LA FISARMONICA

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
LA FISARMONICA

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Era tardi la sera e Silvestro entrò in pronto soccorso cercando il medico che lo aveva visitato la mattina e prescritto un esame. Nella mano destra teneva una busta chiusa che conteneva il referto delle analisi ed era in ansia per il risultato. Chiese a un infermiere se il medico che lui cercava stava ancora lavorando. Non ebbe risposta. Decise di aspettare. Viveva una profonda angoscia perché da qualche tempo non riusciva a tenere bene la fisarmonica tra le braccia e le dita delle mani non si muovevano veloci come un volta. Dopo un po’ di tempo che suonava si sentiva quasi impedito nei movimenti e gli si piegavano le gambe. Silvestro era un virtuoso della fisarmonica, straordinario come musicista e quando suonava riusciva ad incantare tutti. Le sue mani volavano sulla tastiera della fisarmonica ad una velocità incredibile e ne uscivano delle note e della musica magica.

Il suono dello strumento entrava nel cervello e nel cuore dei presenti che lo ascoltavano. Talvolta la gente smetteva di ballare solo per godersi lo spettacolo di lui che teneva tra le braccia lo strumento e lo stringeva a sé, sembrava che facesse parte del suo corpo e che si muovesse con lui. Silvestro faceva parte di un ristretto gruppo di musicisti ed era considerato una delle più grandi e influenti personalità in campo musicale nella sua regione. Veniva chiamato a esibirsi ovunque. E ora si sentiva molto stanco. All’inizio gli sembrò di avere meno forza alle gambe e poi alle braccia. La cosa lo preoccupava anche perché ultimamente si era accorto che inghiottiva anche con difficoltà e per questo preferiva nutrirsi con frullati di frutta e altre cose tutte semisolide o liquide.

Una mattina alla fine delle prove per lo spettacolo si decise ad andare in ospedale. Quando arrivò in pronto soccorso aveva il volto stanco e preoccupato. Il dottore di turno lo salutò e lo invitò a seguirlo in una stanza dove lo fece sdraiare su un lettino per visitarlo e capire che cosa fosse successo. “Mi dica Silvestro” chiese il dottore. Silvestro lo guardò con i suoi occhi celesti poi abbassò lo sguardo e in maniera molto timorosa, cercando di inghiottire un po’ di saliva che quasi gli impediva di parlare: “Mentre suonavo la mia fisarmonica ho sentito che mi mancava la forza alle braccia e alle mani e avevo difficoltà a continuare lo spettacolo. Questo disturbo è iniziato da qualche tempo alle gambe, alla sinistra per essere preciso, dove mi pareva di avere come dei formicolii e poi lentamente si è esteso alle braccia da tutte e due le parti. Pensavo che si trattasse di un po’ di stanchezza.

Avevo notato da tempo che insieme alla diminuzione della forza, i miei muscoli si riducevano di volume e a questo peggioramento si accompagnava la presenza di movimenti spontanei muscolari improvvisi”. “Probabilmente era una sua sensazione quella di sentire i muscoli che si muovevano” disse il dottore. “No dottore questa cosa la vedevo particolarmente quando ero nudo e mi guardavo allo specchio”. “Mi sembra che abbia perso anche massa muscolare” disse il medico. “Si, i miei muscoli sono la metà di quelli che avevo un anno fa”. “Ha anche difficoltà a parlare?”. “Si, rispose Silvestro e anche un po’ ad inghiottire, me la cavo mangiando tutto liquido o semisolido”. Il medico lo visitò e dopo disse: “Credo di aver capito di cosa si tratta, dobbiamo solo dimostrarlo e per questo le devo fa fare delle analisi specifiche”. “Quali analisi devo fare dottore?” chiese Silvestro. “Deve fare un esame che studia la conduzione nervosa a livello degli arti sia superiori che inferiori, si chiama elettromiografia, così vengono studiati anche i muscoli. Dopo che avrò visto la risposta sarò più preciso”. “Perché dottore cosa pensa?… È una cosa grave? Potrò continuare a suonare la fisarmonica?”.

Il dottore lo guardò e dopo un po’ chiese: “Per te Silvestro cos’è la musica, cosa provi a suonare la fisarmonica?”. “La musica, rispose Silvestro, per me è la vita, è un grande amore che se dovessi per qualche modo perdere, sarebbe come smettere di respirare e di amare. Ogni volta che tocco la mia fisarmonica e la faccio vibrare è una emozione sempre diversa a cui non so resistere”. Silvestro seduto in un angolo del pronto soccorso ricordava le parole del medico che lo aveva visitato la mattina. Aveva fatto nel pomeriggio l’esame sui muscoli e aveva la risposta. Improvvisamente vide uscire dalla porta principale del pronto soccorso il dottore che aveva appena finito il turno pomeridiano e lo chiamò: “Dottore le ho portato la risposta dell’esame che mi aveva ordinato”.

Il dottore, molto stanco, si fermò per gentilezza, aprì la busta e lesse attentamente le conclusioni. Poi si rivolse a Silvestro: “Si tratta di una forma degenerativa dei nervi che porta ad una paralisi dei muscoli, inizia dal midollo spinale e si manifesta con deficit di forza e riduzione della massa muscolare fino ad arrivare alla paralisi anche dei muscoli respiratori. Non si può bloccare la progressione della malattia e non ci sono cure. Mi dispiace”. Silvestro lo aveva già capito perché sentiva che le sue condizioni stavano peggiorando giorno dopo giorno. Tornò a casa e andò subito dalla sua fisarmonica, la prese in collo con difficoltà e con ancora più difficoltà cercò di fare uscire un suono, chiuse gli occhi e pensò a quello che aveva fatto con lei, senti gli applausi della gente, le grida durante gli spettacoli e a lei che si muoveva con lui come in un atto di amore. La mise nella sua camera coperta da un manto rosso e piangendo si rese conto che la sua fisarmonica sarebbe morta con lui.