco più di un’ora. Con questa impresa la Virgin ha aperto, a suo dire, il turismo spaziale. Ma è davvero così? No, non è affatto così perché di turisti spaziali fino ad ora ce ne sono stati ben sette. E tutti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale che è a 420 km dalla Terra. Il primo in assoluto è stato il miliardario americano Dennis Tito (2001) che pagò 20 milioni di dollari. Poi toccò a Mark Shuttleworth (2002), altro miliardario sudafricano che scucì dal suo portafoglio 20 milioni di dollari. Con lui volò l’astronauta italiano Roberto Vittori. Negli anni successivi altri cinque miliardari fluttuarono tra le stelle. A proposito: uno dei piloti spaziali di Branson è italiano, Nicola Pecile e proviene dall’aeronautica.