LA FIRENZE DEL G20: SOSTENIBILITÀ, ECONOMIA CIRCOLARE E AGRICOLTURA

Tra gli eventi che precedono la prossima due giorni fiorentina del G20 – Agricoltura, l’Accademia dei Georgofili sceglie di mettere al centro del dibattito la sostenibilità del settore agricolo, il suo legame con i cambiamenti climatici e le risorse del pianeta.

APPROFONDIMENTO
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Domenico Aloia
LA FIRENZE DEL G20: SOSTENIBILITÀ, ECONOMIA CIRCOLARE E AGRICOLTURA

Tra gli eventi che precedono la prossima due giorni fiorentina del G20 – Agricoltura, l’Accademia dei Georgofili sceglie di mettere al centro del dibattito la sostenibilità del settore agricolo, il suo legame con i cambiamenti climatici e le risorse del pianeta.

Sostenibilità, circolarità e resilienza in agricoltura, i temi trattati in un incontro tra quelli organizzati dall’Accademia dei Georgofili, storica realtà scientifica fiorentina, in occasione del G20 dell’Agricoltura. Grandi personalità del mondo accademico hanno dato il loro contributo, confrontandosi sulle diverse fasi di cambiamento dei processi produttivi che permettono di migliorare la sostenibilità dell’attività agricola e quanto questa sia strettamente connessa ai cambiamenti climatici. Ormai è acclarato, quanto questi ultimi siano responsabili dell’incremento delle temperature, di eventi come ondate di caldo, periodi prolungati di siccità, piogge intense, il riemergere di vecchi patogeni e lo sviluppo di nuovi, per affrontare i quali è quanto mai necessario preservare al meglio il nostro pianeta per evitare di andare incontro a danni irreversibili.

Cambiamenti climatici il cui paradigma è rappresentato dalla diminuzione della superficie boscata a causa di danni da eventi estremi quali, incendi, tempeste, dissesti idrogeologici, che portano all’abbandono delle superfici forestali, basti pensare che nel 2020 sono stati distrutti 4,2 milioni di ettari di foreste. È necessario operare una oculata gestione del patrimonio forestale, in maniera tale da permettere la fornitura di un elevato numero di servizi ecosistemici (fondamentale, ma non certamente l’unico, quello della conservazione delle biodiversità), che possono anch’essi contribuire alla sostenibilità ambientale. Anche alla luce di quanto previsto da PNRR, Next Generation EU, Green Deal e dall’Agenda 2030 dell’ONU, che puntano decisamente ad una transizione ecologica, il settore agricolo è chiamato a fare la propria parte e ad orientarsi verso lo sviluppo di prodotti che coniughino sicurezza alimentare, sostenibilità, circolarità e benessere animale.

Quotidianamente ormai sentiamo parlare di sostenibilità, ma a cosa ci riferiamo? Secondo il rapporto Bruntland delle Nazioni Unite del 1987, si intende la “capacità di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri”. Ormai è sempre più chiaro quanto il consumo delle risorse agricole non vada di pari passo con le necessità della popolazione mondiale, come dimostra il fatto che l’Earth overshoot day, o giorno del superamento terrestre, vale a dire quel giorno in cui l’umanità consuma la totalità delle risorse prodotte dal pianeta nell’anno, è caduto il 29 luglio, rispetto al 2020, quando la data indicata era stata il 22 agosto.

Velocità di sfruttamento delle risorse del pianeta che, entro il 2030, potrebbe portare ad un consumo di risorse doppio di quanto la terra produce, tanto che avremmo bisogno, ad oggi, di circa 1,7 pianeti per far sì che l’uso delle risorse possa essere davvero sostenibile.
La sostenibilità deve affrontare due ordini di problemi: da una parte i cambiamenti climatici e il conseguente aumento delle emissioni di gas serra, dall’altra l’aumento della popolazione mondiale, che nelle previsioni dovrebbe raggiungere gli 11 miliardi di abitanti e che l’agricoltura dovrà sfamare. In quest’ottica è necessario adottare nuovi modelli di sviluppo che siano circolari e resilienti (produci – usa -riusa – rigenera -ricicla), in grado di garantire la sostenibilità ambientale dell’agricoltura e distribuire reddito sul territorio.

Anche l’Unione Europea si è inserita in questo solco, con la strategia farm to fork che mira a favorire un consumo alimentare sostenibile e una riduzione degli sprechi, grazie al consumo di cibi sani disponibili a prezzi accessibili, in linea con nuovi modelli di consumo, questo perché il consumatore, attore fondamentale della filiera agroalimentare, è sempre più interessato alla sostenibilità ambientale e sociale del processo produttivo.

Ma quali sono i rapporti che legano i concetti di sostenibilità, resilienza, economia circolare con l’agricoltura?
L’agricoltura è di per sé circolare, si basa su cicli naturali (energia solare, acqua, CO2, nutrienti) e resiliente sin da quando l’uomo ha iniziato a domesticare le piante con la selezione delle migliori tra le specie selvatiche, dando vita all’agrobiodiversità.
La circolarità nel settore agricolo richiede l’utilizzo quanto più consapevole delle risorse delle quali necessita. Per esempio, per quanto riguarda la risorsa idrica è necessario garantirne una buona efficienza d’uso, per questo quanto minore sarà la quantità impiegata per unità di prodotto fresco tanto maggiore sarà l’efficienza. Parametro che è molto variabile grazie alle tecnologie irrigue impiegate, basti pensare al caso del pomodoro, riportato dalla Prof.ssa De Pascale, dove tale parametro varia a seconda delle condizioni di coltivazione. In pieno campo (70 litri/kg di prodotto fresco), in serre ad elevata tecnologia (15 litri/kg), in serre chiuse con recupero dell’ acqua di evapotraspirazione (3 litri/kg).

Altra risorsa è l’energia, responsabile di oltre il 70% degli equivalenti di CO2 immessi in atmosfera, e dell’ 80% della produzione che sfrutta ancora fonti fossili. In un’ ottica di circolarità è possibile impiegare energie rinnovabili o biomasse per la produzione di bioenergia o biocombustibili (biogas, bioetanolo). Rientra in questo filone il progetto GreenFarm, finanziato dal Ministero per lo Sviluppo Economico con la collaborazione del CNR , che vede come capofila, oltre il dipartimento di agraria della Federico II° con la Prof.ssa De Pascale in veste di coordinatrice, Graded S.p.A. e Costruzioni Motori Diesel S.p.A.. Scopo del progetto è l’implementazione dei principi di circolarità attraverso l’efficientamento energetico di una vera e propria azienda agricola e il riutilizzo degli scarti del processo di produzione dell’energia, basato su biomasse lignocellulosiche da colture a bassa richiesta di input. Inoltre, la tecnologia prevede l’impiego di un progassificatore integrato con pannelli fotovoltaici, con il recupero dei sottoprodotti CO2 e biochar che possono essere riutilizzati in azienda rispettivamente per la fertilizzazione carbonica in serra, elemento quest’ ultimo, che ha ridotto l’impronta carbonica delle colture, e come ammendante a chiudere il ciclo.
Contribuiscono alla circolarità del sistema anche l’impiego di plastiche biodegradabili e l’impiego efficiente dei nutrienti, questi ultimi responsabili del 3% del consumo energetico e delle emissioni ma, grazie a tecnologie innovative, efficacemente recuperabili da scarti agricoli, reflui zootecnici o rifiuti urbani.

Per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e per continuare a “pensare sostenibile”, è necessario implementare le tecniche agricole, aumentare l’efficienza produttiva delle piante, migliorarne il valore nutrizionale e costituire varietà che meglio si adattino alle mutate condizioni ambientali e che siano resistenti alle patologie e maggiormente produttive. Un aiuto in questo senso ci viene offerto dalle tecniche di miglioramento genetico che, nel tempo, si sono evolute con lo scopo di produrre varietà genetica e processi di selezione originariamente basata sull’osservazione dei caratteri delle piante coltivate. Rispetto alle classiche tecniche di miglioramento genetico, rappresentate dalla selezione fenotipica e dall’ibridazione sessuale inter – intraspecifica, si è passati a metodiche molecolari con l’impiego di marcatori. Altre tecnologie sono rappresentate da mutagenesi, colture in vitro (generazione di un ibrido somatico, appartenente a cellule di due specie diverse, caso ad esempio della patata coltivata e di una specie selvatica Solanum commersonii resistente a freddo e patologie, dove la fusione tra le due specie ha permesso di ottenere un ibrido con caratteristiche nuove che fonde i caratteri ottenuti dalla specie coltivata e da quella selvatica.)

Possono venirci in aiuto l’ingegneria genetica classica(utilizzata nel caso degli OGM), con tecniche di transgenesi, intergenesi, cisgenesi o l’ingegneria genomica e le tecniche di genome editing (correzione del genoma). Inoltre è possibile quantificare la sostenibilità ambientale grazie al calcolo dell’impronta carbonica (carbon footprint) e di quella idrica (water footprint), LCA, ecc. che permettono, tramite accurate valutazioni, la riduzione degli input necessari per i vari modelli agricoli. Per far sì che l’agricoltura sia veramente sostenibile è necessario che tutti gli attori (o per meglio dire gli stakeholders) facciano la propria parte, a cominciare dai noi consumatori a cui spetta il compito di guidare tale “rivoluzione sostenibile” nelle scelte alimentari quotidiane e nei nostri stili di vita, orientandoci realmente verso una maggiore consapevolezza ambientale. È quanto mai fondamentale considerare che il nostro pianeta sta andando incontro a un rischio sempre più elevato di depauperamento delle proprie risorse agricole e non solo, dal quale potrebbe essere difficile tornare indietro.