LA GREEN REVOLUTION PASSA DALLA CANAPA

Un ritorno al futuro. Dopo mezzo secolo di obsolescenza, la Canapa Sativa torna ad essere protagonista della filiera agricola e industriale, nel nome dell’ecologia e dell’innovazione.

AMBIENTE
Francesca Tomassini
LA GREEN REVOLUTION PASSA DALLA CANAPA

Un ritorno al futuro. Dopo mezzo secolo di obsolescenza, la Canapa Sativa torna ad essere protagonista della filiera agricola e industriale, nel nome dell’ecologia e dell’innovazione.

Canapa che passione. Rustica, versatile, economica, questo l’identikit della canapa sativa, coltura che da qualche anno è tornata prepotentemente sulla scena agricola nazionale, e non solo. Oggi come allora, della canapa non si butta via niente – dal fiore al canapulo, alle radici ai semi- e, mai come oggi, all’orizzonte si profilano nuovi e inaspettati utilizzi. Una seconda giovinezza per questo vero e proprio tesoro verde che prende le distanze da decenni di pregiudizio e ghettizzazione e trova applicazione nei più svariati ambiti produttivi. Dalla farmaceutica, all’alimentare, passando per il tessile e, nuove frontiere, l’edilizia e la petrolchimica, la canapa sativa potrebbe, e dovrebbe, diventare la protagonista di una filiera incentrata sul rispetto dell’ambiente e la salute.

Un modo di concepire l’agricoltura e i suoi derivati, che non può, e non vuole, continuare ad essere sfruttamento indiscriminato delle risorse e che racconta un rapporto con la terra fatto di cura e quotidiano rispetto, risparmio ed economicità. A riscoprire questa antica coltura, l’Italia fino a metà del Novecento era la prima produttrice mondiale di fibra di canapa, tanti giovani imprenditori che hanno deciso di (ri)avvicinarsi alla terra e alla produzione industriale in modo innovativo e consapevole. «Per noi –racconta Emilio Petrucci Garcia, Ceo di Hesalis startup ternana sulla Cannabis- è iniziato tutto nel 2015. Purtroppo Terni, e il suo territorio hanno un elevato indice di inquinamento ambientale. L’idea di partenza è stata cercare, laddove possibile, di ripulire e restituire alla città porzioni di verde incontaminato. Per farlo abbiamo scelto la canapa e le sue capacità di “fitorimediazione”. Ne è nato Re-viride, rinascere dal verde (menzione speciale al Re-generation challenge  lanciato da ERG), un progetto di bonifica dei terreni da sostanze inquinanti e metalli pesanti». Da allora, Hesalis non si è più fermata. Accanto a ettari ed ettari seminati a canapa, si è sviluppata la ricerca su nuovi e possibili campi di applicazione. In particolare nell’edilizia e della petrolchimica.

«L’utilizzo industriale che si può fare della cannabis sativa è estremamente ampio –continua Petrucci-  la realizzazione di prodotti innovativi che prendono spunto dalla tradizione oggi è sempre più variegata. Non ci siamo inventati nulla, basti pensare che già nel 1941 Henry Ford propose la sua Hemp Car (auto di canapa ndr). Si tratta di riavvolgere il nastro e ripartire avvalendosi però delle nuove conquiste della ricerca tecnologica». Un connubio che in campo edile ha prodotto vernici, pannelli isolanti, intonaci, mattoni. Leggeri, traspiranti, antisismici, termoregolatori. Esempio concreto di questa nuova frontiera della bio architettura, il Museo della Canapa a Sant’Anatolia di Narco dove i nuovi Laboratori di Tessitura nei locali adiacenti alla sede museale sono stati ristrutturati con un intervento di bioarchitettura in canapa e calce che ha ottenuto il marchio Green Heart Quality. «In questi mesi –chiude  Petrucci- stiamo lavorando a due nuovi progetti. Il primo riguarda la produzione di carta. Insieme a New Fibra di Matteo Mancinelli, abbiamo messo in piedi un impianto pilota a Fabriano, il primo in Italia a progettazione indipendente. Il secondo riguarda la produzione di bioplastiche di canapa. La produzione è già iniziata, siamo alla ricerca  di partner, piccoli e grandi, che possano distribuire il prodotto o anche trasformarlo in qualcosa di innovativo e di alto valore».