LA GRANDE BELLEZZA CHE SALVERÀ IL MARE

L’arte come deterrente all’illegalità. La strategia di un pescatore toscano per combattere il fenomeno della pesca a strascico e i suoi effetti devastanti sulle specie marine.

AMBIENTE
Pamela Preschern
LA GRANDE BELLEZZA CHE SALVERÀ IL MARE

L’arte come deterrente all’illegalità. La strategia di un pescatore toscano per combattere il fenomeno della pesca a strascico e i suoi effetti devastanti sulle specie marine.

“Se muore il mare muore anche il pescatore. Non si può solo togliere, si deve anche dare”. È questo il mantra di Paolo Fanciulli, pescatore toscano, che da oltre quarant’anni lo accompagna nelle acque della costa maremmana. E che da oltre trenta lotta per proteggere le specie marine dalle minacce dalla pesca a strascico. Oggi, grazie a lui, imponenti sculture in marmo di Carrara punteggiano i fondali marini lungo un tratto vicino alla città di Talamone. Un totale di 39 pezzi che già riposano sul fondo del mare, molte ricoperte da uno spesso strato di alghe, altre in lavorazione.

Le origini e l’evoluzione del progetto
Le conseguenze della pesca a strascico sono disastrose: inaridimento dei fondali marini e un progressivo e preoccupante esaurimento degli stock ittici. Un campanello d’allarme Paolo ha udito e che lo ha spinto all’azione.
Quello di utilizzare statue come deterrente a questa attività illegale è un metodo sperimentato già da tempo in varie zone costiere da ambientalisti e autorità locali per ripristinare una ricchezza e varietà in costante diminuzione. Ma Paolo è andato oltre: nel 2006 ha avviato una proficua collaborazione con le autorità locali, proponendo di gettare in mare dei blocchi di cemento come dissuasori: le reti si impigliano e, se non vengono prontamente liberate, fanno colare a picco i pescherecci. Eppure, col tempo, questo sistema si è rivelato non sufficiente a impedire la pratica illegale, risultando i massi troppo dispersi e quindi inadeguati per danneggiare le reti. Ecco allora che il pescatore ha avuto un’altra idea: calare sul fondo del mare delle sculture di marmo, procurandosi il materiale da Franco Barattini, presidente della celebre cava utilizzata da Michelangelo. Di un centinaio di blocchi, quasi la metà è stata scolpita in forme di notevole bellezza. Da questi pezzi funzionali ed esteticamente attraenti nel 2013 è nato il parco delle sculture sottomarine denominato “La Casa del pesce” e l’omonima associazione senza scopo di lucro.

Il fenomeno annoso della pesca illegale a strascico
Paolo e altri pescatori locali hanno sposato un concetto di pesca sostenibile, ispirata al concetto secondo cui se danneggiano l’ecosistema perdono la loro principale fonte di reddito. Il contrario di quello della pesca strascico che invece dalla distruzione dell’ecosistema marino trae la sua redditività.

Il fenomeno illegale è diffuso nella costa maremmana (ma non solo) almeno dalla fine degli anni Ottanta quando Paolo ha cominciato a notare i suoi segni inequivocabili vicino alla sua città natale di Talamone. Ed è da allora, che cerca di combatterlo. Diventando per molti un eroe locale (noto come Paolo il Pescatore) ma anche rischiando la vita contro i pescherecci illegali, legati a organizzazioni mafiose che controllano impunite i mercati ittici.

Seppure la pesca a strascico sia vietata entro tre miglia nautiche dalla costa italiana, è difficile da sconfiggere, mancando controlli capillari da parte delle forze dell’ordine.
Le reti non solo catturano la preda ma raschiano anche il fondale marino, annientando specie animali e vegetali come Posidonia, detta anche “erba di Nettuno“. Si tratta di un ‘alga diffusa sulla costa maremmana che funge da vivaio per la vita marina della zona, luogo di elezione per aragoste e orate che vi depongono le uova. E che contribuisce anche all’assorbimento di una gran quantità di CO2: una cifra annua 15 volte maggiore rispetto a un appezzamento della foresta pluviale amazzonica.

Il ruolo del parco delle sculture nel contrasto alla pesca illegale
Il progetto di Paolo, ha ottenuto risultati incoraggianti: la sua baia locale è ora al sicuro, la pesca a strascico illegale è stata bloccata e le sculture hanno incoraggiato un ripopolamento delle acque da parte di diverse specie marine: la Posidonia, i pesci, le aragoste e le tartarughe.
Con la pesca a strascico illegale ancora diffusa nelle aree più a monte della costa, ancora non protette, Paolo vuole ampliare il suo progetto e continuare la sua missione. Facendo della Casa del Pesce un noto museo sottomarino, un’attrazione culturale per i visitatori, sub e amanti di snorkeling.
Quanto resta dei blocchi di marmo sarà probabilmente sufficiente per gli anni a venire, poiché il trasporto e il posizionamento in mare è un processo lungo e costoso.

Tra i sogni di Paolo c’è l’inserimento nel parco di una cinquantina di sculture che, repliche di anfore romane, diventino una casa naturale per i polpi.
E allora non resta che dirgli buon vento per questa avventura, augurandoci che venga presto realizzato non solo il suo sogno, ma anche il nostro. Quello di un mare sano, sostenibile e bello.